“Percy Jackson e gli eroi dell’olimpo” di R. Riordan pt.1 #recensione

“Percy Jackson e gli eroi dell’olimpo” di R. Riordan pt.1 #recensione

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By Elen

Specifiche tecniche

Titolo della saga: Percy Jackson e gli eroi dell’olimpo
Autore: Rick Riordan
Numero di Libri: 5

  • L’eroe perduto (The lost Hero)
  • Il figlio di Nettuno (The son of Neptune)
  • Il marchio di Atena (The Mark of Athena)
  • La casa di Ade (The Hause of Hades)
  • Il sangue dell’Olimpo. (The Blood of Olympus)

Lingua originale: inglese
Anni di pubblicazione inglese: 2010- 2015
Anni di pubblicazione italiana: 2012- 2015
Casa editrice italiana: Mondadori
Formato: ebook disponibile.



Eccoci qua! Mi scuso per l’attesa ma si dà il caso che Il sangue dell’Olimpo sia uscito in contemporanea o quasi alla saga sui vampiri che ho già recensito e poi sono stata rapita dal mondo di Dita di Polvere, quindi i nostri amati semidei sono momentaneamente sfuggiti dalla mia mente… ma, come si fa a resistergli? Quindi, pronta per un’altra saga che attende sul mio ebook reader, cominciamo invece a parlare del nostro Percy e dei suoi amici.

 “Sette mezzosangue alla chiamata risponderanno.

Fuoco o tempesta il mondo cader faranno.

Con l’ultimo fiato un giuramento si dovrà mantenere,

e alle Porte della Morte, i nemici armati si dovran temere.”

Questa la profezia con la quale Riordan ci ha lasciati alla fine degli Eroi dell’Olimpo, questa la profezia dalla quale riprendiamo, seppure alla lontana. Ma andiamo con ordine, dal momento che, in questa saga, le profezie di sprecano, così come pure i protagonisti.

Come ovviamente è prevedibile dalla profezia stessa, i personaggi passano da 3 (Percy, Annabeth, Grover) a 7, nuovi ragazzi e ragazze che entrano a far parte del mondo mezzosangue poco alla volta. Dal momento che la situazione è decisamente più intricata di quella della saga precedente, dovrò procedere andando libro per libro. A seguire, la recensione dei primi 3 volumi.


L’eroe perduto.3Dnn+9_2C_gra_9788804627715-eroi-dell-olimpo-l-eroe-perduto_original

 “Attento alla terra, figlio della saetta.

I sette verranno alla luce con i giganti e la loro vendetta.

Fucina e colomba la gabbia spezzeranno,

e con la furia di Era la morte scateneranno.”

Jason si sveglia su un autobus della scuola non ricordando nulla del suo passato, nemmeno chi è. Si ritrova seduto accanto a Piper McLean, che dice di essere la sua ragazza, e a Leo Valdez, che dice di essere il suo miglior amico. I tre stanno facendo una gita al Grand Canyon con la loro scuola, ma mentre sono lì, degli spiriti della tempesta li attacano. Inteviene un insegnante supervisore, Gleeson Hedge, che si rivela essere un satiro e li aiuta a combattere: Jason sorprende tutti, incluso sé stesso, utilizzando una moneta che si trasforma in spada d’oro che usa per combattere gli spiriti. Inoltre, per salvare Piper che stava cadendo giù dal Grand Canyon, scopre di poter volare. Alla fine della battaglia arriva un carro volante trainato da due pegasi con a bordo Annabeth e un ragazzo di nome Butch, figlio di Iride. Annabeth è venuta al Canyon a causa di una visione in cui le si indicava di cercare un “ragazzo con una scarpa sola” (Jason nei fatti) ma la ragazza è arrabbiata con lui dal momento che credeva che fosse Percy, scomparso da tre giorni.

Jason, Piper e Leo scoprono di essere semidei e vengono accolti al Campo Mezzosangue. Lì Efesto riconosce Leo, si scopre che Piper è una figlia di Afrodite e Jason un figlio di Giove. Jason capisce inoltre di essere il fratello di Talia Grace, che però è figlia di Zeus, la versione greca del re degli dei, ma hanno la stessa madre mortale.

