“Non tutti i principi nascono azzurri”, di A. Gatti

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By Elen

Specifiche tecniche

Titolo del libro: Non tutti i principi nascono azzurri

Autore: Andrea Gatti

Lingua originale: italiano

Anni di pubblicazione: 2014

Casa editrice italiana: Nessuna, autore esordiente autopubblicatosi.

Formato: ebook disponibile.

Colori della copertina: Giallo e nero.

Copertina: Semplice e minimalista.


Signore e signori eccomi qui, pronta a parlare di niente meno che un autore italiano, un esordiente che si è autopubblicato e di cui mi ha parlato una mia cara amica.

Eravamo in vacanza e mi ha raccontato di aver vinto questo libro con un Giveaway e di esserne rimasta positivamente colpita. Sono passati due mesi e mi trovo nella spiacevole situazione che conoscono bene gli scrittori: il blocco, solo che, nel mio caso, si tratta del blocco del lettore.

Finito di leggere Percy e la Casa della Notte, mi sono buttata di getto nella saga delle Pietre di Talarana (la cui recensione è in fase di realizzazzione) e mi sono bloccata. Nonostante abbia in mente una marea di titoli da leggere, non ne ho voglia.. vuoi la stanchezza sia fisica che mentale, vuoi che da Settembre sono ricominciate le serie tv (e ne seguo decisamente parecchie), mi sono ritrovata a voler leggere un solo libro, ossia il mio amato LOTR ma in inglese. Ora, lavorando qualcosa come 10 h al giorno e di cui alcune di notte, capirete bene che la mia mente non si trova nello stato più adatto ad affrontare una lettura del genere in lingua originale (per quanto lo conosca a memoria in italiano) quindi ho semplicemente smesso di leggere. È qui che è intervenuta la suddetta amica “Aspetta, ci penso io!” se ne è uscita con questa libricino dicendomi che avevo bisogno di qualcosa di leggero, scorrevole e carino, avrebbe fatto al caso mio. E cavolo… aveva ragione!

Ci ho messo la bellezza di due pomeriggi: un totale di 6h, forse meno, e 10 minuti per innamorarmi dei personaggi e sopratutto dello stile ironico e sarcastico dell’autore! Ma andiamo per ordine.

Siamo in una terra non ben precisata, con poche coordinate geografiche ma che sono sufficienti allo scopo, ossia quello di ironizzare completamente la figura del principe azzurro, quella del paladino, del prode cavaliere mordenizzandola contemporaneamente con trovate che reputo a dir poco geniali!

Il nostro “eroe” è un antieroe. Layne Cantrell è l’erede della famosissima famiglia Cantrell, sfornatrice di paladini. Al momento è attendente alla A.P.A., l’Accademia per Principi Azzurri, il cui scopo è quello di formare le menti e il fisico dei figli della nobiltà, addestrandoli in compiti ben precisi: salvare donzelle, combattere con le spade, sopravvivere in luoghi impervi e anche affinare le arti di conversazione e bon ton tramite lezioni di giardinaggio (perchè intendiamoci, saper piantare un lampone ed abbinare i fiori sono le cose di cui un principe azzurro non può certo fare a meno) e di tisane. Il nostro “eroe” (passatemi il termine) ha un miglior amico che, ovviamente, è anche il miglior studente che l’accademia abbia mai avuto, Eddie McCready.

Siamo nel bel mezzo delle lezioni quando il preside comunica a Layne che deve lasciare la scuola. Il ragazzo non è mai stato così felice in vita sua! Detesta essere un Principe azzurro e avere tutte quelle aspettative sulle spalle. Negli anni passati ha fatto di tutti per non applicarsi ed essere l’ultimo della classe (e ce ne ha messo di impegno!). Contento come una pasqua si prepara alla partenza insieme ad Eddie che vuole accompagnarlo almeno fino a casa.

Proprio mentre va a fare i bagagli ha il suo primo incontro con una donzella… e che donzella! I cardini di beltà e celestialità che i due hanno imparato ad associare alle “fanciulle da salvare” vengono subito scardinati. La ragazza è una ladra venuta a rubare lo stemma di famiglia dei Cantrell ma si provoca un KO tentando la fuga. I due la costringono ad andare con loro a casa di Layne, dato che il giovane sospetta che sia successo qualcosa ai genitori.

Poco dopo compare il miglior personaggio di tutta la storia: il cavallo Fossil! Ci troviamo davanti ai compagni fedeli dei cavalieri: i cavalli, che sono trattati come auto da corsa super accessoriate (Il cavallo di Eddie ha persino due treni di ferri di ricambio ed è dotato di un vano portaoggetti) ma che, al contempo, sono umanizzati. Layne ha il suo bel da fare per convincere il riottoso Fossil a portarlo e, dopo aver vinto questa prima battaglia, parte con Eddie e la ragazza alla volta di Capitale, ossia la capitale del regno e sua città natale.

Il viaggio mostra ai ragazzi quanto la realtà sia ben diversa da quella che loro immagino e che gli è stata insegnata fino ad ora. La giovane Maria smonta prontamente le loro idee e si rende subito simpatica a Layne e odiosa agli occhi di Eddie, dato che lo batte nell’accendere il fuoco… una ragazza più brava del più eccellente studente che l’A.P.A abbia mai avuto! Dopo una notte e due giorni a cavallo i tre giovani (eh sì abbiamo sempre e comunque un trio composto da due uomini e una donna che li rimette in riga alla Harry Potter, cosa che si ripeterà anche più avanti) raggiungono la casa di Layne. Tutto è a soqquadro e dei genitori del giovane principe Cantrell non c’è traccia.

Solo una mappa, con un pugnale piantato sulla sulla città di Hassan, nel Sudd. Un messaggio palese: abbiamo rapito i tuoi genitori e li abbiamo portati qui! Cosa faranno i nostri tre piccoli eroi?

Ok, non è mia abitudine troncare così, tendo a continuare i riassunti e a lasciare solo con il finale in sospeso, ma qui non posso. L’ironia e il sarcasmo che pervadono il libro sono la vera avventura, è la vera storia e sono cose che non si possono riassumere. Il nostro connazionale ha trasformato la classica quest cavalleresca dei paladini della chancon de geste in qualcosa di completamente nuovo ed esilarante, ha distrutto passo per passo ogni singolo pezzo: dalla figura femminile (che diciamocelo assomiglia molto di più ad Hermione che non ad Angelica), al cavallo, alla spada, agli aiutanti… insomma tutto! Qualcosa di nuovo, una boccata di aria fresca che ci porta lontano dai soliti eroi pronti ad affrontare tutti i pericoli e giusto per farvi capire, vi lascio con una citazione precisa:

Con larghe falcate si portò in vantaggio, sventolando la coda in modo che il mostro peloso potesse avere una bella visuale suo suo derrière, così che gli si stampasse per sempre nella memoria. Bastardo.

Non tutti i principi nascono azzurri pg. 183.

Fonte: http://nontuttiiprincipinasconoazzurri.com/chi-sono/

“Percy Jackson e gli eroi dell’olimpo” di R. Riordan pt.1 #recensione

“Percy Jackson e gli eroi dell’olimpo” di R. Riordan pt.1 #recensione

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By Elen

Specifiche tecniche

Titolo della saga: Percy Jackson e gli eroi dell’olimpo
Autore: Rick Riordan
Numero di Libri: 5

  • L’eroe perduto (The lost Hero)
  • Il figlio di Nettuno (The son of Neptune)
  • Il marchio di Atena (The Mark of Athena)
  • La casa di Ade (The Hause of Hades)
  • Il sangue dell’Olimpo. (The Blood of Olympus)

Lingua originale: inglese
Anni di pubblicazione inglese: 2010- 2015
Anni di pubblicazione italiana: 2012- 2015
Casa editrice italiana: Mondadori
Formato: ebook disponibile.



Eccoci qua! Mi scuso per l’attesa ma si dà il caso che Il sangue dell’Olimpo sia uscito in contemporanea o quasi alla saga sui vampiri che ho già recensito e poi sono stata rapita dal mondo di Dita di Polvere, quindi i nostri amati semidei sono momentaneamente sfuggiti dalla mia mente… ma, come si fa a resistergli? Quindi, pronta per un’altra saga che attende sul mio ebook reader, cominciamo invece a parlare del nostro Percy e dei suoi amici.

 “Sette mezzosangue alla chiamata risponderanno.

Fuoco o tempesta il mondo cader faranno.

