Edward Morgan Forster #profilo letterario

Mi sono innamorata di Camera con Vista, sono passata attraverso Passaggio in India e ho assistito alle relazioni di Casa Howard. Se l’amore è presente in tutti e tre i romanzi, non si può dire che ne sia l’indiscusso protagonista. L’educazione, le convenzioni sociali, il carattere incerto di personaggi venuti su contornati da manichini appartenenti alla stessa casta, quella impagabile ironia: tutti gli amori, tutti i dubbi e gli intenti si trasfigurano, incomprensibili, se non li si ascolta dalla viva voce di Edward Morgan Forster.

Forster ha un suo registro: le storie sono da leggere nell’ottava alta, così che suonino acute, brevi, cristalline.

Il paragrafo finale di Camera con Vista, che conclude il capitolo “La fine del Medioevo” ha una chiara sfumatura erotica (neppure così velata), che introduce finalmente nel racconto dell’amore il suo compimento fisico (e con naturalezza):

“Youth enwrapped them; the song of Phaethon announced passion requited, love attained. But they were conscious of a love more mysterious than this. The song died away; they heard the river, bearing down the snows of winter into the Mediterranean. –

La giovinezza li avviluppò; il canto di Fetonte annunciava che la passione sarebbe stata ricompensata, l’amore raggiunto. Ma erano a conoscenza di un amore che era più di questo. La canzone si spense in lontananza; sentirono il rumore del fiume, che trasportava via la neve fino al Mediterraneo.”

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E’ fisico, è spirituale, tuttavia non si tratta dell’amore della giusta Jane Eyre, il cui romanzo si conclude con un passo delle sacre scritture – Amen – né del diluvio sensoriale poetico di Romeo e Giulietta, o di un’altra di quelle storie che eleva il nostro spirito al di sopra di noi, facendoci aspirare alle nuvole. Ci fa pensare che l’amore è stato potenzialmente sempre così, simile a come lo viviamo nella contemporaneità, e non è un’invenzione dei media moderni. Fino ad allora, comunque, se ne era taciuto o comunque non se ne era scritto.

Lucy e George, i protagonisti di Camera con Vista, sono due personcine comuni. La giovane si innervosisce e diventa intrattabile quando suona Beethoven al pianoforte… a chi non è mai capitato di sentirsi irritato dopo aver ascoltato o suonato una musica che lo coinvolge particolarmente?

E chi non si è fidanzato con la persona sbagliata, un Cecil, maschio o femmina che sia, che amava dimostrarsi una spanna sopra gli altri ma alla fine non era che un cretino capace soltanto di ammirarvi come una scatola d’avorio?

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Perdio, cara, calmati!

 

Infine… chi non si è mai innamorato in vacanza?

Se questo non bastasse, è universale l’ingiustizia e la delusione di scoprire che la propria camera d’albergo non ha la vista.

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“Avevano detto che avremmo avuto la vista.” “Imperdonabile.”

Si potrebbe continuare con i personaggi degli altri romanzi (quando ho letto Casa Howard, ho avuto l’impressione di aver conosciuto un esercito di signorine Schlegel, il cui motto era “Only connect!” E mi sono sentita in grado di prevedere il loro avvenire!).

Forse, Forster stesso non era che un borghesone dallo spiccato senso dell’osservazione, non colorito da particolari ambizioni e angustie. Non spietato come la Austen, tuttavia egualmente chirurgico. Anche se, andando a rinvangare la sua biografia, troviamo che qualche motivo di turbamento lo deve pur aver avuto: omosessuale, con un pallino per i viaggi e per la comunicazione tra classi sociali diverse (tema scottante della sua produzione letteraria).

Dunque, per quale motivo non possiamo gettare a mare e dimenticare Lucy Honeychurch, Margaret Schlegel e Mr. Aziz?

Ho letto un articolo interessante che trattava della relazione tra Forster, il suo amante Bob Buckingham e la moglie di lui May Buckingham: durante il ricovero della donna in un sanatorio, Forster intrattenne con lei una corrispondenza epistolare che fu alla base di un’intesa e un’amicizia che la rese una figura centrale negli ultimi anni di vita dello scrittore. La biografa Wendy Moffat osserva che scrivendo a a Ms Buckingham, forse Forster la immaginò come uno dei suoi personaggi, e finì per amarla.

Non è così forse? Scrivendoci, Forster ci ha immaginati come suo personaggi e ha finito per amarci.

E ha pensato a noi come a un “quite wonderful muddle”.

emf

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