Il Natale si tinge di giallo: Agatha Christie e il Christmas pudding

Buon appetito, Agatha Christie!

Non so voi, ma a me il periodo natalizio fa sempre venire voglia di leggere un bel giallo, di quelli classici, da caminetto acceso e tazza di tè fumante a lato. Sarà forse per le riunioni di famiglia che creano quel clima intimo, raccolto e…saturo di tensioni e acredine. Il clima ideale per un bell’omicidio sotto l’albero. Pensateci: la situazione è ideale per un giallo. Tutti sono riuniti nella sala da pranzo, ci si scambiano regali, chiacchiere e frecciatine, ci si siede a tavola, qualcuno si alza per andare in bagno…non ci vuole molto a immaginare che all’improvviso un urlo rompa il chiacchiericcio e che la scoperta di un cadavere al piano di sopra faccia andare di traverso il panettone a tutti. Gli ospiti si guardano attoniti, si accusano l’un l’altro, si scrutano con sospetto: chi sarà il colpevole?

Del resto se si dice che in periodo natalizio si registra un aumento del tasso di omicidi e suicidi, un motivo ci sarà. Tutti quegli interminabili cenoni, quelle chiacchiere di circostanza con parenti che se si vedono una volta l’anno è già troppo, quei regali mai azzeccati che bisogna accogliere con il sorriso sulle labbra…diciamolo, c’è chi uccide per molto meno!

Sicuramente non sono l’unica a subire il fascino dell’accoppiata Natale-crimine, almeno a giudicare dalle numerose variazioni sul tema in cui si sono cimentati autori del calibro di Conan Doyle, Rex Stout e Georges Simenon. E fra i tanti che hanno scelto di ordire le loro trame delittuose proprio sotto le feste, non poteva naturalmente mancare lei, la signora del crime novel, la più classica degli autori di gialli: Agatha Christie.

L’idea è intrigante perché al fascino della narrativa della Christie, con i suoi enigmi e i suoi intrecci così sapientemente congegnati, unisce le delizie e i sapori di un vero Natale inglese. Già, i sapori; perché, per quanto vituperata, la cucina d’Albione vanta una tradizione ricca e antica, scandita da riti e usanze ben precise. E Agatha Christie ne sapeva qualcosa.

La regina del mistero, infatti, sapeva apprezzare i piaceri della tavola e del mangiar bene. Hubert Gregg, regista teatrale che negli anni Cinquanta mise in scena Trappola per topi, ricorda così il suo primo incontro con l’autrice all’hotel Savoy di Londra:

«Non avevo mai visto una donna mangiare con tanto appetito e un piacere così palese»

Non solo: come sottolineano Anne Martinetti e François Rivière, autori di Creme & crimini, che raccoglie le ricette deliziose e mortali della Christie, “esiste un curioso legame tra la scrittura di gialli e il cibo”, un’affinità grazie alla quale un piatto apparentemente innocuo può contribuire a delineare un’atmosfera, caratterizzare un personaggio e finanche trasformarsi nell’arma del delitto.

Creme & crimini

Pensiamo a un personaggio come Hercule Poirot, il detective protagonista di tante avventure della Christie, caratteristico sotto molti aspetti, in particolare quello gastronomico: Poirot è un grande estimatore della buona tavola, diffidente nei confronti della cucina inglese e, da vero belga, ghiotto di cioccolata e di lumache. Miss Marple, dal canto suo, intrattiene le sue ospiti del Club del Martedì Sera con ricevimenti a base di tè, crostini, scones e…misteri. Del resto, basti leggere la minuziosa descrizione della colazione ordinata dalla nostra anziana ma energica detective in Miss Marple al Bertram Hotel:

«La colazione che Miss Marple aveva ordinato arrivò cinque minuti dopo. Sul grande vassoio c’erano una teiera panciuta, del latte cremoso, un bricco d’argento colmo d’acqua calda, due belle uova in camicia sui tostini e due rondelle di burro modellate a forma di cardo, miele, marmellata d’arance e due pagnottelle rotonde d’aspetto delizioso. Miss Marple diede mano al coltello, fiduciosa.»

Si può forse dubitare dell’autentico piacere che la Christie deve aver provato nel descrivere con tanta cura le portate servite a Miss Marple?

Angela Lansbury as Miss Marple Poirot a tavola

Qui si chiude il nostro cerchio: Natale, mistero e cibo. Una combinazione davvero gustosa, che ritroviamo nella raccolta di racconti Appuntamento con la paura. In sede di prefazione, la Christie paragona il suo libro a un pranzo di Natale:

«Questo libro è come un pranzo di Natale preparato da un vero chef. E lo chef sono io! E il piatto forte è L’avventura del dolce di Natale.»