Con l’ultimo fiato un giuramento si dovrà mantenere,

e alle Porte della Morte, i nemici armati si dovran temere.”

Questa la profezia con la quale Riordan ci ha lasciati alla fine degli Eroi dell’Olimpo, questa la profezia dalla quale riprendiamo, seppure alla lontana. Ma andiamo con ordine, dal momento che, in questa saga, le profezie di sprecano, così come pure i protagonisti.

Come ovviamente è prevedibile dalla profezia stessa, i personaggi passano da 3 (Percy, Annabeth, Grover) a 7, nuovi ragazzi e ragazze che entrano a far parte del mondo mezzosangue poco alla volta. Dal momento che la situazione è decisamente più intricata di quella della saga precedente, dovrò procedere andando libro per libro. A seguire, la recensione dei primi 3 volumi.


L’eroe perduto.3Dnn+9_2C_gra_9788804627715-eroi-dell-olimpo-l-eroe-perduto_original

 “Attento alla terra, figlio della saetta.

I sette verranno alla luce con i giganti e la loro vendetta.

Fucina e colomba la gabbia spezzeranno,

e con la furia di Era la morte scateneranno.”

Jason si sveglia su un autobus della scuola non ricordando nulla del suo passato, nemmeno chi è. Si ritrova seduto accanto a Piper McLean, che dice di essere la sua ragazza, e a Leo Valdez, che dice di essere il suo miglior amico. I tre stanno facendo una gita al Grand Canyon con la loro scuola, ma mentre sono lì, degli spiriti della tempesta li attacano. Inteviene un insegnante supervisore, Gleeson Hedge, che si rivela essere un satiro e li aiuta a combattere: Jason sorprende tutti, incluso sé stesso, utilizzando una moneta che si trasforma in spada d’oro che usa per combattere gli spiriti. Inoltre, per salvare Piper che stava cadendo giù dal Grand Canyon, scopre di poter volare. Alla fine della battaglia arriva un carro volante trainato da due pegasi con a bordo Annabeth e un ragazzo di nome Butch, figlio di Iride. Annabeth è venuta al Canyon a causa di una visione in cui le si indicava di cercare un “ragazzo con una scarpa sola” (Jason nei fatti) ma la ragazza è arrabbiata con lui dal momento che credeva che fosse Percy, scomparso da tre giorni.

Jason, Piper e Leo scoprono di essere semidei e vengono accolti al Campo Mezzosangue. Lì Efesto riconosce Leo, si scopre che Piper è una figlia di Afrodite e Jason un figlio di Giove. Jason capisce inoltre di essere il fratello di Talia Grace, che però è figlia di Zeus, la versione greca del re degli dei, ma hanno la stessa madre mortale.

Jason riceve una missione per salvare Era, che è stata catturata, e decide che Piper lo accompagnerà, però i due hanno bisogno anche di un mezzo di trasporto. Allora Leo si mette a cercare il drago di bronzo perso dalla casa di Efesto e lo incontra nel bosco. Dopo averlo aggiustato e chiamato Festus, i tre partono.

Scoprono che il padre di Piper è stato catturato da Encelado, un gigante al servizio di Gea, la dea della terra. I loro nemici intendono risvegliare la Madre Terra e rovesciare gli dei dell’Olimpo. Sul loro cammino, Jason, Piper e Leo incontrano molti nemici che riescono a battere, scoprendo che però i mostri per una qualche motivazione non restano nel Tartaro che per poco tempo. Mentre vanno da Eolo per chiedere consiglio, si imbattono nelle Cacciatrici di Artemide, guidate da Talia, che incontra per la prima volta dopo anni suo fratello Jason. La giovane racconta al fratello quanto accadde il giorno che la madre decise di lasciarlo alla Casa del Lupo poiché, per placare l’ira di Giunone, il bambino era stato consacrato alla dea. Spiega inoltre al fratello cosa accadde alla madre. Giunti al castello di Eolo, Jason, Leo e Piper si separano da Talia, la quale promette di reincontrarli alla Casa del Lupo.

Dopo i colloqui con Afrodite nei sogni di Piper, il trio e Hedge si muovono verso il Monte Diablo per combattere il gigante Encelado e salvare il padre di Piper. Durante la lotta riescono a liberare il prigioniero e uccidere il gigante. Piper dà a suo padre una pozione che cancella tutti i ricordi e, dopo essersi assicurati che sia al sicuro, il trio raggiunge la Casa del Lupo per liberare Era la cui forza vitale era stata sfruttata per sollevare il re dei Giganti, Porfirio. In questo modo riescono a bloccare momentaneamente i piani della dea della terra.

Jason recupera un po’ di memoria e capisce di essere un eroe della controparte romana del Campo Mezzosangue, il Campo Giove, che si trova vicino a San Francisco; Giunone lo ha scambiato con Percy , che ora si trova al Campo Giove senza più alcuna memoria della sua vita al Campo Mezzosangue, poichè i due campi hanno sempre avuto una rivalità spietata ed ogni volta che si sono incontrati, hanno finito per combattere. Era vuole che greci e romani si alleino per fermare i piani di Gea e si risolva una volta per tutte la spaccatura che divide le personalità degli dei e che li sta facendo impazzire.


 Il Figlio di Nettuno.3Dnn+9_2C_med_9788804633693-gli-eroi-dell-olimpo-2.-il-figlio-di-nettuno_original

 “Andate in Alaska.

Trovate Thanatos e liberatelo.

Tornate entro il tramonto del 24 Giugno o morirete.”

“Al di là degli dei, a settentrione, sta la corona della legione.

Cadendo dal ghiaccio, il figlio di Nettuno affogherà…”

Percy è inseguito da due mostri, ma il ragazzo non ricorda niente, eccetto il suo nome, il fatto di essere figlio del dio del mare e il nome della sua ragazza: Annabeth.I mostri hanno intenzione di ucciderlo per vendicare la morte della loro sorella Medusa. Percy riesce a fuggire e si imbatte in Giunone, travestita da vecchia hippie, che gli dà due opzioni: la prima è portarla al tunnel Caldecott attraverso il piccolo Tevere che può portargli dolore, la seconda di ritirarsi per la sicurezza del mare e vivere una vita lunga e felice ma lasciando la vecchia in balia delle Gorgoni. Percy ovviamente la porta e quando arriva a Caldecott Tunnel incontra altri due semidei: Hazel Levesque e Frank Zhang. La vecchia avvisa Percy che il piccolo Tevere cancellerà il Marchio di Achille poiché è un potere greco e non è ammissibile in territorio romano.

Mentre attraversano il fiume, Percy vede le Gorgoni catturare Frank e controlla l’acqua per uccidere i mostri. Viene poi accompagnato dal Pretore del Campo Romano, detto Campo Giove, una ragazza di nome Reyna, ed incontra per caso Nico Di Angelo, chiamato dai Romani “Ambasciatore di Plutone”, senza però riconoscerlo.

Percy viene assegnato alla Quinta Coorte, al più scrausa, e partecipa, come da tradizione romana, ai ludi di Guerra. (per intendersi è la controparte romana del ruba bandiera, con tanto di fortezza da assediare). Durante il gioco Frank, Percy, Hazel guidano la coorte nella prima vittoria da anni e impressionano tutti con le loro abilità. Alla fine del gioco appare Marte, protettore di Roma. Riconosce Frank e lo incarica di una missione: liberare Thanatos, il dio della morte, che è stato imprigionato in Alaska dal gigante Alcione. Il dio mette in chiaro che devono esserci tre eroi, di cui uno Percy e l’ultimo su decisione di Frank; il ragazzo sceglie Hazel.

Il giorno seguente viene indetta una riunione di emergenza al Senato durante la quale Percy chiede una barca per il trasporto e la missione viene approvata, i tre partiranno per liberare Thanatos e cercare il simbolo della legione, l’aquila, andata perduta proprio in Alaska negli anni ottanta.

Il trio giunge a Portland dove trovano il vecchio Finea, il cieco veggente, ritornato in vita con l’apertura delle Porte della Morte. Finea promette che rivelerà la posizione di Thanatos in cambio della cattura di un’arpia di nome Ella. Prima di catturala però, i semedei si rendono conto che Ella è in grado di memorizzare tutto ciò che legge, e decidono di giocare con Finea poiché il veggente è interessato solo a sfruttare l’arpia per la sua enorme conoscenza delle profezie (ha memorizzato il libro sibillino, andato perduti secoli orsono). Finea e Percy dovranno bere una fiala di sangue di Gorgone di cui una uccide e l’altra guarisce. Il veggente finisce per morire e il trio scopre la posizione di Thanatos: il ghiacciaio di Hubbard.

