“Risvegli” di Oliver Sacks #recensione

Specifiche tecniche

Titolo originale: “Awakenings”
Lingua originale: Inglese
Anno di pubblicazione: 1973
Editore italiano: Adelphi
Colori disponibili: Verdolino, violetto
Connettività: Empatica
Dimensioni:
Pagine: 513 (comprese le note)
Peso: 458 g
Spessore:
Copertina: Flessibile
Espansione memoria: paradossale
Formato ebook: Disponibile
Funzioni avanzate: una strana finestra


 

risvegli

 “Ma nessuna scala, nessun regolo, nessuna misura può operare se non opera personalmente, in modo vivo. La postura, possiamo dire, è un riflesso della gravità e di altre forze fisiche e fisiologiche che agiscono su una persona; è la risultante e l’espressione di tali forze; ma è una rappresentazione ed espressione individuale, un’espressione attiva e assolutamente personale, e non puramente qualcosa di meccanico o matematico. Ogni postura, oltre a essere meccanica e razionale, è unica e personale: ogni postura è un “io”, non meno che un “esso”. Ogni postura, ogni azione, è soffusa di sentimento, di grazia (…) Ed è precisamente questo che manca nel parkinsonismo.”

La postura: la mia, la vostra, quella dei malati del morbo di Parkinson. Se esiste un “io”, perché dovrebbe risiedere in quell’effimero concetto di anima e non nel modo in cui teniamo la schiena?

Non dobbiamo questa intuizione a un guru della scienza della scoperta (si chiama così?) o da un maestro haiku in preda a scrittura compulsiva a paragrafi multipli. Si tratta di un medico, un neurologo americano, che alla fine degli anni sessanta ha somministrato il farmaco Levodopa, allora sperimentale, su pazienti affetti da parkinsonismo e ricoverati da decenni nel cronicario dove lavora. Questi pazienti sono i protagonisti del libro “Risvegli”; ad ognuno è dedicato un capitolo-biografia, nel quale il dott. Oliver Sacks racconta della loro nascita, dell’infanzia, della giovinezza e della malattia. Nell’introduzione, Sacks richiama la dimenticata epidemia di febbre encefalica degli inizi del 1900 che uccise milioni di persone e ne rese invalidi decine di migliaia (nel nostro mondo Occidentale, non in Africa o in India). Gli invalidi, “postencefalitici”, a distanza anche di anni dall’infezione, mostrarono sintomi psichiatrici o neurologici che si evolvettero inesorabilmente all’immobilità del morbo di Parkinson. Oggigiorno, conosciamo il Parkinson come la malattia neurodegenativa dell’anzianità, questa storia ci appare dunque un po’ strana e distante, soprattutto per essere il racconto di un medico, dei malati e un farmaco che dopo decenni li libera dai sintomi del Parkinson.

La rilevanza scientifica c’è, come anche c’è la poesia e l’introspezione. L’opera di Sacks non è un cocktail ma un equilibrato resoconto “fenomenologico”, che rappresenta la malattia come “esistenza”. Non ne siamo avvezzi e questa diventa materia da romanzo. Dopo duecento anni, la parola “romanzo” acquista di nuovo tinte fosche, da millantazione, se associato a un libro di medicina (perché proprio non parla d’altro). Se Oliver Sacks è un pazzo, lo è anche Aleksandr Lurija, storico neuropsicologo le cui scoperte sono studiate nelle facoltà di Medicina, Psicologia e Scienze. Sacks lo cita così:

“Una volta domandai a Lurija quale fosse per lui la cosa più interessante del mondo. Rispose: “Non posso esprimerla in una sola parola, devo usarne due. Dovrei parlare di “scienza romantica”. Fondare o rifondare una scienza romantica è stata la speranza di tutta la mia vita”.

Un punto di vista tanto eretico quanto interessante, sperimentato da grandi clinici… ed, in questo caso, diventato un bestseller.

 

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