“Caro Bogart” di Jonathan Coe #recensione

“Caro Bogart” di Jonathan Coe #recensione

 

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By She

Si va a trovare il nonno e si finisce per portare a casa dei libri, come se uno non ne avesse abbastanza a casa propria.

Edizioni economiche con illustrazioni di copertina in stile Roy Lichtenstein e volantini pubblicitari di eventi datati estate 1977 come segnalibri dimenticati a parte, si scova un titolo super-universale e super-economico (così si chiama la collana) uscito nel 2004 per la Feltrinelli –  i tempi corrono e il mercato si allontana dall’immagine in salotto: a quanto vedo dal sito, ha già cambiato copertina.

L’autore è Jonathan Coe (La famiglia Winshaw, La banda dei brocchi), biografo, in questo caso, di un personaggio. La storia di Humprey Bogart non potrebbe essere raccontata meglio da Coe della biografia inventata di un personaggio fittizio.

Tempo di lettura: un pomeriggio.

E’ breve, ma per quanto Bogart “Bogey” fosse attore la spinta maggiore che si prova, anche solo a conoscerlo ricordato, è di mettersi nei suoi panni.

Scoprendo il suo debutto disordinato, le collaborazioni mal digerite e i vizi capitali di Bogey, non posso far altro che chiedermi: “Come è possibile che Casablanca sia uno dei film più famosi della storia e che io stessa lo abbia apprezzato senza sospettare che la buona riuscita fu dovuta soprattutto alla fortuna?”

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Una ragionevole dose di pericolo fa bene alla salute. (cit. Sam Spade – Humphrey Bogart ne “Il Mistero del Falco”)

A dare ascolto a Coe, la Hollywood degli anni ’30 e ’40 era un ammasso di scrittori, registi, attori che si aggiravano in un mondo per noi inimmaginabile. Per trent’anni, l’immaginario collettivo sembra essere stato plasmato da sceneggiatori che potevano abbandonare baracca e burattini a pochi giorni dalle riprese, registi e collaboratori abituati esperti nella tecnica patchwork, tanto che a volte l’insuccesso del film era attribuibile alla sua incomprensibilità. Produttori ed artisti che confondevano “il farabutto” sullo schermo con l’attore alcolizzato e in cerca di lavoro che lo interpretava.

Cosa ha reso Bogey un divo? Dietro alla spessa coltre costituita da lui stesso, si intravede la sua bravura, sensibilità, tenacia. Forse, l’insofferenza per le leggi del mercato, che lo resero uno stoico o un cinico piuttosto che un ribelle. Proprio come per i personaggi di fantasia, bisogna scavare tra le righe per incontrare Bogart l’attore: lui stesso, con i suoi tic, la faccia segnata e la stempiatura, è un ruolo abnorme e la sua più grande interpretazione.

Guardando Casablanca o il Mistero Del Falco, non si ha l’impressione di entrare in contatto con Rick o con Sam Spade, ma che Bogart abbia colmato il vuoto lasciato da questi personaggi di fantasia con se stesso e faccia del suo meglio per mostrarci “cosa avrebbe fatto Bogart se fosse stato Rick”.

Bogart è un personaggio fuori dal comune, fatto di immagini, suono ed immaginazione – grazie a Coe, anche di parole, infine.

Malgrado gli anni ’40, con i loro bianchi e noir, siano andati da un pezzo, Bogey ritorna e noi lo conosciamo bene, non solo grazie ai classici in dvd ma a (re)interpretazioni e (ri)visitazioni. Il Bogart amico immaginario di Woody Allen in Provaci ancora, Sam è proprio lo stesso Bogart che indossa lo smoking spezzato al club Rick’s.

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Se ti va bene, uscirai di prigione fra vent’anni, e allora potrai cercarmi di nuovo. Sempre che non decidano di stringere il tuo grazioso collo con un cappio… Sì, tesoro, ti faccio andare in vacanza. Avrai qualche speranza di salvare la vita: il che vuoi dire che se fai la brava ci rivedremo più o meno tra una ventina d’anni. Se invece t’impiccano, ti ricorderò per sempre. – cit. “Il Mistero del Falco”

Una curiosità: una farsa imperdibile di Humphrey e della moglie Lauren Bacall risale alla fine degli anni ’40. Nel cartone animato “Click Hare” (1947), parodia di un esclusivo club di Los Angeles e dei suoi frequentatori, in cui Bogart ordina per cena coniglio e viene in cambio beffato da Bugs Bunny.

“Bacall to Arms” (1946) è invece una parodia del primo film che vide Bogart e la Bacall insieme, “To have and have not” del ’44.

A conclusione, non posso non ricordare la profondissima ordinazione di Bogey del calzone tonno e funghi:

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