Due regine senza regno: Jane e Emma #editoriale

Due regine senza regno: Jane e Emma #editoriale

L’ossessione letteraria può portare a vedersi apparire personaggi, inaspettatamente tra le pagine… di altri libri.

Se io li vedessi comparire nella mia vita, certo, sarebbe più interessante – io stessa diverrei materia da romanzo e nelle pagine del mio diario designerei un Mr. Darcy. Ahimè, tale speranza si è spenta con la mia adolescenza, che ormai si situa a distanza di sicurezza. D’altronde, preferisco sorprendermi del personaggio che fa capitolino tra le righe di un capitolo piuttosto che sentirmi sciocca dell’illudermi a poi disilludermi (zia Jane sarebbe fiera di me!)

Assistere, o meglio creare, un medley di personaggi è frutto di un’ispirazione spontanea che regala intuizioni che hanno la stessa immediata spontaneità. A volte si tratta di cantonate belle e buone, altre di sottili assunzioni sui caratteri che mi portano a considerazioni più generali.

Ripropongo una riflessione che qualche tempo fa feci a proposito di due personaggi che si erano incontrati, sotto i miei occhi, proprio sulla pagina che stavo leggendo. Due personaggi che, tra breve, si incontreranno inevitabilmente sul grande schermo, visto che saranno interpretati dalla stessa attrice.

mia-wasikowsa-to-play-madame-bovary-in-new-adaptation-99715-470-75

Madame-Bovary

Immaginatevi la scena: leggo Jane Eyre di Charlotte Bronte per la quarantesima volta.

2011-05-03-janeeyre

Non so dire se si trattasse di noia o irritazione, tuttavia una scena stuzzicava insistentemente il mio senso critico. Si tratta di quella in cui la signorina Eyre esegue un ritratto della donna che, nella sua immaginazione, incarna tutte le caratteristiche della bellezza. Lo fa per cercare di convincersi di non avere speranze con il signore del quale si è infatuata, il suo datore di lavoro, il signor Rochester. È così fanatica nel cercare di annientare ogni briciolo di speranza che ritrae anche il proprio volto allo specchio e lo confronta con il disegno.

Brutta! – la prevedibile reazione della signorina Jane Eyre.

Tuttavia, qualcosa non quadra: dopo questo bell’esercizio di masochismo, Jane finisce per amare di più quell’uomo, il quale, a sua volta, finisce per innamorarsi di lei.

La rivale, quella ricca, desiderabile amazzone, della quale il disegno eseguito da Jane non era che un alter-ego, è sconfitta e scompare, dalla trama e dai pensieri dei protagonisti.

12

Come è possibile tutto ciò?

Ho riletto la descrizione del disegno, del volto effimero della bellezza. E l’ho riconosciuta: senza alcun dubbio, colei che Jane ha disegnato non è che Emma Bovary!

Emma Bovary, tenera ed irritante eroina di Flaubert, francese fino a far marcire l’anima, mi ha consegnato al trip sul singolar tenzone che si gioca tra i due tipi di donna in questione, seppur a distanza di tempo e in due libri diversi. Senza neppure, che in Madame Bovary sia presente un tipo Eyre.

Forse, il disegno di Jane non è pensato per negare la bellezza, dote della quale in fondo non le importa un granchè (come lei stessa afferma). Piuttosto, esclude di essere “il tipo Bovary”, con il quale gli uomini concepiscono amori che vanno ben oltre i desideri e la volontà di Jane.

Emma Bovary subisce, a causa di un’intelligenza che non si è sviluppata, malgrado la mente vivace, la disperazione della noia e dalla segregazione. La negatività la porta a cadere nelle trappole come un’ingenua. Non afferma mai la propria personalità, si lascia manipolare e non sviluppa nessuna passione, alcuna visione del mondo e degli uomini. Malgrado abbia potenzialmente le basi per farlo: ben 3000 scudi di dote!

Jane, al contrario, è povera, orfana – nonchè bruttina. Tuttavia, è saggia e decisa, finanche testarda, fantasiosa, dotata di intuito e forza morale – aggettivi che la fanno apparire noiosa, quale infatti tutti la etichettano.

Ha ben due occasioni per affinare la propria mente: la scuola ed il lavoro. Questo la difende dal destino della ricamatrice e la porta ad immaginare di poter oltrepassare l’orizzonte, a contrapporsi l’idea dell’immobilismo.

Perfino le Sacre Scritture, alle quali entrambe le protagoniste credono, sono vissute con estrama differenza: Emma è superficiale e superstiziosa, mentre Jane ha una fede fervida e focosa.

Non credo che si tratti di due personaggi estremizzati, non realistici: piuttosto, costituiscono le due facce della stessa medaglia. L’unico fronzolo letterario si riduce, infine, soltanto al loro aspetto esteriore, antitetico.

In Jane Eyre incontriamo un altro paio di camei che assomigliano alla Emma Bovary: le cugine Eliza e Georgiana, figlie della perfida zia tutrice di Jane.