Jason riceve una missione per salvare Era, che è stata catturata, e decide che Piper lo accompagnerà, però i due hanno bisogno anche di un mezzo di trasporto. Allora Leo si mette a cercare il drago di bronzo perso dalla casa di Efesto e lo incontra nel bosco. Dopo averlo aggiustato e chiamato Festus, i tre partono.

Scoprono che il padre di Piper è stato catturato da Encelado, un gigante al servizio di Gea, la dea della terra. I loro nemici intendono risvegliare la Madre Terra e rovesciare gli dei dell’Olimpo. Sul loro cammino, Jason, Piper e Leo incontrano molti nemici che riescono a battere, scoprendo che però i mostri per una qualche motivazione non restano nel Tartaro che per poco tempo. Mentre vanno da Eolo per chiedere consiglio, si imbattono nelle Cacciatrici di Artemide, guidate da Talia, che incontra per la prima volta dopo anni suo fratello Jason. La giovane racconta al fratello quanto accadde il giorno che la madre decise di lasciarlo alla Casa del Lupo poiché, per placare l’ira di Giunone, il bambino era stato consacrato alla dea. Spiega inoltre al fratello cosa accadde alla madre. Giunti al castello di Eolo, Jason, Leo e Piper si separano da Talia, la quale promette di reincontrarli alla Casa del Lupo.

Dopo i colloqui con Afrodite nei sogni di Piper, il trio e Hedge si muovono verso il Monte Diablo per combattere il gigante Encelado e salvare il padre di Piper. Durante la lotta riescono a liberare il prigioniero e uccidere il gigante. Piper dà a suo padre una pozione che cancella tutti i ricordi e, dopo essersi assicurati che sia al sicuro, il trio raggiunge la Casa del Lupo per liberare Era la cui forza vitale era stata sfruttata per sollevare il re dei Giganti, Porfirio. In questo modo riescono a bloccare momentaneamente i piani della dea della terra.

Jason recupera un po’ di memoria e capisce di essere un eroe della controparte romana del Campo Mezzosangue, il Campo Giove, che si trova vicino a San Francisco; Giunone lo ha scambiato con Percy , che ora si trova al Campo Giove senza più alcuna memoria della sua vita al Campo Mezzosangue, poichè i due campi hanno sempre avuto una rivalità spietata ed ogni volta che si sono incontrati, hanno finito per combattere. Era vuole che greci e romani si alleino per fermare i piani di Gea e si risolva una volta per tutte la spaccatura che divide le personalità degli dei e che li sta facendo impazzire.


 Il Figlio di Nettuno.3Dnn+9_2C_med_9788804633693-gli-eroi-dell-olimpo-2.-il-figlio-di-nettuno_original

 “Andate in Alaska.

Trovate Thanatos e liberatelo.

Tornate entro il tramonto del 24 Giugno o morirete.”

“Al di là degli dei, a settentrione, sta la corona della legione.

Cadendo dal ghiaccio, il figlio di Nettuno affogherà…”

Percy è inseguito da due mostri, ma il ragazzo non ricorda niente, eccetto il suo nome, il fatto di essere figlio del dio del mare e il nome della sua ragazza: Annabeth.I mostri hanno intenzione di ucciderlo per vendicare la morte della loro sorella Medusa. Percy riesce a fuggire e si imbatte in Giunone, travestita da vecchia hippie, che gli dà due opzioni: la prima è portarla al tunnel Caldecott attraverso il piccolo Tevere che può portargli dolore, la seconda di ritirarsi per la sicurezza del mare e vivere una vita lunga e felice ma lasciando la vecchia in balia delle Gorgoni. Percy ovviamente la porta e quando arriva a Caldecott Tunnel incontra altri due semidei: Hazel Levesque e Frank Zhang. La vecchia avvisa Percy che il piccolo Tevere cancellerà il Marchio di Achille poiché è un potere greco e non è ammissibile in territorio romano.

Mentre attraversano il fiume, Percy vede le Gorgoni catturare Frank e controlla l’acqua per uccidere i mostri. Viene poi accompagnato dal Pretore del Campo Romano, detto Campo Giove, una ragazza di nome Reyna, ed incontra per caso Nico Di Angelo, chiamato dai Romani “Ambasciatore di Plutone”, senza però riconoscerlo.