Durante il viaggio che li porta in Alaska, incontrano le Amazzoni, che si trovano ad affrontare un problema interno al gruppo: Otrera, la fondatrice delle Amazzoni sfida Hylla, sorella di Reyna e attuale capo del gruppo, a un duello che deciderà chi sarà la regina. Hylla si mette subito dalla parte di Percy, Hazel e Frank mentre Otrera vorrebbe ostacolarli. Con uno stratagemma i tre riescono a fuggire e portano con loro Arion, il cavallo più veloce del mondo degli dei, che si affeziona subito a Hazel, ricambiato dalla semidea romana che ha sempre desiderato un cavallo.

Il viaggio prosegue e Frank rivela che la sua vita dipende dal pezzo di legno che si porta sempre dietro: una volta bruciato del tutto egli morirà. Hazel racconta della sua vita passata, ella è figlia di Plutone (in quanto tale è sorellastra di Nico) ed è morta decenni orsono. Il padre la ha riportata in vita con uno scopo preciso, quello di sconfiggere il gigante Alcione che, nella sua vita precedente, Hazel stessa, costretta dalla madre impazzita e controllata da Gea, aveva aiutato a ridestare.

Quando finalmente raggiungono il ghiacciaio trovano Thanatos (il sexy dio della morte, mi chiedo il perchè la morte in versione maschile sia sempre sexy) in catene. Queste non possono essere rotte se non fuse dal “fuoco della vita”, ovvero quello che brucia sul pezzo di legno di Frank. Il ragazzo comincia a sciogliere le catene mentre Hazel attacca Alcione, che a sua volta evoca una legione fantasma che viene sconfitta da Percy entrato in possesso dell’aquila dorata della legione. Frank libera Thanatos bruciando gran parte del suo bastone, poi va ad aiutare Hazel e impara ad usare il suo potere di parte materna: può trasformarsi in qualunque animale desideri. Riesce a stordire il gigante e lo trascinano al di là del confine, in Canada, dove Hazel può ucciderlo (Alcione è l’unico gigante che può essere ucciso dai semidei senza l’intervento divino, poiché strettamente legato a un luogo, l’Alaska).

Il trio si affretta a tornare al Campo Giove grazie ad Arion. I ricordi di Percy sono ormai quasi tutti tornati al loro posto e giunto al Campo romano, con l’aiuto di Tyson e della signora O’Leary (mandati lì da Jason), della legione romana e delle Amazzoni, respingono l’esercito del gigante Polibote. Percy affronta il capo dell’esercito nemico a duello, mentre il resto del Campo combatte i mostri, e lo sconfigge. Alla fine della battaglia al Campo arriva una nave volante con quattro semidei e il coach Hedge. Mentre Percy prega che ci sia Annabeth, i romani si preparano a qualunque evenienza. Scendono Piper, Jason, Leo e Annabeth che propongono un’alleanza: Campo Mezzosangue e Campo Giove per concludere la Seconda Grande Profezia e combattere contro Gea.


Il Marchio di Atena.3Dnn+9_2B_gra_9788804647539-eroi-dell-olimpo-3-il-marchio-di-atena_original

 “La figlia della Saggezza da sola camminerà.

Il marchio di Atena su Roma brucerà.

Il respiro dell’angelo che ha la chiave dell’eterna morte,

i gemelli soffocheranno, se lo vorrà la sorte.

La rovina dei giganti si erge pallida e dorata,

e sarà vinta col dolore in una prigione intricata.”

Annabeth, Jason, Leo, Piper e il coach Hedge, a bordo della “Argo II”, raggiungono il Campo Romano. Dopo aver superato Terminus, il dio dei confini, sbarcano al campo, dove la figlia di Atena atterra Percy indecisa se ucciderlo o baciarlo. Reyna, convinta dai ragazzi (sopratutto da Jason che è a sua volta Pretore) accetta la missione e decide di mandare Percy, Hazel e Frank con gli altri quattro semidei.

Sono ancora a terra che però iniziano i problemi: Leo, rimasto sulla nave, fa fuoco su Campo Giove con le baliste. I sei semidei a terra si affrettano a salire sulla nave e scappano, inseguiti dai Romani, mentre cercano di capire perchè Leo abbia fatto fuoco.Scoprono infatti durante il viaggio, con l’aiuto di Hazel che riesce a vederli e con quello di Pipier che, grazie al dono della madre (la lingua ammaliatrice) riesce a obbligare a rispondergli, che Leo (e in seguito Percy e Jason che arrivano persino a scontrarsi fra loro) sono stati possseduti da alcuni spiriti, i cosiddetti “eidolon”, mandati da Gea con lo scopo preciso di instigare una guerra fra i due campi. Scopo che è stato raggiunto perfettamente dal momento che non solo ci si mettono mostri dei più disperati, ma persino i romani con le loro aquile a cercare di fermare il viaggio dei sette semidei.

Dopo varie difficoltà (fra cui un incontro con il grande Ecole) riescono a raggiungere Roma, consapevoli che la profezia che si trovano ad affrontare obbligherà Annabeth a separarsi dal gruppo per ordine della madre, che le ha affidato il compito di seguire il suo marchio, cosa che a Percy non va per niente a genio. Nel frattempo Leo, Hazel e Frank vanno alla ricerca di Nico, catturato da due giganti Efialte e Oto, e a cui resta poco da vivere dal momento che i due giganti gemelli lo hanno rinchiuso in na specie di botte e il figlio di Ade, per sopravvivere, sta andando avanti mangiando dei semi magici che, però, sono quasi finiti. Finiscono però nell’antico covo di Archimede e cadono in una trappola di Gea da cui riescono a liberarsi solo grazie a Leo e alla sua abilità. Il ragazzo riesce infatti a rimettere in sesto e ad usare le macchine del grande inventore.

Percy, Piper e Jason raggiungono Nico, dopo essere quasi annegati in un ninfeo, e si ritrovano ad affrontare i giganti fissati con lo spettacolo. Con un ottimo lavoro di squadra i tre ce la mettono tutta fino all’arrivo di Leo, Hazel e Frank e infine, grazie all’intervento di Dioniso, riescono a sconfiggere i due giganti e salvare Nico. Risalgono poi a bordo dell’Argo II, per andare a cercare Annabeth.

La figlia di Atena ha seguito la sua strada, percorrendo la strada degli eroi che prima di lei sono rimasti uccisi nel tentare l’impresa, ella riesce grazie alle sue abilità a superare le prove che le si parano davanti e raggiunge il luogo dove si trova la statua della Athena Parthenos. Si tratta della famosa statua di 12 metri, rubata dai romani dopo la sconfitta di Atene. Atena ed Era pensano che la statua sia il solo modo per far riappacificare i greci e romani. Questi ultimi infatti, dopo l’assalto al campo, hanno deciso di muovere guerra al campo Mezzosangue. Al comando adesso è Ottaviano, figlio di Apollo che, approfittando della situazione, vuole diventare imperatore e distruggere i greci che considera da sempre nemici giurati dei romani.

Annabeth si trova però a dover fronteggiare il nemico giurato della madre, la sua più grande paura, la guardiana della statua: Aracne. Ella ha giurato che avrebbe ucciso ogni figlio di Atena che avesse anche solo provato ad iniziare la ricerca della statua, come vendetta verso Atena che la trasformò in ragno. Annabeth, nonostante la fobia e il terrore che la attanaglia, si rende presto conto che Aracne è piena di sé e orgogliosa delle sue splendide tessiture. La ragazza gioca così d’astuzia e sfruttando il desiderio di gloria di Aracne, la convince a tessere una enorme trappola cinese per le dita. Aracne, pregustando già di vedere la sua enorme scultura sull’olimpo e ignara della trappola, non se lo fa ripetere due volte, consapevole che in ogni caso la figlia di Atena non avrà scampo. Termina in poco tempo ed Annabeth, figendo un difetto nella tessitura, la porta ad entrare nella trappola che blocca l’enorme ragno al suo interno. Vani i tentativi di questa di liberarsi dal momento che, più uno si agita per cercare di sbrogliarsi, più uno resta impigliato.

