Nessuno mi può giudicare (ma su Goodreads sì) #editoriale

Vi piacerebbe leggere un tomo di critica letteraria per decidere il prossimo romanzo da comprare in libreria?
Non a me – unitevi al mio coro con voci squillanti, o non-studenti di Lettere, Filosofia e Lingue e Letterature straniere!
Durante una visita in libreria, mi sono trovata per sbaglio di fronte a quegli scaffali, sui quali campeggiava il cartello “Critica Letteraria”. La libreria in questione è fornita di materiale HD specialistico per universitari e cultura mainstream e vi sono avvenuti famosi incontri di street-fight (come quella volta in cui una laureanda di anglistica ha sfidato una intrepida fanciulla che stava acquistando “Cime Tempestose di E. Bronte – il libro preferito di Bella Swann”).
Di fronte alla parete di critica, mi sono chiesta se fossi riuscita  a entrare per caso nella Stanza delle Necessità, ma dopo 0,35 secondi di buffering ho constatato che la mia alfabetizzazione attraversa vie più triviali della psicanalisi letteraria.
E ora ripetiamo, con una piccola ma importante modifica, la domanda: vi piacerebbe scrivere un tomo di critica letteraria?
Fino a qualche tempo fa avrei risposto: purtroppo (o per fortuna) non siamo tutti dei Mario Praz! Mario_Praz
Poi Goodreads mi è piombato tra capo e collo. Mi sono iscritta con l’innocenza di chi è nato negli anni ottanta e non si sente completamente a suo agio sotto-social e ho accumulato una considerevole quantità di “want-to-read books”, sfruttando quel database che mi ha letto dentro come nessun commesso della Mondadori potrebbe fare. Subito dopo, ho aggiornato la lista dei “read books” e mi sono sentita felice. La mia autostima si è concessa un’auto-laude che ha sfiorato la tracotanza (“Ricordo di aver letto ben 82 libri! Dieci di più di quella stronza che prendeva sempre 10 a letteratura! E quest’altro che si sente tanto intellettuale ha il coraggio di selezionare Eragon?!”).
Dopo la piatta esperienza delle stelline, finalmente ho incontrato le Reviews. Ne delineo un esempio – la cui lettura è consigliata in compagnia di un adulto:

Misscampeador alle ore 14:58 del 30/09/14 scrive: Duole constatare, al termine delle lettura di questo romanzo, che l’unica fase davvero creativa e propositiva data dall’autore in questa sua produzione è il titolo. Creativa, in quanto il titolo “Nascita” cosituisce un vero e proprio ossimoro eliso, non aggettivale, con il sottotitolo, “La morte”, pochi centimetri al di sotto sulla copertina rigida. Propositiva, in quanto l’invito è esplicito e carico di significato, teso nelle brevità delle tre sillabe, una scultura minimalista che chiede al lettore, donna o uomo, di ripensare alla propria nascita o a coloro a cui loro, metaforicamente, danno la vita. Per il resto, questo testo delude e segna la parabola calante di un autore che aveva estratto preziosi gioielli dalle profondità del proprio subconscio…

Misscampeador, questo è una domanda seria: è stato il CAPTCHA a far scattare il tuo talento, questa profondità di vedute?
Ironia a parte, la democrazia con la quale Goodreads si costruisce sulle recensioni dei lettori è ammirevole, tuttavia mi chiedo se un sito con cotanta community non rischi di provocare un attacco di panico in un autore che non sia esattamente un mostro sacro.
Mi sono chiesta: ma è davvero questo ciò che la letteratura, i libri, sono per i lettori?
Leggiamo perché siamo o vogliamo sentirci dei critici letterari? Dopotutto, grazie a Goodreads ognuno può trasformare le proprie opinioni in aforismi virgolettati. A mio parere, i giudizi scambiati tra amici o all’interno di un circolo di persone che si conoscono e si esprimono come persone, e non come profili, costituiscono un consiglio di lettura di diverso genere. E anche di diversa utilità.
La forma delle recensioni di Goodreads ricorda infatti quella delle valutazioni effettuate dagli utenti sui prodotti di Amazon: nel caso dei libri però si tratta di “oggetti” la cui esperienza può essere tutto fuorché oggettiva. (E vogliamo parlare dell’affidabilità? Il modello e-Bay con i profili di affidabilità dei venditori si possono applicare anche ai recensori?)
Nella stessa stanza possono trovarsi l’esperta di Dickens e la fan di Stephanie Meyer: corrono il pericolo di menarsi magari, ma noi tutti possiamo mantenere il nostro punto di vista e sorridere dell’oggetto della loro passione. Ma cosa succede se l’una e l’altra si iscrivono al social ed impiegano un pomeriggio nel cesellare e formattare un’opinione che manco Dacia Maraini?
Non succede niente.marzullo-2
Ecco, appunto.
Gigi Marzullo non vi chiederà un appuntamento.
Non vi farete vedere di più se sfornate 89 recensioni al mese su goodreads.
Oppure sì: ma vuoi mettere una bella rissa alla Feltrinelli?

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