Jogging con il vichingo puntata 2 #inedito

Tre uomini si sedettero di fronte a Mr Smith.

Il rumore della porta e quello delle sedie coprirono i saluti. Al centro si accomodò il produttore Alan Crane, che aveva sfornato, con serrata ricorrenza, telefilm fantasy-romantici che avevano reso gli ultimi cinque anni negli anni d’oro del romantico-fantasy.

Secondo un modo di procedere poco ortodosso ma redditizio, per la sua scorrevolezza, il romanzo sulla scrivania di Mr Smith gli era stato consegnato in versione integrale, affinché le sue impressioni diventassero le indicazioni per gli sceneggiatori. Le ultime uscite di Mr Crane erano le stesse di Mr Smith e per entrambi avevano rappresentato i loro più grandi successi: casse piene, pubblico adorante. Per questo, Mr Crane riponeva piena fiducia nel regista, tanto che non era rimasto per niente turbato dalle voci che riportavano una presunta relazione con la sua ex-moglie. Questo romanzo aveva una narrazione robusta che gli era valsa la vendita su larga scala, il rapido diffondersi su numerosi mercati linguistici. Mr Smith avrebbe elevato le radici del libro, nelle quali milioni di lettori erano rimasti invischiati, a un labirinto celeste da cui nessuno spettatore sarebbe potuto uscire – mai più.

Accanto a Mr Crane, si era seduto l’agente dell’autore del libro in ballo, il romanzo fantasy, screziato di storia, noir e romanticismo che aveva dominato le classifiche dell’ultimo anno. L’agente era un bel ragazzo dall’aria brillante e dinamica, che non stonava come terza voce nel duetto che Mr Smith e Mr Crane si apprestavano ad eseguire intorno al best-seller da trasformare in cult.

Tuttavia, il terzo nuovo arrivato, accomodatosi alla sinistra di Mr Crane, fu squadrato dal regista con disappunto: non amava discutere delle fasi delicate di tagli e modifiche al lavoro di un altro di fronte ad uno sconosciuto. Mr Smith strinse una mano grande e paffuta e gettò uno sguardo al sobbalzo della panzona quando quello si sedette. I capelli biondi ed appiccicati, la t-shirt indossata sotto alla giacca e le converse rosse, assolutamente inadatte a quei lunghi piedi, potevano significare una cosa soltanto, e tre o quattro sue declinazioni – un appassionato di romanzo fantasy, il presidente di un comitato di fans, il nipote dell’autore e depositario della sua viva volontà, un chiappone esperto di effetti speciali e scenografie digitali con manie da regista. Se Mr Crane lo aveva portato con sé, era assai probabile che quel tipo portasse soldi, e molti, per cui Mr Smith avrebbe dovuto accettarlo (senza per questo rinunciare ad essere se stesso e a consigliargli un buon nutrizionista).

“Mr Smith. Non perdiamoci in convenevoli e procediamo. Ci esponga a caldo le sue impressioni su questo romanzo.”

Non vi erano stato convenevoli, tuttavia tutti annuirono in risposta alle parole di Mr Crane, tranne il ciccione. Il regista appoggiò le spalle allo schienale, lasciando scivolare la pelvi in avanti. Sorrise e strizzò gli occhi, come ad ostentare la gratitudine per tanta fiducia, quindi schiaffò il palmo della mano sulla copertina del libro.

“Questa è merda, signori. Ma che dico, non è merda pura, è sterco misto a sabbia e detriti. Lei non si offenderà di certo, agente, in quanto questo libro è fonte di guadagno per molte persone, lei compreso e anche noi. Non deve ricevere molti commenti schietti e forse questo le renderà più appetibile il mio punto di vista.”

Mr Smith intercettò lo sguardo del produttore e vi lesse una fulminea scheggia di vermiglia incredulità. Ciò lo allarmò, ma soltanto per un secondo: forse non si aspettava un incipit tanto brusco… ma tanto valeva mettere le carte in tavola. Non avrebbe avuto senso elogiare l’opera per poi annunciarne un disboscamento seriale.

“Prendiamo l’inizio, con questo misero uomo con cui il vichingo fa il primo incontro. L’entrata del vichingo è perfetta, intendiamoci, in questo contesto desertico… ma questo… questo… Panteras? Nessuno spettatore potrebbe affezionarsi a un personaggio del genere. Del tutto irrilevante, privo di ironia o del suo contrario, il pathos, totalmente casuale. Un incontro casuale, ecco, come capra e cavoli. Per questo io propongo di cassare questo greco di cui non fotte niente a nessuno (questi girotondi e flashback, lo sproloquio sul nome di battesimo e un passato privo di interesse…) e passerei direttamente a Costantinopoli e trasformerei la storia del vichingo e della bambina nell’introduzione stessa della serie. I vichinghi alla corte dell’imperatore bizantino intorno ad un fuoco che si raccontano sotto voce la storia di quel loro lontano parente che è appena arrivato a piedi a Costantinopoli. Con questa modifica, possiamo dire di essere passati dalla palla di sterco spiaggiata a un groviglio di alghe che qualche occidentale ritardato potrebbe masticare in un ristorante giapponese.”