Raggiunta dagli altri semidei, i ragazzi si preparano a trasportare la statua ma il peso di questa e la lotta con Aracne sfonda il pavimento ed apre un baratro nel vuoto che conduce dritto al Tartaro. I sette semidei e Nico cercano di recuperare la statua ma Aracne lancia una ragnatela e blocca Annabeth cominciando a trascinarla con sé nella caduta. Percy riesce ad afferrarla ma non ha modo di salvarla e quindi decide di lasciarsi cadere insieme a lei nel Tartaro, non prima di far promettere a Nico di condurre gli altri semidei alle Porte della Morte, in Grecia, mentre loro due avrebbero attraversato il Tartaro e raggiunto l’altro lato delle Porte che si trova lì poichè per chiuderle ed impedire ai mostri di tornare in vita di continuo, l’unico modo è farlo da entrambi i lati contemporaneamente.

TO BE CONTINUED…

“Caro Bogart” di Jonathan Coe #recensione

“Caro Bogart” di Jonathan Coe #recensione

 

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By She

Si va a trovare il nonno e si finisce per portare a casa dei libri, come se uno non ne avesse abbastanza a casa propria.

Edizioni economiche con illustrazioni di copertina in stile Roy Lichtenstein e volantini pubblicitari di eventi datati estate 1977 come segnalibri dimenticati a parte, si scova un titolo super-universale e super-economico (così si chiama la collana) uscito nel 2004 per la Feltrinelli –  i tempi corrono e il mercato si allontana dall’immagine in salotto: a quanto vedo dal sito, ha già cambiato copertina.

L’autore è Jonathan Coe (La famiglia Winshaw, La banda dei brocchi), biografo, in questo caso, di un personaggio. La storia di Humprey Bogart non potrebbe essere raccontata meglio da Coe della biografia inventata di un personaggio fittizio.

Tempo di lettura: un pomeriggio.

E’ breve, ma per quanto Bogart “Bogey” fosse attore la spinta maggiore che si prova, anche solo a conoscerlo ricordato, è di mettersi nei suoi panni.

Scoprendo il suo debutto disordinato, le collaborazioni mal digerite e i vizi capitali di Bogey, non posso far altro che chiedermi: “Come è possibile che Casablanca sia uno dei film più famosi della storia e che io stessa lo abbia apprezzato senza sospettare che la buona riuscita fu dovuta soprattutto alla fortuna?”

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Una ragionevole dose di pericolo fa bene alla salute. (cit. Sam Spade – Humphrey Bogart ne “Il Mistero del Falco”)

A dare ascolto a Coe, la Hollywood degli anni ’30 e ’40 era un ammasso di scrittori, registi, attori che si aggiravano in un mondo per noi inimmaginabile. Per trent’anni, l’immaginario collettivo sembra essere stato plasmato da sceneggiatori che potevano abbandonare baracca e burattini a pochi giorni dalle riprese, registi e collaboratori abituati esperti nella tecnica patchwork, tanto che a volte l’insuccesso del film era attribuibile alla sua incomprensibilità. Produttori ed artisti che confondevano “il farabutto” sullo schermo con l’attore alcolizzato e in cerca di lavoro che lo interpretava.

Cosa ha reso Bogey un divo? Dietro alla spessa coltre costituita da lui stesso, si intravede la sua bravura, sensibilità, tenacia. Forse, l’insofferenza per le leggi del mercato, che lo resero uno stoico o un cinico piuttosto che un ribelle. Proprio come per i personaggi di fantasia, bisogna scavare tra le righe per incontrare Bogart l’attore: lui stesso, con i suoi tic, la faccia segnata e la stempiatura, è un ruolo abnorme e la sua più grande interpretazione.

Guardando Casablanca o il Mistero Del Falco, non si ha l’impressione di entrare in contatto con Rick o con Sam Spade, ma che Bogart abbia colmato il vuoto lasciato da questi personaggi di fantasia con se stesso e faccia del suo meglio per mostrarci “cosa avrebbe fatto Bogart se fosse stato Rick”.

Bogart è un personaggio fuori dal comune, fatto di immagini, suono ed immaginazione – grazie a Coe, anche di parole, infine.

Malgrado gli anni ’40, con i loro bianchi e noir, siano andati da un pezzo, Bogey ritorna e noi lo conosciamo bene, non solo grazie ai classici in dvd ma a (re)interpretazioni e (ri)visitazioni. Il Bogart amico immaginario di Woody Allen in Provaci ancora, Sam è proprio lo stesso Bogart che indossa lo smoking spezzato al club Rick’s.

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Se ti va bene, uscirai di prigione fra vent’anni, e allora potrai cercarmi di nuovo. Sempre che non decidano di stringere il tuo grazioso collo con un cappio… Sì, tesoro, ti faccio andare in vacanza. Avrai qualche speranza di salvare la vita: il che vuoi dire che se fai la brava ci rivedremo più o meno tra una ventina d’anni. Se invece t’impiccano, ti ricorderò per sempre. – cit. “Il Mistero del Falco”

Una curiosità: una farsa imperdibile di Humphrey e della moglie Lauren Bacall risale alla fine degli anni ’40. Nel cartone animato “Click Hare” (1947), parodia di un esclusivo club di Los Angeles e dei suoi frequentatori, in cui Bogart ordina per cena coniglio e viene in cambio beffato da Bugs Bunny.

“Bacall to Arms” (1946) è invece una parodia del primo film che vide Bogart e la Bacall insieme, “To have and have not” del ’44.

A conclusione, non posso non ricordare la profondissima ordinazione di Bogey del calzone tonno e funghi:

“Inkheart” – “Cuore d’inchiostro” #recensione

“Inkheart” – “Cuore d’inchiostro” #recensione

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By Elen

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Titolo della saga: Cuore d’Inchiostro

Autore: Cornelia Funke

Numero di Libri: 3

  • Cuore d’Inchiostro (Tintenherz)
  • Velendo d’inchiostro (Tintenblut)
  • Alba d’inchiostro (Tintentod)

Lingua originale: tedesco

Anni di pubblicazione tedeschi: 2003- 2007

Anni di pubblicazione italiana:2005- 2008

Casa editrice italiana: Mondadori

Formato: ebook disponibile; singoli disponibili; malloppone economico disponibile

Colori delle copertine: malloppone ocra sfumato con nero e grigio

Copertina: Inerente alla storia e con colori giusti a descriverla.

Sono presenti illustrazioni dell’autrice.

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Mi sono accostata alla saga dopo aver visto il film, mi era piaciuto, l’autrice ha fatto esattamente quello che ogni lettore sogna fin dalla prima volta che si innamora di un personaggio: gli ha dato vita… e che vita! E quando trovi il malloppone in sconto beh… come si fa a non comprarlo? Ma andiamo con ordine.newproject

Cuore d’Inchiostro.

È notte fonda e piove a dirotto quando all’improvviso davanti alla porta di Meggie e di suo padre Mortimer si presenta uno sconosciuto. Meggie, appassionata di libri e appena dodicenne, viene subito spedita nella sua camera mentre il padre parla con il nuovo arrivato: Dita di polvere.

La ragazzina, che è anche una delle protagoniste della saga, non ne vuole sapere di seguire i dettami paterni e si mette ad origliare. Capta poche parole e molto enigmatiche e il padre, quando il visitatore se ne va, la riaccompagna a dormire. La desta però all’alba, chiedendole di fare le valigie per accompagnarlo in uno dei suoi viaggi: Mortimer, Mo come lo chiama sua figlia, è un rilegatore e ha deciso di andare in Italia a sistemare i libri della zia della madre di Meggie, scomparsa circa nove anni prima e di cui la ragazzina non sa che quelle cose che le racconta il padre.

Con i due parte anche Dita di Polvere, il quale comincia ad accennare a Meggie qualche segreto del padre: c’è un certo Capricorno che, insieme alla sua banda di sgherri incendiari, vuole catturare Mo. Il loro quartier generale sembra essere momentaneamente in nord Europa, motivo per cui loro stanno viaggiando verso sud.

Il viaggio si rileva tranquillo un po’ meno lo è l’arrivo nella tenuta della zia Elinor, una donna scontrosa che per tutta la vita ha avuto un solo ed unico amore: i libri rari. Ne colleziona a migliaia e ne ha la casa piena, ma non permette a nessuno di toccarli e impone rigidissime regole alla nipote, a cui si accosta come se fosse una marmocchia pronta a strappare tutte le pagine dei sui tesori. Non potrebbe sbagliarsi di più: Meggie ama i libri, sono per lei una via di fuga, il suo modo per conoscere il mondo, è stato suo padre a insegnarle a leggere ma mai in dodici anni ha letto qualcosa a voce alta. Il motivo tormenta la ragazzina.