Percy viene assegnato alla Quinta Coorte, al più scrausa, e partecipa, come da tradizione romana, ai ludi di Guerra. (per intendersi è la controparte romana del ruba bandiera, con tanto di fortezza da assediare). Durante il gioco Frank, Percy, Hazel guidano la coorte nella prima vittoria da anni e impressionano tutti con le loro abilità. Alla fine del gioco appare Marte, protettore di Roma. Riconosce Frank e lo incarica di una missione: liberare Thanatos, il dio della morte, che è stato imprigionato in Alaska dal gigante Alcione. Il dio mette in chiaro che devono esserci tre eroi, di cui uno Percy e l’ultimo su decisione di Frank; il ragazzo sceglie Hazel.

Il giorno seguente viene indetta una riunione di emergenza al Senato durante la quale Percy chiede una barca per il trasporto e la missione viene approvata, i tre partiranno per liberare Thanatos e cercare il simbolo della legione, l’aquila, andata perduta proprio in Alaska negli anni ottanta.

Il trio giunge a Portland dove trovano il vecchio Finea, il cieco veggente, ritornato in vita con l’apertura delle Porte della Morte. Finea promette che rivelerà la posizione di Thanatos in cambio della cattura di un’arpia di nome Ella. Prima di catturala però, i semedei si rendono conto che Ella è in grado di memorizzare tutto ciò che legge, e decidono di giocare con Finea poiché il veggente è interessato solo a sfruttare l’arpia per la sua enorme conoscenza delle profezie (ha memorizzato il libro sibillino, andato perduti secoli orsono). Finea e Percy dovranno bere una fiala di sangue di Gorgone di cui una uccide e l’altra guarisce. Il veggente finisce per morire e il trio scopre la posizione di Thanatos: il ghiacciaio di Hubbard.

Durante il viaggio che li porta in Alaska, incontrano le Amazzoni, che si trovano ad affrontare un problema interno al gruppo: Otrera, la fondatrice delle Amazzoni sfida Hylla, sorella di Reyna e attuale capo del gruppo, a un duello che deciderà chi sarà la regina. Hylla si mette subito dalla parte di Percy, Hazel e Frank mentre Otrera vorrebbe ostacolarli. Con uno stratagemma i tre riescono a fuggire e portano con loro Arion, il cavallo più veloce del mondo degli dei, che si affeziona subito a Hazel, ricambiato dalla semidea romana che ha sempre desiderato un cavallo.

Il viaggio prosegue e Frank rivela che la sua vita dipende dal pezzo di legno che si porta sempre dietro: una volta bruciato del tutto egli morirà. Hazel racconta della sua vita passata, ella è figlia di Plutone (in quanto tale è sorellastra di Nico) ed è morta decenni orsono. Il padre la ha riportata in vita con uno scopo preciso, quello di sconfiggere il gigante Alcione che, nella sua vita precedente, Hazel stessa, costretta dalla madre impazzita e controllata da Gea, aveva aiutato a ridestare.

Quando finalmente raggiungono il ghiacciaio trovano Thanatos (il sexy dio della morte, mi chiedo il perchè la morte in versione maschile sia sempre sexy) in catene. Queste non possono essere rotte se non fuse dal “fuoco della vita”, ovvero quello che brucia sul pezzo di legno di Frank. Il ragazzo comincia a sciogliere le catene mentre Hazel attacca Alcione, che a sua volta evoca una legione fantasma che viene sconfitta da Percy entrato in possesso dell’aquila dorata della legione. Frank libera Thanatos bruciando gran parte del suo bastone, poi va ad aiutare Hazel e impara ad usare il suo potere di parte materna: può trasformarsi in qualunque animale desideri. Riesce a stordire il gigante e lo trascinano al di là del confine, in Canada, dove Hazel può ucciderlo (Alcione è l’unico gigante che può essere ucciso dai semidei senza l’intervento divino, poiché strettamente legato a un luogo, l’Alaska).

