Elizabeth Barrett Browning #profilo letterario

Italiani che fuggono nel Regno Unito, Camden Town presa d’assalto da passeggiatori italiani, strade anglofone pullulanti di insegne alla belpaese, camerieri che ti rispondono nel tuo stesso dialetto (dopo che ti eri tanto impegnato a sfoggiare il tuo british!)…

Basta!

Se sei stanco della fuga dei cervelli, è ora di cambiare storia – così, per gioco.

Per gioco, potremmo immaginare che gli inglesi fuggano in Italia, un risuonare di “sorry!” sul sagrato di Santa Croce a Firenze, romanzi tascabili in lingua inglese dimenticati sui sedili dell’autobus, un coinquilino che beve una tazza di black tea, accompagnato da un pezzo di torta alle cinque del pomeriggio…

In effetti, nel tempo che fu l’Italia fu un luogo di fuga per inglesi romantici e scavezzacollo. Se ne contano innumerevoli: Shelley, Byron, Charles Dickens, John Keats – soltanto per nominare alcuni dei più famosi.

Tra loro, vi è un’inglesina molto speciale, Elizabeth Barrett Browning, che visse, scrisse e figliò a Firenze, dopo aver vissuto una vita intensa nel paese natale. Elizabeth nasce in una famiglia possidente nel 1806 e nell’infanzia alterna la classica cavalcata sul pony all’erudizione. A otto anni studia il greco antico, legge i poemi di Omero. Si dà all’epica, oltre che all’ippica. Durante questi teneri anni, la sua salute comincia a incrinarsi: le costanti saranno dolore, debolezza muscolare e dipendenza da antidolorifici (laudano e morfina). Malgrado ciò, espande le proprie letture ai temi politici attuali, come la rivendicazione dei diritti femminili e l’antischiavismo. Nel 1835, la famiglia è investita dal dissesto economico e abbandona il lusso campagnolo; si trasferisce a Londra, dove affitta una casa dopo l’altra prima di stabilirsi. Elizabeth conosce diverse personalità letterarie dell’epoca e ne diventa una anch’essa. Come se non bastasse, contrae una malattia polmonare, probabilmente tubercolosi. Nel 1844, la raccolta di “Poems” le regala il successo definitivo e le procura quello che sarà il personaggio decisivo dell’esistenza.

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Robert Browning, trentaduenne, le scrive, la incontra, la ama. I due si fidanzano e si sposano in segreto. Dulcis in fundo: fuggono in Italia. Elizabeth viene diseredata e la coppia si stabilisce a Firenze, nell’ora museo Casa Guidi, grazie al denaro guadagnato da Elizabeth.

Una vita ben avventurosa, per la figlia di un proprietario terriero in Jamaica, invalida, quasi moribonda fino alla fine. E da dove abbia tratto la forza… noi, lo sappiamo immaginare?

Senza titolo-1

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