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Dita di polvere si rivela essere un Mangiafuoco e allestisce uno spettacolo per Meggie ed Elinor, che rimangono incantate dalla maestria con la quale danza con le fiamme, tuttavia durante lo spettacolo si scatena in casa una gran confusione. Gli sgherri di Capricorno, fra cui spicca Basta, sono venuti a prendere Mo e il libro che egli custodisce gelosamente e che ha portato apposta a casa di Elinor poiché la dimora è dotata di sofisticati antifurto (tanto è il terrore che prova la donna verso chiunque si avvicini ai suoi inestimabili tesori). Riescono a rapire il rilegatore che loro chiamano Lingua di Fata, e con lui ottengono il libro “Cuore d’inchiostro”.

Meggie è distrutta dalla scomparsa del padre a cui segue quella di Dita di Polvere. Con la zia chiamano la polizia ma non sanno cosa altro fare fino a che la ragazzina non scopre che la zia ha sostituito il libro con un altro. Non appena torna Dita di Polvere la decisione è presa: andranno da Capricorno a consegnare il vero “Cuore d’Inchiostro”, e liberare in questo modo Mortimer.

Non sanno tuttavia che a Capricorno non interessa solo il libro, ma anche il rilegatore! E per ottenere tutti i suoi scopi, promette a Dita di Polvere la sola cosa con cui avrebbe mai potuto far leva sui suoi sentimenti: riportarlo a casa.

Mo’ non accenna a voler leggere una singola parola delle pagine ma quando Capricorno rapisce la figlia ed Elinor la musica cambia. Mo’ è costretto a raccontare alle due la verità: fin da piccolo ha avuto la capacità di far uscire dai libri personaggi, oggetti e animali. Ma il prezzo da pagare per l’apparizione di qualcuno è la scomparsa di qualcosa a lui vicino. Nove anni fa, mentre leggeva con la moglie e la figlia piccola “Cuore d’Inchiostro”, sono comparsi Capricorno, Basta e Dita di Polvere, ma è scomparsa Resa, sua moglie, insieme ai due loro gatti. Da allora egli ha provato a riportarle indietro a ogni costo senza mai riuscire e ha giurato a se stesso che mai più avrebbe letto qualcosa a voce alta.

Meggie è scioccata dalla verità, ma ama il padre alla follia (e scopriremo presto che, a mio parere, soffre di un non proprio celato complesso di Edipo, tanto è la gelosia che prova verso il padre). Quando per la prima volta egli legge ad alta voce per accontentare Capricorno, nella speranza che li lasci andare, egli fa apparire una enorme quantità di denaro dalle “Mille e una notte” e un ragazzo, Farid. Meggie si innamora perdutamente della capacità del padre di far prendere vita alle parole. Quando legge, la sua voce è come una melodia arcana e bellissima da cui non si riesce a staccarsi e così, come tutte le ragazzine della sua età, vorrebbe essere in grado di fare altrettanto, e chi, dico io, non vorrebbe con la sua voce poter far apparire i personaggi che tanto ama?

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Mo’ non è però la sola Lingua di Fata, Capricorno ne ha un’altra, un uomo di nome Dario che tuttavia quando fa comparire le persone, essendo terribilmente spaventato da Capricorno, finisce con il mutilarle in qualche maniera: uno sgherro zoppica, a uno manca il naso, una delle serve ha perso la voce etc. Quindi Capricorno non vuole mollare la presa su Mo’ e soprattutto, poiché si trova troppo bene nel mondo moderno, decide di bruciare ogni copia esistente del libro, con grande orrore di Dita di Polvere che vede bruciare letteralmente ogni possibilità di tornare a casa.

Questo è l’inzio delle avventure di Meggie, Mo’, Dita di Polvere, Elinor, Dario, Farid, Resa e Fenoglio (l’autore di “Cuore d’Inchiostro”), coprotagonisti in un romanzo che si svolge dapprima in un paesino sperduto della Liguria e che vede come antagonista il terribile e senza cuore Capricorno, il suo braccio destro Basta, e la madre di Capricorno la Gazza.

Non posso certo raccontarvi tutto, altrimenti sarei giustamente accusata di spoiler, ma il primo libro della saga si conclude lasciando aperte troppe domande e il secondo e il terzo volume hanno il compito di risolvere tutta la confusione lasciata.

Veleno d’inchiostro.

“Arriva un momento in cui un personaggio dice o fa qualcosa a cui tu non avevi pensato. In quell’istante prende vita e non resta altro che lasciargli fare” Graham Greene.

Non c’è citazione migliore per esemplificare quello che uno scrittore sa fin dalla prima volta che le sue dita cominciano a scorrere su un foglio bianco: un personaggio farà e dirà sempre quello che vuole e per quanto lui abbia deciso che la storia debba avere un certo ritmo, debba seguire certi binari, ci sarà sempre qualcuno che manderà all’aria i suoi piani.

Questo è quello che si trovano ad affrontare nel secondo e nel terzo capitolo della saga i nostri protagonisti. Dita di Polvere ha scovato un altro lettore, un certo Orfeo, che gli ha promesso di portarlo nel suo mondo, cosa che egli effettivamente fa ma non rispettando i termini dell’accordo del mangiafuoco: lascia indietro Farid e la martora Gwin. Tuttavia gli spedisce dietro Basta, scampato alla fine di Capricorno, il cui solo obiettivo è vendicarsi di Colui che danza con il fuoco.

Farid fa l’unica cosa logica: va da Meggie e da suo padre nella speranza che leggendo le parole che hanno fatto sparire il Mangiafuoco, possano mandare anche lui nel mondo di Cuore d’Inchiostro per stare con il maestro e avvertirlo del pericolo.

L’apprendista si rivolge alla bella Meggie, di cui è da sempre innamorato e la ragazza, innamorata del mondo creato da Fenoglio e desiderosa di vederlo con i suoi occhi, si appresta ad aiutare Farid e, con un breve biglietto di spiegazioni lasciato ai genitori e alla prozia, legge le parole di Orfeo che la catapultano nel mondo di Cuore d’Inchiostro.

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Ed ecco che qui la storia si divide su due piani: Meggie e Farid e tutti i personaggi del libro da un lato e dell’altro Mo’, Resa, Elinor e Dario. Una separazione che dura ben poco, dal momento che entrano in gioco Orfeo e la Gazza, la quale vuole vendetta per suo figlio ed è certa che, all’interno del romanzo, egli esista ancora.

Si fa riportare nel suo mondo insieme a Resa e Mo’ solo per scoprire che Capricorno è morto anche lì e che i giochi di potere sono cambiati in maniera notevole! La storia, rivela l’autore Fenoglio, ha preso una vita propria, ben diversa da quella che lui le aveva dato: ha creato personaggi e ne ha distrutti altri, riscrivendo completamente il finale. Fenoglio si trova a dover rimettere insieme i fili e cercare di non far collassare il tutto nel peggior happy ending che si sia mai visto.

A riprova di ciò, Mo’ viene quasi ucciso dalla Gazza e insieme a Resa viene salvata dal Popolo dei mille colori che scambia Mo’ per un noto brigante le cui ballate Fenoglio narra da quando è arrivato, ballate che hanno tratto ispirazione nella mente dello scrittore proprio dalla sua conoscenza nell’altro mondo con Mo’, d’altronde non c’è personaggio migliore di quello che ha, come base, qualcuno di vero e reale, sempre che questa persona non finisca dentro il libro stesso e rischi di rimetterci la pelle.

Meggie e Farid nel frattempo hanno raggiunto Dita di Polvere, che ha ritrovato più o meno la sua felicità domestica e Basta si è riunito alla Gazza e con lei ha cominciato a servire il nuovo cattivo della situazione: Testa di Serpente il quale, saputo della comparsa del suo odiato nemico Glandarius, il fuorilegge di cui scrive Fenoglio e che spesso è stato interpretato dagli uomini del popolo dei mille colori per cercare di migliorare lo stile di vita dei poveri (alla Robin Hood per intendersi) decide di catturarlo e ci riesce anche. Sarà Fenoglio, con le suppliche di Meggie, a scrivere le parole che la ragazza dovrà leggere e che sono destinate a salvare capra e cavoli, anche se, come sempre, avranno il loro contraccolpo da parte di una storia che ormai non vuole essere scritta ma ama scriversi da sola.