Il trio si affretta a tornare al Campo Giove grazie ad Arion. I ricordi di Percy sono ormai quasi tutti tornati al loro posto e giunto al Campo romano, con l’aiuto di Tyson e della signora O’Leary (mandati lì da Jason), della legione romana e delle Amazzoni, respingono l’esercito del gigante Polibote. Percy affronta il capo dell’esercito nemico a duello, mentre il resto del Campo combatte i mostri, e lo sconfigge. Alla fine della battaglia al Campo arriva una nave volante con quattro semidei e il coach Hedge. Mentre Percy prega che ci sia Annabeth, i romani si preparano a qualunque evenienza. Scendono Piper, Jason, Leo e Annabeth che propongono un’alleanza: Campo Mezzosangue e Campo Giove per concludere la Seconda Grande Profezia e combattere contro Gea.


Il Marchio di Atena.3Dnn+9_2B_gra_9788804647539-eroi-dell-olimpo-3-il-marchio-di-atena_original

 “La figlia della Saggezza da sola camminerà.

Il marchio di Atena su Roma brucerà.

Il respiro dell’angelo che ha la chiave dell’eterna morte,

i gemelli soffocheranno, se lo vorrà la sorte.

La rovina dei giganti si erge pallida e dorata,

e sarà vinta col dolore in una prigione intricata.”

Annabeth, Jason, Leo, Piper e il coach Hedge, a bordo della “Argo II”, raggiungono il Campo Romano. Dopo aver superato Terminus, il dio dei confini, sbarcano al campo, dove la figlia di Atena atterra Percy indecisa se ucciderlo o baciarlo. Reyna, convinta dai ragazzi (sopratutto da Jason che è a sua volta Pretore) accetta la missione e decide di mandare Percy, Hazel e Frank con gli altri quattro semidei.

Sono ancora a terra che però iniziano i problemi: Leo, rimasto sulla nave, fa fuoco su Campo Giove con le baliste. I sei semidei a terra si affrettano a salire sulla nave e scappano, inseguiti dai Romani, mentre cercano di capire perchè Leo abbia fatto fuoco.Scoprono infatti durante il viaggio, con l’aiuto di Hazel che riesce a vederli e con quello di Pipier che, grazie al dono della madre (la lingua ammaliatrice) riesce a obbligare a rispondergli, che Leo (e in seguito Percy e Jason che arrivano persino a scontrarsi fra loro) sono stati possseduti da alcuni spiriti, i cosiddetti “eidolon”, mandati da Gea con lo scopo preciso di instigare una guerra fra i due campi. Scopo che è stato raggiunto perfettamente dal momento che non solo ci si mettono mostri dei più disperati, ma persino i romani con le loro aquile a cercare di fermare il viaggio dei sette semidei.

Dopo varie difficoltà (fra cui un incontro con il grande Ecole) riescono a raggiungere Roma, consapevoli che la profezia che si trovano ad affrontare obbligherà Annabeth a separarsi dal gruppo per ordine della madre, che le ha affidato il compito di seguire il suo marchio, cosa che a Percy non va per niente a genio. Nel frattempo Leo, Hazel e Frank vanno alla ricerca di Nico, catturato da due giganti Efialte e Oto, e a cui resta poco da vivere dal momento che i due giganti gemelli lo hanno rinchiuso in na specie di botte e il figlio di Ade, per sopravvivere, sta andando avanti mangiando dei semi magici che, però, sono quasi finiti. Finiscono però nell’antico covo di Archimede e cadono in una trappola di Gea da cui riescono a liberarsi solo grazie a Leo e alla sua abilità. Il ragazzo riesce infatti a rimettere in sesto e ad usare le macchine del grande inventore.

Percy, Piper e Jason raggiungono Nico, dopo essere quasi annegati in un ninfeo, e si ritrovano ad affrontare i giganti fissati con lo spettacolo. Con un ottimo lavoro di squadra i tre ce la mettono tutta fino all’arrivo di Leo, Hazel e Frank e infine, grazie all’intervento di Dioniso, riescono a sconfiggere i due giganti e salvare Nico. Risalgono poi a bordo dell’Argo II, per andare a cercare Annabeth.

