A tavola con Helen Fielding: Bridget Jones e la zuppa blu

Mi sembra ingiusto e sbagliato che il Natale, con tutte le sue stressanti e ingestibili sfide finanziarie ed emotive, prima ti venga imposto contro la tua volontà, poi ti venga brutalmente sottratto proprio quando stai cominciando a entrare nello spirito. Stavo giusto cominciando a godermi l’idea che i doveri quotidiani fossero sospesi e si potesse restare a letto fino a qualunque ora, ingurgitare qualunque cosa e bere alcolici ogni volta che ti passa per la mente, anche al mattino. E adesso, tutto a un tratto, ci chiedono di riprendere ad autodisciplinarci come snelli levrieri inglesi appena adolescenti.

Bridget Jones's Diary

C’è solo una cosa più traumatica dell’inizio delle vacanze di Natale: la fine delle vacanze di Natale! Bisogna uscire dal letargo, tornare ad affrontare il mondo esterno, gli impegni, gli orari di lavoro, bisogna fare i conti con i disastrosi effetti delle abbuffate natalizie, programmare diete ferree e allenamenti massacranti (che raramente durano più di una settimana) e soprattutto pensare ai buoni propositi per l’anno nuovo (mantenerli è un’altra storia).

Proprio così comincia Il diario di Bridget Jones: con una lista di buoni propositi. E sempre con dei buoni propositi si chiude – il bilancio, inutile dirlo, fallimentare dei propositi mantenuti nel corso dell’anno.

Date queste premesse, mi è sembrato il libro ideale per iniziare l’anno e affrontare in buonumore la temuta transizione letargo natalizio – vita di tutti i giorni. Forse mi illudevo anche, ingenuamente, che cominciare l’anno nuovo con un libro che si apre con un inizio d’anno e una lista di buoni propositi mi avrebbe dato la giusta carica per avviare al meglio il mio inizio d’anno. Sbagliato.

Quel che ho trovato, in compenso, è stata non solo una lettura brillante, arguta e spassosa, ma anche e soprattutto una voce amica. Leggere le disavventure sentimentali e non solo di questa single goffa e squinternata lancia un messaggio rassicurante alle donne e alle ragazze che, come me e tante altre (Bridget di tutto il mondo, unitevi!), nel maldestro tentativo di inseguire ideali inesistenti, si ripromettono di fare più sport e poi accampano scuse (no, oggi no, piove, e poi non ho ancora comprato le scarpe da running, dovrei proprio andare in palestra, ma si sta così bene qui sul divano, quasi quasi ci vado la settimana prossima, accidenti, se vado in piscina sarò in ritardo per il compleanno di TizioCaio, meglio rimandare), programmano cene perfette con gli amici e poi accolgono gli ospiti ancora in accappatoio, vorrebbero esordire in pubblico con battute brillanti e poi si ritrovano in un angolo a tracannare un alcolico dietro l’altro per ingannare il tempo e dimenticare le figuracce accumulate, si dicono “Ora basta, da domani inizierò ad andare a letto presto, così la mattina alle 7, massimo le 8, sono fresca e riposata per alzarmi” e poi si maledicono quando all’una di notte si scoprono ancora intente a guardare video di gatti su Youtube o ad aggiornarsi sui fatti altrui tramite Facebook.

Diciamolo chiaro e tondo, una volta per tutte: l’universo femminile è fatto di tante Bridget Jones – chiaro, ognuna in misura diversa, con peculiarità, manie e idiosincrasie proprie, ma è ora di affermare, a gran voce e a testa alta, che le fatalone con il trucco sempre perfetto o le signorine perfettini che si comportano costantemente come se qualcuno le stesse guardando sono un’invenzione maschile.

È proprio questo il segreto del successo di Bridget Jones: ci fa sentire capite. Leggere le sue vicissitudini è come potersi stravaccare sul divano con i piedi sul tavolo in compagnia di un vecchio amico dopo una lunga giornata di lavoro (sui tacchi alti, per di più). Insomma, Bridget Jones c’est moi.

Non dimentichiamo, poi, l’elemento austeniano presente nel libro, che lo rende, almeno per le Janeites come me, ancora più godibile. Non è un segreto che Il diario di Bridget Jones sia considerato un moderno rifacimento di Orgoglio e Pregiudizio e i richiami ironici sono molteplici, a partire dal nome del protagonista maschile, Darcy, il cui personaggio viene così introdotto nella vicenda:

Il ricco Mark, “piantato in asso da quella strega di sua moglie” – e, devo dire, piuttosto alto -, dava le spalle alla stanza, tutto preso a esaminare il contenuto della libreria dei padroni di casa: quasi tutti libri con copertina in pelle sul Terzo Reich, che Geoffrey si fa mandare dal Reader’s Digest. Chiamarsi Darcy e starsene tutto solo con aria sdegnosa a una festa mi ha subito colpita come una cosa abbastanza ridicola, un po’ come se, in Cime Tempestose, Heathcliff passasse tutta la serata in giardino a gridare “Cathy” e a sbattere la testa contro un tronco.

Mr. Darcy

Fra parentesi, nel secondo episodio della saga dedicata a Bridget Jones, la protagonista si trova a intervistare Colin Firth, interprete sia di Fitzwilliam Darcy nella miniserie prodotta dalla BBC che di Mark Darcy nell’adattamento cinematografico del Diario. Helen Fielding, autrice del libro e produttrice dell’adattamento cinematografico, aveva richiesto espressamente che la parte di Mark fosse affidata al fascinoso interprete del Darcy austeniano.