In questo racconto troviamo tutti e tre gli ingredienti che abbiamo visto poco sopra – c’è il mistero di un gioiello scomparso, c’è “un tipico Natale inglese” in un’elegante casa di campagna (che il freddoloso Poirot sarebbe ben felice di evitare) e soprattutto c’è il piatto forte, fulcro del mistero e ghiottoneria emblema della cucina inglese: il Christmas pudding. “NON MANGIATE IL PUDDING SE TENETE ALLA VOSTRA VITA” dice il biglietto che Poirot trova in camera sua la vigilia di Natale; ed è proprio all’interno del Christmas pudding che il giorno dopo viene trovato un pezzo di vetro rosso che assomiglia a un grosso rubino. Ed è forse per una strana coincidenza che l’indomani un cadavere viene rinvenuto a insanguinare la neve del giardino?

Christmas Pudding

Tutto, in questo racconto, sembra ruotare intorno al dolce di Natale, che troneggia sulla tavola e sulla trama della vicenda, tanto maestoso e seducente che perfino Poirot, sempre reticente nei confronti della gastronomia britannica, ignorerà l’avvertimento e cederà alla tentazione di assaggiarlo; e sempre dal dolce arriverà la chiave di tutto il mistero. E non è certo la prima volta che il cibo, spesso i piatti preferiti della Christie, giocano un ruolo fondamentale nelle sue storie. A volte è la golosità di un personaggio per una particolare pietanza a determinarne la sorte fatale; a volte i piatti sembrano ‘parlare’ dei personaggi che li cucinano e li assaggiano e forniscono indizi decisivi; a volte la morte irrompe improvvisa proprio durante i pasti, profanandone il carattere quasi sacro e rituale. In ogni caso, traspare l’interesse e la passione che la Christie riservava all’arte culinaria, consacrandone il ruolo di agente attivo, mai di elemento di sfondo, nelle sue narrazioni e in generale nella vita.

Se questa lettura vi avesse fatto venire un certo languorino e se vi avesse messo voglia di provare i sapori di un autentico Natale inglese, di seguito troverete la ricetta del Christmas pudding. È un po’ laboriosa, ma quale stagione migliore se non quella natalizia per passare giornate a impastare e mescolare nel caldo della cucina di casa?

Non mi resta che augurarvi un felice Natale in giallo e aggiungere, citando Jeffery Deaver dalla presentazione di Creme & crimini:

«Leggete con gioia, cucinate con passione e, cosa più importante, buon appetito!»

Ingredienti:

200 g margarina

350 g uvetta secca di Corinto

200 g uva sultanina

200 g uva passa

50 g di canditi misti

25 g di mandorle tritate

175 g farina

2 cucchiaini di spezie miste in polvere (chiodi di garofano, cannella, zenzero)

1 cucchiaino di noce moscata in polvere

175 g di briciole di pane fresco (pane al latte, senza crosta)

700 g di zucchero di canna

2 uova grosse, sbattute

la buccia ed il succo di 1 limone

1 cucchiaio di melassa

4 cucchiai di latte

2 cucchiai di brandy

1 stampo da budino dalla capacità di 1 litro

carta oleata

agrifoglio per decorare

1 cucchiaio di brandy per flambare

Preparazione: Imburrate lo stampo da budino con abbondante burro ed a parte anche un foglio doppio di carta oleata che vi servirà poi da coperchio per il pudding. In una ciotola grande mescolate tutti gli ingredienti con un cucchiaio di legno per circa 5 minuti fino ad ottenere un composto omogeneo e riempite con questo la forma imburrata. Pareggiate la superficie che deve rimanere al disotto del bordo per circa 2,5 cm e coprite con il doppio foglio di carta oleata (la parte imburrata rivolta verso l’interno) ben ripiegato tutt’intorno al bordo e legato con dello spago da cucina.

Mettete il pudding in una pentola e aggiungete dell’acqua calda in modo che ricopra la forma per 1/3. Coprite col coperchio e fate cuocere a fuoco bassa per circa 6 ore non dimenticando di aggiungere sempre l’acqua calda che mano a mano evapora. Trascorso questo tempo, togliete il pudding dall’acqua e fate raffreddare. Sostituite poi il coperchio di carta oleata con un altro che legherete come il precedente. Conservate il pudding in un luogo fresco e arieggiato.

La mattina di Natale riscaldate il pudding per circa 2 o 3 ore con lo stesso metodo che avete usato per la prima cottura, ricordandovi di sostituire di tanto in tanto l’acqua che evapora. Quando è ben caldo, rovesciatelo sul piatto di portata, decorate con l’agrifoglio, versate sulla cima un cucchiaio di brandy riscaldato in un pentolino e flambate (infiammate) a tavola. È tradizione inserire nel composto del dolce delle monetine, avvolte nella carta d’alluminio, che porteranno fortuna a chi le troverà il giorno di Natale. C’è anche chi inserisce un anello, premonitore di matrimonio entro un anno, oppure ditali e bottoni, che invece “condannano” le signore a rimanere zitelle.

 

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