Esse rappresentano, sdoppiate, i due aspetti di Emma: la frivolezza impulsiva, destinata al matrimonio precoce, e lo slancio monastico, quale fuga da un mondo nel quale non ci si riesce a calare e che non desta alcun interesse.

Charlotte Bronte, l’autrice di Jane Eyre, aveva presente dunque il tipo di donna che incarna Mme Bovary. Malgrado ciò, non le contrappone Jane, la sua eroina, che incontrando le cugine dopo molti anni costruisce con loro un pur breve stralcio di empatia.

Anche un’altra figura, la signorina di cui il parrocco St John è non troppo segretamente innamorato, ha tratti “bovareschi”: è bella, fragile, va a cavallo e ha una risata leggera. St John la rifiuta, pur amandola, ritenendola una moglie non adatta alla propria posizione di pastore e guida spirituale. L’autrice, comunque, parteggia per la povera signorina, ritraendola come una disgraziata Andromeda lasciata al proprio destino da un vile Perseo, il quale le rifiuta la salvezza del vero amore per le convenienze dei ruoli (che poi, è un po’ ciò che fa Emma Bovary con il signor Leon).

Donne non rispettate in quanto persone, il cui atto più eroico è quello dell’autoaffermazione.

Tutte le altre trasgressioni sono effetti collaterali già scritti che cancellano la persona intollerante alla medicina della società.

mia-wasikowska-cheats-on-her-husband-in-madame-bovary

 

Annunci
Emily Brontë #profile

Emily Brontë #profile

Le nostre passioni ci dirottano su vie inaspettate: per un misterioso motivo, dopo pranzo mi sono seduta alla scrivania e ho controllato il meteo del villaggio di Haworth, nel distretto di Bradford, West Yorkshire, nel quale vivono poco più di 6000 persone.

La descrizione del tempo fornito da BBC Weather ha qualcosa di poetico, che irresistibilmente mi spinge a citarlo:

Today

After a frosty start the day should be mostly dry with some good sunny spells, although rather cold. However the odd wintry shower can’t be ruled out over the Pennines in the afternoon.

Tra le quindici e le diciotto, la temperature oscillerà tra 2 e 3 gradi, potrebbe piovere in serata. La notte calerà precocemente alle 15:46. Tra circa un’ora, dunque, le tenebre scioglieranno i profilo dei monti Pennini, l’erba diverrà un calpestio indistinto, il rumore a pochi passi dalla nostra gelida soglia lo scivolare di un’immateriale fantasia.

Questo appeno descritto, il luogo in cui la famiglia Brontë si trasferì nel 1820. Dei figli del pastore Brontë, tutti perderanno la vita durante gli anni della giovinezza e due conquisteranno fama letteraria ad aeternum: Charlotte Brontë, autrice del romanzo Jane Eyre, ed Emily Brontë, creatrice di Cime Tempestose. Le ragazze Brontë crebbero esercitando la fervida fantasia inventando storie e componendo poemi mitologici, fino a quando la bellezza dei versi di Emily non convinsero Charlotte a tentarne la pubblicazione.

Come si legge su Wikipedia e su qualsiasi biografia delle sorelle, l’idea generò un aspro contrasto tra le sorelle, in quanto Emily si irritò a dismisura per l’invadenza della sorella maggiore, che aveva letto le sue poesie a sua insaputa, e perché si oppose caparbiamente alla possibilità di spedire i versi ad un editore.

Il litigio data 1845: Emily era una giovane donna non sposata di 27 anni, quinta di sei figli, indigente, religiosa tanto quanto legata, con mistica passione, al brumoso paesaggio, spazzato da venti selvaggi, che la conteneva – e che lei portava dentro di sé. Turbolenta, si allontanò da Haworth per lavorare e studiare in Belgio con l’intraprendente Charlotte, ma tornò sempre al luogo d’origine, dal quale si sentiva morbosamente posseduta. La poesia ci aiuta ad immaginare il tormento di quest’anima creativa, che avrebbe potuto essere una fredda, casalinga zittella, ed invece fu dominata dall’ispirazione per tutta la sua breve vita:

The night is darkening round me,

The wild winds coldly blow;

But a tyrant spell has bound me,

And I cannot, cannot go.

Emily Brontë non visitò il mondo, non ebbe relazioni al di fuori della propria famiglia e morì a soli 30 anni di tubercolosi: i sentimenti dei personaggi del suo unico romanzo, tuttavia, sorprendono per la vividezza, l’intensità e l’estrema violenza. Emily ha forse imparato l’aggressività dal vento, la bellezza dal cielo color zaffiro, l’angosciante desiderio dell’amato dalla veloce discesa del freddo sole invernale?

Non lo sappiamo, ma qualsiasi cosa lei abbia fatto, questo ha lasciato traccia nelle pagine di Cime Tempestose.

Per scusarmi del mio imbarazzante romanticismo quando parlo delle sorelle Brontë, vi fornisco la carta personaggio di Emily, così che possiate battere tutti i vostri nemici con maggiore facilità.

Clicca sull'immagine per ingrandirla!

Clicca sull’immagine per ingrandirla!