La figlia di Atena ha seguito la sua strada, percorrendo la strada degli eroi che prima di lei sono rimasti uccisi nel tentare l’impresa, ella riesce grazie alle sue abilità a superare le prove che le si parano davanti e raggiunge il luogo dove si trova la statua della Athena Parthenos. Si tratta della famosa statua di 12 metri, rubata dai romani dopo la sconfitta di Atene. Atena ed Era pensano che la statua sia il solo modo per far riappacificare i greci e romani. Questi ultimi infatti, dopo l’assalto al campo, hanno deciso di muovere guerra al campo Mezzosangue. Al comando adesso è Ottaviano, figlio di Apollo che, approfittando della situazione, vuole diventare imperatore e distruggere i greci che considera da sempre nemici giurati dei romani.

Annabeth si trova però a dover fronteggiare il nemico giurato della madre, la sua più grande paura, la guardiana della statua: Aracne. Ella ha giurato che avrebbe ucciso ogni figlio di Atena che avesse anche solo provato ad iniziare la ricerca della statua, come vendetta verso Atena che la trasformò in ragno. Annabeth, nonostante la fobia e il terrore che la attanaglia, si rende presto conto che Aracne è piena di sé e orgogliosa delle sue splendide tessiture. La ragazza gioca così d’astuzia e sfruttando il desiderio di gloria di Aracne, la convince a tessere una enorme trappola cinese per le dita. Aracne, pregustando già di vedere la sua enorme scultura sull’olimpo e ignara della trappola, non se lo fa ripetere due volte, consapevole che in ogni caso la figlia di Atena non avrà scampo. Termina in poco tempo ed Annabeth, figendo un difetto nella tessitura, la porta ad entrare nella trappola che blocca l’enorme ragno al suo interno. Vani i tentativi di questa di liberarsi dal momento che, più uno si agita per cercare di sbrogliarsi, più uno resta impigliato.

Raggiunta dagli altri semidei, i ragazzi si preparano a trasportare la statua ma il peso di questa e la lotta con Aracne sfonda il pavimento ed apre un baratro nel vuoto che conduce dritto al Tartaro. I sette semidei e Nico cercano di recuperare la statua ma Aracne lancia una ragnatela e blocca Annabeth cominciando a trascinarla con sé nella caduta. Percy riesce ad afferrarla ma non ha modo di salvarla e quindi decide di lasciarsi cadere insieme a lei nel Tartaro, non prima di far promettere a Nico di condurre gli altri semidei alle Porte della Morte, in Grecia, mentre loro due avrebbero attraversato il Tartaro e raggiunto l’altro lato delle Porte che si trova lì poichè per chiuderle ed impedire ai mostri di tornare in vita di continuo, l’unico modo è farlo da entrambi i lati contemporaneamente.

TO BE CONTINUED…

“Inkheart” – “Cuore d’inchiostro” #recensione

“Inkheart” – “Cuore d’inchiostro” #recensione

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By Elen

Specifiche tecniche

Titolo della saga: Cuore d’Inchiostro

Autore: Cornelia Funke

Numero di Libri: 3

  • Cuore d’Inchiostro (Tintenherz)
  • Velendo d’inchiostro (Tintenblut)
  • Alba d’inchiostro (Tintentod)

Lingua originale: tedesco

Anni di pubblicazione tedeschi: 2003- 2007

Anni di pubblicazione italiana:2005- 2008

Casa editrice italiana: Mondadori

Formato: ebook disponibile; singoli disponibili; malloppone economico disponibile

Colori delle copertine: malloppone ocra sfumato con nero e grigio

Copertina: Inerente alla storia e con colori giusti a descriverla.

Sono presenti illustrazioni dell’autrice.

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Mi sono accostata alla saga dopo aver visto il film, mi era piaciuto, l’autrice ha fatto esattamente quello che ogni lettore sogna fin dalla prima volta che si innamora di un personaggio: gli ha dato vita… e che vita! E quando trovi il malloppone in sconto beh… come si fa a non comprarlo? Ma andiamo con ordine.newproject

Cuore d’Inchiostro.

È notte fonda e piove a dirotto quando all’improvviso davanti alla porta di Meggie e di suo padre Mortimer si presenta uno sconosciuto. Meggie, appassionata di libri e appena dodicenne, viene subito spedita nella sua camera mentre il padre parla con il nuovo arrivato: Dita di polvere.