L’agente dell’autore tossicchiò e si agitò sulla sedia, mormorò qualcosa di incomprensibile, mentre anche Mr Crane non riusciva ad articolare una sola parola. La salvezza venne dal biondo panzone, che alzò una mano in segno di pace per tutti.

“Molto interessante, Mr Smith. Senza dubbio lei esprime al meglio la logica drammatica della rappresentazione televisiva. Forse… i colleghi non si aspettavano un eloquio tanto schietto. Dico però di concentrarci sulla sostanza. Per me, visto che Mr Smith non ha intenzione di capovolgere i cardini della trama, possiamo procedere senza indugi o imbarazzi.”

Mr Smith rise fragorosamente e si alzò per battere una mano sulla spalla tornita dello sconosciuto.

“Indugi o imbarazzi! Non abbia paura, amico, non ce ne saranno mai! Tuttavia la ringrazio per quello che ha detto, il suo aspetto non rende merito alla sua saggezza!”

Si sedette e lanciò uno sguardo interrogativo a Mr Crane e all’agente, che non solo conservavano un’aria contrita ma stavano rapidamente diventando paonazzi. Mr Smith alzò le spalle e rivolse un sorriso al suo inaspettato alleato.

“Che ne dice, amico, bastiamo noi due per andare avanti? I nostri compari hanno deciso di arrestarsi dove la nostra comprensione non può attardarsi. Come ha detto di chiamarsi?”

L’uomo non sorrideva, eppure aveva un’aria estremamente mite ed arrendevole mentre rispondeva a quella domanda piuttosto facile.

“Odgen Johnson, al suo servizio.”

Mr Smith aggrottò la fronte.

“Non mi dice niente, ma mi è familiare. Ci conosciamo, per qualche strano motivo?”

 


 

Milan Tourette, l’agente di Mr Odgen Johnson, autore del bestseller “Il cerchio d’ambra”, stava trangugiando un bicchierino di vodka trasparente all’angolo della strada ed era furioso.

Odgen gli stava accanto, con le mani nelle tasche del cappotto, la testa bassa e i sottili capelli biondi sollevati dal vento. L’agente gettò il bicchiere sul bancone con tanta violenza che quello andò in pezzi. Quando si voltò a guardare Odgen, che svettava sopra di lui di circa venti centimetri, aveva le lacrime agli occhi ed era paonazzo.

“Perché non mi licenzi, Od? Spiegami perché devo assistere a queste pietose scene in cui il tuo lavoro viene insultato e ridotto a paccottiglia da canale di serie B… Licenziami, Odgen, non ce la faccio più!”

Odgen sospirò e scosse il capo.

“Non posso licenziarti, Milan, mi dispiace.”

“E perché?”

“Perché mi dispiace! Piangi ogni volta che accade qualcosa di spiacevole. Piangeresti, se ti licenziassi. Perché non ti licenzi da solo?”

Milan batté un pugno sul bancone, attirando l’attenzione del barman, che gli servì un altro bicchierino senza che lui ne chiedesse.

“Ho un codice morale, Od. Se tu mi chiedessi di lasciarti solo nella stanza degli squali, allora ti rispetterei. Ma se io devo abbandonarti… Lo affronteremo insieme. Hai firmato la concessione dei diritti, questa è la realtà. Forse mi sono lasciato trasportare, avrei dovuto sconsigliarti fin dal principio, ma pazienza. Questo però non significa che devi subire gli insulti di quel borioso regista senza reagire! Cavolo, Od, anche gli ippopotami si infuriano!”

“Gli ippopotami?”

“Sì, Odgen, gli ippopotami! Sai quegli animali glabri che se ne stanno a mollo tutto il giorno e pascolano come pecorelle durante la notte?”

“So cosa è un ippopotamo, Milan! Potresti soltanto evitare il paragone con un animale fuori forma? Non avresti potuto chiamare in causa la furia del pulcino?”

“Mr Smith può darti del ciccione e io no? Comunque, voglio sperare che tu preferisca invocare la furia dell’ippopotamo piuttosto che quella del pulcino, quando si tratta di farti valere.”

Odgen sospirò nuovamente e si coprì il volto con le mani. Dopo qualche istante prese il bicchierino di vodka da sotto il naso di Milan e la buttò giù. Rimase con gli occhi chiusi e corrugati per qualche secondo, quindi scosse la manica del cappotto dell’agente.

“Ma sentici… stiamo qui a questionare di ippopotami e pulcini. Dovremmo festeggiare, Milan! Una produzione milionaria! La distribuzione negli Stati Uniti!”

Milan storse la bocca, emettendo un’esclamazione di disgusto.

“Non sono abbastanza i soldi ricavati dal romanzo? Ne hai così bisogno da accettare la messa in onda di una serie basata sul tuo libro senza il tuo incipit originale? E chissà cos’altro.”

Odgen scosse il capo, mentre rideva divertito.

“Mr Smith ha pienamente ragione sull’inizio. È noioso, puramente casuale. Pandarus è un personaggio inconsistente. Funziona molto meglio la versione di Mr Smith. Ha più grinta, fascino. E’ stata pensata.”

“Non capisco, Od, è il tuo libro! Se pensi che quell’inizio faccia schifo, perché lo hai scritto così?”

Odgen cercò un paio di monete nella tasca e le depositò sul bancone.

“Costretto dal realismo, amico, dalla storia.”


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