Fare ricerca: roba da poeti! #noialtri

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by She

SPOILER ALERT: In questo articolo non si tiene conto di ruoli standard e socialmente accettati – perdete la speranza o voi che leggete! (E fatevi una risata…)

Mi è capitato di concedermi la visione di una serie BBC il cui titolo è tutto un programma – Desperate Romantics – ficton ad alti contenuti romanzati sulla lega dei pittori preraffaeliti andata in onda su Laeffe.

Sono troppo sexy...

Sono troppo sexy…

Sento che potrebbe far storcere il naso agli esperti e ai veri Appassionati, quelli con la A maiuscola: Aiden Turner è un po’ troppo palestrato per il ruolo di Gabriel Rossetti, come lo era anche per il ruolo del nano belloccio ne Lo Hobbit (un bello che si trova sempre nel ruolo sbagliato al momento sbagliato, a quanto pare). Ma non vogliamo concederci una divertente, farsesca rappresentazione di una confraternita di pittori rivoluzionari di due secoli fa?Eppure, la mia vena carnevelesca non era abbastanza per spiegare il mio coinvolgimento: c’era qualcosa che mi faceva sentire estremamente solidale.

Ripercorro le immagini, come se le stessi ricordando: tre giovani che sfidano la teoria consolidata della pittura perché credono nel progresso dell’arte, l’amicizia che ci intreccia al lavoro, le sbicchierate per celebrare conquiste futili e consolarsi di tutto il resto, mangiare poco e rinunciare al riscaldamento (senza perdere il buon umore), dipendere, per la propria carriera, dall’approvazione di un mentore e dalla risonanza del pubblico. Infine, la mostra: i quadri dei giovani appesi alla parete, di fronte ai quali passeggiano vecchi accademici e critici parzialissimi che sono assai scettici che questi sbarbatelli che pensano solo a fare sesso possano mettere a frutto il loro talento, sempre che lo abbiano! L’ho vista e l’ho riconosciuta: questa non è una mostra, è una fiera della scienza.

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Ecco un’affollata poster session

Mi sono chiesta: nel nostro mondo, quello dei social e del self publishing, chi è che vive ancora nella condizione di “pubblicare o perire”? La risposta è “i ricercatori”.

Gli scienziati e i ricercatori annegano in un mare di letteratura e devono avere doti di scrittura notevoli – quando gli si richiede un articolo breve, si chiedono 6000-7000 parole.

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“Il bando per la presentazione del progetto scade tra 5 minuti”

“Se vuoi provare a te stesso di essere capace di essere uno scrittore, mettiti di fronte al computer una notte e scrivi 20000 caratteri” – non è un citazione letterale, ma è stato Ian McEwan a dirlo.

Oltre alla scrittura, alla pubblicazione e alla spada di Damocle dei revisionatori e degli accademici, lo stile di vita del ricercatore è di sicuro disperatamente romantico: può ingerire litri di birra in un fine settimana, migrare verso un ateneo che dista come minimo 300 chilometri da casa e dalla più vicina conoscenza, non ha fissa dimora, continua a cercare strenuamente di consolidare la propria posizione fino ai 35-40 anni e fa economia sul cibo.

I ricercatori non sono solo scienziati (come se gli scienziati fossero tutti uguali poi: provate a mettere in una stanza un ricercatore di ingegneria e uno di etologia – ne può venir fuori un trattato, un figlio o un tentato omicidio), ci sono anche umanisti di ogni specie, dall’egittologia, all’anglistica, alla teologia, alla storia dell’arte. All’interno di ogni disciplina, infinite correnti e tipi umani, contrattazioni e convivenze, soprattutto scrivanie disordinate e cassetti in cui si dimenticano spazzolini, cartoline, caramelle – non è romantico?

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Abbiamo ottenuto il finanziamento europeo… NO.

Inoltre, se vi capita di andare a perlustrare le mansarde parigine e londinesi, affittate a caro prezzo ed in pessimi quartieri, alla ricerca dell’artista dei vostri sogni… ricordate di chiedere al coinquilino cosa fa nella vita. Se non fa il cameriere per imparare la lingua, è probabile che sia un ricercatore.

Anche la caratterizzazione “negativa” che una volta si affibbiava allo scrittore di poesie che rinunciava a portare avanti l’impresa di famiglia e al pittore che sceglieva di ritrarre prostitute è stata ereditata da questa manciata di avventurieri: puerili, illusi, sanguisughe, snob. Quando poi il ricercatore è donna il ritornello dei luoghi comuni potrebbe essere facilmente scambiato per quello che, centinaia di anni fa, si deve essere sorbita Jane Austen: “Ma non pensi a farti una famiglia? Deve aver scelto di lavorare con il cervello perché è orribile! E’ inutile che si lamenti dei ritmi… si è scelta un lavoro da uomo!” per poi arrivare in gloria alle famose battute sulle lacrime.

Non ho dubbi: potrei avere una conversazione con Gabriel Rossetti o John Keats sui fastidi della vita da libera pensatrice, progressista ed artist… ahem, ricercatrice scientifica.

Fantasticando sui miei eroi della sera, sono giunta alla conclusione di non essere poi così strana e che in fondo lo sconcerto dei miei parenti di fronte alla mia scelta di vita non è niente di nuovo nella storia delle scelte professionali.

Perché ho scelto di fare ricerca? Principalmente per lo stesso motivo per cui ho scelto di studiare Medicina. E per lo stesso motivo per cui amo la letteratura sopra ogni cosa. Un errore dopo l’altro, e uno più radicale dell’altro. Ma d’altronde, non è sempre stata così priva di logica, all’apparenza, la vita di chi non riesce a fare a meno di seguire la poesia? Tutto torna. E’ folle e disperatamente romantico.

"E questo è solo il primo anno di dottorato..."

“E questo è solo il primo anno di dottorato…”

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