In tutto questo si inseriscono Elinor e Dario, rimasti nella villa della donna dove sono tenuti prigionieri da Orfeo che, geloso del potere di Meggie, che è stata in grado di trasportarsi dentro l’amato Cuore d’Inchiostro, le prova tutte per cercare di raggiungerli e nel frattempo tormenta Elinor e Dario. La donna invece si strugge di nostalgia e di preoccupazione per la nipotina e i suoi genitori: sono finiti i tempi in cui contavano solo i libri, adesso, per quanto piena di tesori, la casa sembra vuota e senza vita per Elinor che altro non sogna che raggiungere i suoi cari.

Alba d’Inchiostro.

In fin dei conti, è questo che si cerca in un libro: grandi sentimenti mai provati nella propria vita, dolore al quale, se diventa troppo straziante, si può porre fine semplicemente chiudendo un volume. Consunzione e morte avevano un sapore piacevolmente reale, se evocate con le giuste parole, e li si poteva centellinare a piacimento per poi relegarli fra le pagine, senza alcun pericolo.

 La situazione è degenerata così velocemente nel finale del secondo volume, da aver costretto Meggie, Farid e Fenoglio a una decisione quanto mai avventata: far arrivare Orfeo nella speranza che trovi le parole giuste per riportare in vita Colui che danza con il fuoco che si è sacrificato per Farid.

Il giovane apprendista, che ormai è bravo quanto il maestro, si tormenta all’idea di essere stato la causa della sua morte e Roxenne e Brianna non lo aiutano di certo. Entrambe lo accusano della morte di Dita di Polvere e il giovane si sottomette quindi ad Orfeo, promettendo di fargli da schiavo se lui riuscirà a riportare Dita di Polvere fra i vivi.

Nel frattempo Mo’, Resa e Meggie, in fuga da Testa di Serpente che ha cominciato a star male, dal momento che il libro rilegato da Mo’ ha cominciato a distruggersi, trovano rifugio in una casetta nel mezzo di una valle, circondati dal popolo dei mille colori all’ordine del Principe Nero e del suo formidabile Orso. Lingua di fata ha però cominciato a compiere seriamente le scorrerie che prima solo nelle ballate erano attribuite a Glandarius e poco a poco sta cominciando a diventare il brigante stesso, cosa che terrorizza Resa, preoccupata che il marito voglia restare per sempre in quel mondo e fare il brigante a vita, rischiando la pelle ogni giorno e che non possa veder crescere il figlio che porta in grembo.

La situazione politica del regno è disperata: con la morte di Cosimo e la nascita di un erede maschio, Testa di Serpente mette sul trono suo genero, prevaricando il diritto di sua figlia a regnare e portando Violante a decidere di fare un accordo con Glandarius stesso per sconfiggere il padre che tanto odia.

Orfeo nel frattempo crede di aver capito come liberare Dita di Polvere, è intenzionato a consegnare alla Morte Glandarius, che gli è sfuggito già una volta, in cambio del mangiafuoco. Lo scambio però non va come previsto e tutti pensano che sia Mo’ che Dita di Polvere siano morti e irraggiungibili. Il rilegatore però stringe un patto con la Morte: in cambio di testa di serpente che ha reso immortale e quindi intoccabile dall’eterno silenzio, lui e Colui che danza con il fuoco potranno tornare indietro, ma se non riuscirà nel suo intento, allora la Morte si riprenderà entrambi e anche Meggie.

Ovviamente Glandarius si mette subito all’opera per cercare di risolvere la situazione, ma Testa di Serpente fa rinchiudere tutti i bambini di ombra nel castello e, tramite suo genero e i suoi sgherri, fa sapere che se Glandarius non si consegnerà, i bambini moriranno. Mo’ si consegna e decide di accettare l’offerta di Violante per sconfiggere il di lei padre, in questo viene seguito come un ombra da Dita di Polvere mentre Orfeo si allea con la Gazza per cercare di uccidere Mo’ e vendicarsi di Dita di Polvere.

Riusciranno i nostri eroi a dare un lieto fine ad una storia che non solo si scrive da sola, ma che si scrive quasi sempre nel modo sbagliato?

“Cuore d’inchiostro” sembra essere un romanzo intenzionato a non far spazio alla luce, ogni volta che accade qualcosa di buono e che gli eroi sono, per così dire, sulla buona strada, ecco che qualcosa e spesso più di una cosa, sorge dal nulla per abbatterli e scoraggiarli. Lo scrittore stesso del romanzo, un personaggio vanaglorioso e pieno di sé, non sa più come trattare la sua storia e come sistemarla, insomma it’s a mess.

La scrittrice è riuscita a creare un mondo fosco, dove i cattivi sono in maggioranza e spesso meglio caratterizzati dei buoni. Sono loro a plasmare la storia e gli eroi non possono far altro che cercare di sistemarla. Un romanzo a tinte fosche dove la protagonista, che si suppone sia Meggie, è una ragazzina che sembra pensare solo a sé stessa e a suo padre più che “a ciò che è giusto”. I veri eroi del romanzo sono Mo e il Principe Nero, nonché Dita di Polvere sebbene anche quest’ultimo sia macchiato all’inizio dal tradimento.

Insomma un fantasy non così scontato come può apparire e che rivela quanto gli autori siano consapevoli del fatto che i loro personaggi facciano quello che vogliono e quando vogliono! Una saga da leggersi tutta d’un fiato, di quelle che ti sogni la notte quando vai a dormire e che lascia scritto col fuoco il suo nome nel cuore.

 

“I guardiani di Faerie” di T. Brooks #recensione

“I guardiani di Faerie” di T. Brooks #recensione

Specifiche tecniche guardiani 9788804624394

 Titolo della saga: Gli oscuri segreti di Shannara.

Autore: Terry Brooks

Numero di Libri: 3

-I Guardiani di Faerie (Wards of Faerie )

-Il Fuoco di Sangue (Bloodfire Quest )

-Lo Spettro della Strega (Witch Wraith )

Lingua originale: inglese

Anni di pubblicazione inglese: 2013- In corso

Anni di pubblicazione italiana: 2014- In corso

Casa editrice italiana: Mondadori

Formato: ebook disponibile; economico disponibile

Colori delle copertine: Blu con sfumature viola, con una moneta d’oro al centro.

Copertina: Fondamentale – per arrivare alla fine del libro o addirittura… per capirlo!

Terry Brooks, o meglio (o peggio?) la saga di Shannara… un argomento dei più spinosi per le troppe diramazioni… mi limiterò quindi al primo libro dell’ultima trilogia, ossia “I Guardini di Faerie”.

Per chi segue Terry Brooks come se fosse un guru, leggere do questo libro e non del secondo, appena uscito, può apparire strano, ma esiste un perché: ho collezionato l’intera saga in edizione economica e quindi ho aspettato fino all’ultimo per completare il mio corollario! Ebbene sì: sono fissata – non posso accettare di avere sedici libri in una edizione e soltanto uno in un’altra.

Per chi non conosce Terry Brooks e la saga in questione, stiamo parlando di uno dei più famosi scrittori di fantasy viventi (eh sì: è vivo, sta scrivendo e non sembra intenzionato a smettere). È stato accusato di plagio nei confronti di Tolkien (non senza motivo) per quanto riguarda il primo libro della epopea. Inoltre, il primo libro scritto da Brooks non è il primo dell’ordine cronologico della saga, cosa che crea notevoli problemi di posizionamento sugli scaffali…

Dopo averli finalmente sistemati, ecco una nuova trilogia che necessita di spazio! Dove si colloca esattamente?!

L’autore è uno dei più prolifici per la produzione di puntate appartenenti ad un’unica saga. Le saghe fantasy che contano la bellezza di oltre 12 volumi sono innumerevoli, anche se spesso questo è dovuto alla segmentazione attuata dagli editori italiani (in lingua originale, generalmente i libri sono meno – la metà addirittura!)

Malgrado la prolificità, Brooks non usa mai o quasi gli stessi protagonisti: ogni trilogia o tetralogia ha i suoi personaggi ma è al contempo connessa alle altre per i riferimenti geografici, e l’intreccio attorno a famiglie e figure chiave come i druidi. Alla fine della lettura e se non si è perso il filo, si può ricostruire un intricato albero genealogico. Da non tralasciare dunque, durante la lettura, i riferimenti dell’autore a figli, nipoti, zii, cugini, nonni etc… pena: perdere completamente il filo.