Mr. Darcy e il maglione con la renna

Ma visto che di cibo e manicaretti parla questa rubrica, spostiamo l’attenzione sui piatti descritti nel libro e su cosa li rende caratteristici. Di cosa si nutre una Bridget Jones? Sostanzialmente di cibo spazzatura e, più in generale, di qualunque cosa le capiti a portata di mano, soprattutto nei momenti di crisi.
Facciamo un esempio, una lista che apre il diario della protagonista, il 1° gennaio del nuovo anno:

Cibo consumato oggi:

2 confezioni di Emmenthal a fette
14 patate novelle fredde
2 Bloody Mary (equivalgono a cibo in quanto contengono salsa Worcester e pomodori)
1/3 di sfilatino con Brie
½ pacchetto di sfogliatine al coriandolo
12 Quality Street (meglio liberarsi dei dolciumi natalizi tutto in una volta, e ricominciare da zero a partire da domani)
13 bastoncini da cocktail con ananas e formaggio
1 porzione del tacchino al curry con piselli e banane di Una Alconbury
1 porzione della Sorpresa al Lampone di Una Alconbury, a base di biscotti al bourbon, lamponi in scatola, 12 litri di panna montata e, come decorazione, angelica e ciliegie candite.

Insomma, non proprio una gastronomia raffinata o salutare, ma sicuramente in linea con il personaggio, con il suo continuo alternarsi di buoni propositi e ricadute nella pigrizia e nella sciatteria che la contraddistinguono.

Ma, come ogni Bridget che si rispetti, la nostra è eternamente in cerca di un riscatto. E così cerca di rifarsi conteggiando quotidianamente le calorie assunte durante la giornata, progettando diete destinate a fallire miseramente e cercando di conquistarsi la fama di cuoca provetta.

In due occasioni Bridget cerca di rovesciare l’archetipo di single imbranata e caotica e di proporre piatti raffinati ai suoi ospiti, immaginando che così la gente verrà a frotte alle mie cene, commentando entusiasta « È davvero favoloso andare a cena da Bridget: si mangia cibo da Guida Michelin in un ambiente bohémien»: la prima volta per il suo compleanno (e, dopo che Bridget dimentica di comprare gli ingredienti per la cena e accoglie gli ospiti in reggiseno e mutande, gli amici optano per la soluzione più pratica di invitare la festeggiata al ristorante) e la seconda in occasione di una cena che offre per poter invitare anche Darcy senza farlo sembrare un appuntamento. In questa circostanza, il menù, attentamente studiato su un libro di ricette di Marco Pierre White, prevede:

Vellutata di Sedano (m. semplice ed economica se si ha già pronto il brodo)
Tonno alla Griglia su Vellutata di Concentrato di Pomodorini Ciliegia con Confettura d’Aglio e Patate Fondant.
Composta d’Arance. Crema inglese al Grand Marnier.

Ecco il risultato:

Ore 20,35. Dio mio. Ho appena sollevato il coperchio della pentola per togliere le carcasse di pollo. La minestra è blu.

Zuppa blu à la Bridget

Per quanto riguarda il resto delle portate, il tonno diventa una meno impegnativa frittata con crocchette di patate quando Bridget si rende conto che il pesce è misteriosamente sparito dal frigo e la composta d’arance si rivela più simile a una marmellata (accompagnata dal Grand Marnier scolato direttamente dalla bottiglia). Un disastro insomma, anche se, a detta di Darcy e dell’amico Tom, nel mondo alimentare dovrebbero esserci meno pregiudizi di colore. E a dirla tutta, hanno proprio ragione. Personalmente  la zuppa blu di Bridget Jones mi ha sempre incuriosito e attirato, sarà forse che quel bel colore turchese acceso mi piace un sacco, sarà forse, principalmente, perché quella zuppa È Bridget Jones, ne rappresenta appieno il carattere, l’essenza comica e disastrosa, la buona volontà intralciata dall’indole irrimediabilmente maldestra e, come dicevo, Bridget Jones siamo un po’ tutte noi.

If you ask me, there isn't enough blue food

Evidentemente non sono l’unica a pensarla così, visto che facendo una rapida ricerca sul web mi sono imbattuta nella ricetta della zuppa turchina di Bridget Jones. Per ottenere quella particolare gradazione di blu non è necessario dimenticare in pentola lo spago blu che avvolge i porri, basta aggiungere un cucchiaino di colorante alimentare blu. Eccone a voi la ricetta, sperando che, almeno in cucina, siate meno Bridget di Bridget.

Ingredienti per 2 persone :

400 gr di porri
1 scalogno
olio Evo
2 cucchiai di panna
crostini
1/2 litro di brodo
1 cucchiaino da caffè di colorante alimentare blu

Mettere il brodo a scaldare; nel frattempo tritare lo scalogno e lasciarlo appassire a fuoco basso in un po’ di olio Evo. Affettare sottilmente il porro e aggiungerlo allo scalogno. Versare tutto il brodo e lasciar cuocere circa una ventina di minuti, regolare di sale e alla fine aggiungere la panna. A cottura ultimata passare con il frullatore a immersione per rendere la zuppa cremosa e liscia, versare il colorante e mescolare bene. Impiattare e guarnire con i crostini.

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