Le “regole” delle “Le Quattro Terre” appaiono a tratti scontate: la missione, i druidi, Leah, Ohmsford, Elessedil alla ricerca di una magia perduta da sottrarre alla Federazione (il nemico), l’Ellcrys o Eterea (in base all’idioma) e il Divieto – che non possono mancare.

Perché non mescolare ogni cosa? Questo è quello che sembra abbia fatto Brooks ne “I guardiani di Faerie”. Da copione, abbiamo la missione. E l’Ellcrys. Qualunque appassionato della saga di Shannara che legga i primi capitoli può capire tutta la trama!

Andando con ordine:

Aphenglow Elessedil, nipote del re degli elfi, cerca tra gli archivi del palazzo di Arborlon cronache utili all’ordine a cui appartiene, i Druidi. Trova un diario appartenente ad una principessa elfica in cui ella parla delle introvabili pietre magiche. Stando a quanto scritto, le pietre sarebbero state rubate dal Notturno di cui era la compagna. Il “fidanzato” le avrebbe lasciato in pegno tre pietre azzurre, quelle della Ricerca, affinché lei potesse trovarlo e vivere happy ever after.

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Aphenglow capisce l’importanza della scoperta e decide di tornare alla base per conferire con gli altri druidi, ma prima di partire viene attaccata per due volte. Giunta alla roccaforte del suo ordine, le sue scoperte destano scalpore: i druidi progettano di partire alla ricerca delle pietre e di svegliare l’Ard Rhys, Khyber Elessedil, che giace nel sonno magico. Khyber si desta da sola e, indecisa sul da farsi, chiede consiglio ai morti. E’ l’ombra di un personaggio amato e conosciuto, Allanon, a darle istruzioni, anche se in modo criptico e poco promettente.

Khyber parte dunque con alcuni druidi e compagni, indicati dal defunto Allanon.

Incontra inoltre una Leah, due Ohmsford (due bei gemelli capaci di usare il Canto Magico), un cercatore di piste, un guerriero, una maga, costruttore di aereonavi…

Khyber mette insieme uno squadrone di 40 persone alla ricerca delle pietre. Intanto, l’elfa Aphenglow è rimasta bloccata al quartier generale insieme alla sorella Arlingfant, un’eletta, Cymrian, la sua guardia del corpo, i soldati troll e il druido Bombax. Questi miseri quattro dovranno sventare il piano della Federazione ed impedire la conquista della fortezza. Riusciranno i nostri nuovi eroi nell’impresa?

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Illustrazione originale dell’artista fantasy Todd Lockwood, dove sono raffigurati Khyber Elessedil e i suoi compagni.

Come sempre, lo stile di Brooks è accattivante e rende difficile staccarsi dal libro: lascia punti insoluti, dubbi, enigmi che saranno risolti nelle seguenti puntate, anche se… queste trovate sono facilmente risolte dal lettore esperto prima che dica “eletta”!

Solo due variabili infine rimangono per i tomi successivi.

Miei cari shannariani, mi congedo fino all’uscita de “Il Fuoco di Sangue” in edizione economica. E conoscendo i tempi delle case editrici, penso che ci vorrà un po’!

Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo #recensione

Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo #recensione

Specifiche tecniche

Titolo della saga: Percy Jackson e gli dei dell’olimpo.

Autore: Rick Riordan

Numero di Libri: 5

-Il ladro di fulmini

-Il mare dei mostri

-La maledizione del titano

-La battaglia del labirinto

-Lo scontro finale

Lingua originale: inglese

Anni di pubblicazione inglese: 2005 – 2009

Anni di pubblicazione italiana: 2010 – 2012

Casa editrice italiana: Mondadori

Formato: ebook disponibile

Colori delle copertine: accattivanti.

Copertine: immagini perfettamente connesse con la trama.

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La trama si insinua perfettamente nella linea fantasy: un ragazzo che fino a poco prima non conosce il padre e che, all’improvviso, si trova catapultato in un mondo pieno di creature mitologiche che vogliono ucciderlo. La sua unica salvezza? Giungere al campo mezzosangue dove, altri come lui, passano le vacanze estive (e non solo) allenando corpo e mente, preparandosi ad affrontare quelle creature che al di fuori dei confini sicuri del campo li attendono.

Questo è ciò che ci si aspetta debba fare un mezzosangue, un figlio di un dio o una dea e di un mortale, ma ovviamente Percy non è nemmeno un comune mezzosangue (come il suo nome stesso suggerisce), egli è figlio di uno dei tre grandi, per l’esattezza di Poseidone, dio del mare e dell’oceano.

Percy ha il potere di controllare e individuare l’acqua in ogni sua forma e si ritrova, suo malgrado, implicato nelle gelosie dell’olimpo, in una guerra fra Zeus, Ade e suo padre Nettuno. La sua colpa? Aver rubato qualcosa che appartiene a Zeus.

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Percy però non sa niente di tutto ciò, ma essendo il primo indagato dal supremo Zeus, si trova costretto a compiere un’impresa eroica alla ricerca dell’oggetto che il divino zio crede sia nelle sue mani. Ad accompagnarlo c’è la bella e intelligente figlia di Atena, Annabeth Chase, e il suo migliore amico, il satiro Grover Underwood. I tre si trovano ad affrontare svariati pericoli, creature della mitologia greca gli sbarrano la strada e persino i loro “parenti” divini!

Tuttavia non siamo che all’inizio dell’avventura di Percy. Rick Riordan, l’autore di questa nuova saga fantasy, ha tirato fuori dalla mitologia greca, i più grandi miti conosciuti.

“Un dì, fra diciotto anni, i pianeti si allineeranno, senza affanni

Di tempo di agire ne avrai a Iosa, sguinzagli i titani, la tua banda mostruosa!

Poi Zeus, un dì fiero finalmente cadrà e a te, Ade, il potere andrà!

Un piccolo monito giunge infine: se Ercole combatte, per te è la fine!”

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Ok, sì, ho appena citato la grande profezia che le Parche fanno nel cartone animato di Hercules… ma beh, d’altronde anche qui abbiamo una profezia e anche qui ci sono i titani e il desiderio di spodestare Zeus. Cambia solo il protagonista: non si tratta di Ercole, ma di Percy e dei suoi amici! (C’è da chiedersi se prima di scrivere, Riordan non si fosse fatto una full immersion di cartoni animati…)

« Un mezzosangue degli dei maggiori Compirà sedici anni seppur tra guai e dolori E mentre lungo sonno il mondo piombar vedrà l’anima dell’eroe, l’orrida lama strapperà una sola scelta porrà ai suoi giorni fine e dell’Olimpo il trionfo decreterà, o la caduta infine. »

I nuovi eroi semidivini si ritroveranno coinvolti in un unico grande piano, quello del titano Crono, padre di molte delle divinità dell’Olimpo e figlio di Urano e Gea, il cui unico obbiettivo è quello di tornare al potere e distruggere Zeus che lo aveva spodestato ed esiliato nel Tartaro.

Gli dei dovranno chiedere aiuto ai figli, per quanto non muoiano certo dalla voglia di farlo, dimostrandosi incapaci nel riuscire da soli a combattere le loro battaglie e tuttavia ben poco pronti a riconoscere i meriti dei ragazzi eroi che mettono a rischio la loro stessa vita.

Una saga affascinante, che esula dal classico rifacimento medievaleggiante e che vede i protagonisti, divini e non, perfettamente integrati nella nostra epoca (basti pensare che l’Olimpo è situato sull’Empire State Bulding o che Dionisio ama la Diet Coke!), con i problemi della nostra epoca ma anche continui richiami alla mitologia e agli usi e costumi degli antichi greci.

In sintesi, un fantasy che si potrebbe quasi definire mitologico poiché dalla mitologia ha origine e nella mitologia vive.

L’eroe è un semplice ragazzo che cresce con l’andare avanti della storia, che come tutti gli adolescenti moderni ne passa di tutti i colori, sia per le amicizie, sia per gli amori, seguendo il classico stereotipo che tuttavia non rimane mai troppo scontato o prevedibile.

Rick Riordan riesce a rendere quest’avventura intrigante e appassionante, una saga da cui è difficile alzare gli occhi, che ti catapulta negli Stati Uniti e al contempo nell’antica Grecia, affascinando la mente, portando a una totale e completa evasione. Una saga che, quando finisce, ti lascia quell’amaro in bocca che solo un libro che ti ha preso fino all’ultima parola lascia, ma, al contempo, porta con sé l’attesa, quel fremito di aspettativa per cui non puoi fare a meno di andare a controllare continuamente online se e quando uscirà un nuovo libro. Un libro per ragazzi che non ha troppe pretese né voglie di essere ciò che non è, una saga che, consigliata a partire dai 12 anni, si legge volentieri a qualunque età (guardate me, ho 26 anni e fremo aspettando che esca l’ultimo libro argh!)

Peccato che, come spesso accade in questi casi, i registi del cinema di oggi, nel tentativo di portare la storia sullo schermo, siano riusciti solo a stravolgere tutto, al punto tale che, dopo il secondo film, non ho la minima idea di come riusciranno ad agganciarci il resto, ma d’altronde la storia del cinema di questi anni è piena di fallimenti quando si tratta di riuscire a fare trasposizione di libri fantasy, basti pensare al famoso e indiscutibile fallimento di Eragorn!

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In ogni modo nel cinema ce la stanno mettendo tutta per cercare di rendere più reali, più visivi, quelli che, per un buon lettore, sono già personaggi in carne e ossa, con le loro voci,  i loro gesti… quindi non abbattetevi, cari lettori, di tutto il mondo, non esiste film sbagliato che possa togliervi il vostro eroe o la vostra eroina.

Percy Jackson, e il campo mezzosangue al completo, sono lì dietro l’angolo, e vi aspettano per una nuova e avvincente avventura…

“Sette mezzosangue alla chiamata risponderanno.

Fuoco o tempesta il mondo cader faranno.

Ut cum spiritu postrema sacramentum dejuremus

Et hostes ornamenta addet ad ianuam nece.”

… questa volta nel mondo greco-romano (e siccome sono crudele, la seconda metà della profezia… ve l’ho scritta in latino 😛 ).

“Con il cuore a Kobane” #recensione

“Con il cuore a Kobane” #recensione

Specifiche tecnicheinternazc

Titolo originale: “Con il cuore a Kobane”
Lingua originale: Italiano
Anno di pubblicazione: 2015
Editore italiano: inserto gratuitamente distribuito con la rivista “Internazionale”
Colori disponibili: bianchetto (parete invecchiata)
Connettività: ghenga-style
Dimensioni:
Pagine: 44
Peso: piuma
Spessore: fazzoletto tempo
Copertina: sblescia
Espansione memoria: in avanti
Formato ebook: non ancora
Funzioni avanzate: una voce fuori dal blog

Oggi è una giornata particolare e questa è una recensione particolare – molto personale.

Non si può negare l’universalità del contenuto, tuttavia la finestra temporale nella quale è stato letto me l’ha reso molto intimo, a scapito dell’obbiettività del commento, probabilmente.

La premessa è breve: per me il tempo è una mesata, neologismo derivato dall’unione della parola “mese” e “pesata”. Non distinguo le settimane tra loro, visto che i giorni che le compongono costituiscono la cosiddetta “routine”, e non mi affatico a tenere il conto fino a quando non arriva quel weekend in cui scendo a casa. Nei tre giorni che seguono, entro ed esco da una condizione delicata, nella quale le mie percezioni di ingigantiscono. Sto parlando del viaggio, in treno, quel lungo viaggio che mi porta dal nord al centro. Il treno per me è una sorta di bolla mistica, nel quale una ragazza con le scarpe di Calvin Klein pesta pesta la tracolla del mio zaino e attraverso la stazione di Bologna in formazione con sessanta pendolari che trascinano un trolley – il rumore è quello di un jet, ma il movimento è simile a quello di uno stormo di uccelli migratori.

Mi è successo questo, mentre attraversavo l’appennino su un regionale animata dal suono di risate dalla prosodia familiare (toscane e cinesi): la collina nera si è appiattita su un cielo blu cobalto e mi sono sentita infinitamente rapita e triste. Mi sono chiesta, spontaneamente, come faccio ad affrontare questo, io, che non ho nulla dietro? La bellezza, la tristezza, la partenza, il tempo che passa, la distanza, la necessità: la mia immagine riflessa nel finestrino mentre il paesaggio va e va. Una domanda simile me la aveva posta mio padre, uomo sinceramente credente ed impegnato – termine in disuso: come fa la vostra generazione a fare le cose? Come è possibile che abbiate un fine?

Lui si riferiva alle scelte della vita: il lavoro, l’amore, la famiglia e noccioline di cip e ciop. Non mi ha dato propriamente della “senza dio”, ma in pratica è quello che sono: una senza una fede ben riposta. Non sono vuota, in quanto ho buttato la lattina di birra e quindi non mi sento senza birra.

Ho continuato a chiedermelo, mentre attraversavo la stazione di Bologna – sì, immaginatemi come una fighissima Katniss Everdeen che corre verso la foresta, vi prego.

Come faccio, io che non ho nulla dietro?

Fattostà che avevo qualcosa dietro, nello zainetto, schiacciato tra il computer e due quaderni, il fumetto di Zerocalcare, “Con il cuore a Kobane”. E l’ho sentito proprio, come quando sento le cose quando viaggio in treno, come ho sentito l’odore dell’hamburger quando qualcuno l’ha tirato fuori nello scompartimento, come la sigla di Peter Pan proveniente dal tablet della bambina seduta a quattro sedili di distanza.

Il fumetto è un reportage del viaggio di Zerocalcare sul confine turco-siriano tra i combattenti Curdi che difendono la città di Kobane dal gruppo Stato islamico (ho copiato il sottotitolo, ho giusto aggiunto “di Kobane”). Quando ho sentito della sua uscita, morivo dalla voglia di comprarlo e la mia tirchiaggine ha fatto maturare la voglia fino alla settimana successiva, quando è stata distribuita una provvidenziale ristampa. L’ho letto e ho riso all’andata. Mi sono portata dietro il pensiero al ritorno, quando ho percepito il vuoto alle mie spalle, “con quel terrore da ubriaco” a cui diamo il nome a memoria.

Quello che Zerocalcare disegna-racconta è l’incontro tra due realtà che si tengono un po’ a distanza, non si piacciono, un po’ per dispetto e un po’ per noia: la mia generazione e la realtà, il presente.

Non fanno altro che parlare degli ostacoli che si frappongono tra noi e il futuro, tra noi e quello che succede là fuori, al di là della porta della nostra cameretta.

Il monitor sopra alla mia testa, mostra una foto del Ponte Vecchio a Firenze e due belle ragazze, in posa, sorridenti: mi ricordano Greta e Vanessa ritratte a quella manifestazione, quando il loro “avere qualcosa dietro” è stato denigrato e superficializzato. Piuttosto beffardo, il trattamento che ci riservano: ci prendono in giro, Michele Serra scrive un libro su di noi e Baricco apre una scuola a pagamento per accendere la miccia di una creatività buona, forse, per partecipare a un reality o comparire in un programma su laeffe. E intanto, scrivono che neppure in Inghilterra ci vogliono più, che di commessi sorridenti che ti servono la hola hola hon la hannuccia horta horta ne hanno abbastanza.

E Kobane?

Io credo a quello che Zerocalcare ha scritto: che quei Curdi hanno parlato con lui, che si sono scambiati saluti e tè, che alla fine qualcuno ha detto grazie. Questa è roba più vera di tutta quella merda che ci disegnano addosso, a noi piccoli di periferia – periferia europea, italiana, cittadina. Questo filo invisibile che c’è è bello, perché fa sorridere ed avvicina. Non mi sento più la caricatura di me stessa, una puffetta cattiva appena fuggita dal castello di Gargamella.

Non andrò a Kobane e continuerò a fare la trottola per fare questo mio strano, ingiustificabile lavoro (la ricercatrice) e tante tante altre volte dovrò sforzarmi di mettere a fuoco “cosa ho dietro”, perché cazzo me ne sto qua e me ne vado di qua e di là.

E la risposta è proprio quella suggerita da Zerocalcare, quella che accomuna questi giovani così lontani che lottano con demoni dalla risposta pronta: è il cuore.

E’ l’unica giustificazione ragionevole per ogni viaggio, ogni contatto, visto che solo chi ha cuore è capace di compiere il bene con coraggio.

Buona domenica, e buon lunedì, di cuore (sperando che Nicholas Sparks non ci chieda il copyright).

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I miei coinquilini apprezzano le mie letture