La ragazzina, che è anche una delle protagoniste della saga, non ne vuole sapere di seguire i dettami paterni e si mette ad origliare. Capta poche parole e molto enigmatiche e il padre, quando il visitatore se ne va, la riaccompagna a dormire. La desta però all’alba, chiedendole di fare le valigie per accompagnarlo in uno dei suoi viaggi: Mortimer, Mo come lo chiama sua figlia, è un rilegatore e ha deciso di andare in Italia a sistemare i libri della zia della madre di Meggie, scomparsa circa nove anni prima e di cui la ragazzina non sa che quelle cose che le racconta il padre.

Con i due parte anche Dita di Polvere, il quale comincia ad accennare a Meggie qualche segreto del padre: c’è un certo Capricorno che, insieme alla sua banda di sgherri incendiari, vuole catturare Mo. Il loro quartier generale sembra essere momentaneamente in nord Europa, motivo per cui loro stanno viaggiando verso sud.

Il viaggio si rileva tranquillo un po’ meno lo è l’arrivo nella tenuta della zia Elinor, una donna scontrosa che per tutta la vita ha avuto un solo ed unico amore: i libri rari. Ne colleziona a migliaia e ne ha la casa piena, ma non permette a nessuno di toccarli e impone rigidissime regole alla nipote, a cui si accosta come se fosse una marmocchia pronta a strappare tutte le pagine dei sui tesori. Non potrebbe sbagliarsi di più: Meggie ama i libri, sono per lei una via di fuga, il suo modo per conoscere il mondo, è stato suo padre a insegnarle a leggere ma mai in dodici anni ha letto qualcosa a voce alta. Il motivo tormenta la ragazzina.

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Dita di polvere si rivela essere un Mangiafuoco e allestisce uno spettacolo per Meggie ed Elinor, che rimangono incantate dalla maestria con la quale danza con le fiamme, tuttavia durante lo spettacolo si scatena in casa una gran confusione. Gli sgherri di Capricorno, fra cui spicca Basta, sono venuti a prendere Mo e il libro che egli custodisce gelosamente e che ha portato apposta a casa di Elinor poiché la dimora è dotata di sofisticati antifurto (tanto è il terrore che prova la donna verso chiunque si avvicini ai suoi inestimabili tesori). Riescono a rapire il rilegatore che loro chiamano Lingua di Fata, e con lui ottengono il libro “Cuore d’inchiostro”.

Meggie è distrutta dalla scomparsa del padre a cui segue quella di Dita di Polvere. Con la zia chiamano la polizia ma non sanno cosa altro fare fino a che la ragazzina non scopre che la zia ha sostituito il libro con un altro. Non appena torna Dita di Polvere la decisione è presa: andranno da Capricorno a consegnare il vero “Cuore d’Inchiostro”, e liberare in questo modo Mortimer.

Non sanno tuttavia che a Capricorno non interessa solo il libro, ma anche il rilegatore! E per ottenere tutti i suoi scopi, promette a Dita di Polvere la sola cosa con cui avrebbe mai potuto far leva sui suoi sentimenti: riportarlo a casa.

Mo’ non accenna a voler leggere una singola parola delle pagine ma quando Capricorno rapisce la figlia ed Elinor la musica cambia. Mo’ è costretto a raccontare alle due la verità: fin da piccolo ha avuto la capacità di far uscire dai libri personaggi, oggetti e animali. Ma il prezzo da pagare per l’apparizione di qualcuno è la scomparsa di qualcosa a lui vicino. Nove anni fa, mentre leggeva con la moglie e la figlia piccola “Cuore d’Inchiostro”, sono comparsi Capricorno, Basta e Dita di Polvere, ma è scomparsa Resa, sua moglie, insieme ai due loro gatti. Da allora egli ha provato a riportarle indietro a ogni costo senza mai riuscire e ha giurato a se stesso che mai più avrebbe letto qualcosa a voce alta.

Meggie è scioccata dalla verità, ma ama il padre alla follia (e scopriremo presto che, a mio parere, soffre di un non proprio celato complesso di Edipo, tanto è la gelosia che prova verso il padre). Quando per la prima volta egli legge ad alta voce per accontentare Capricorno, nella speranza che li lasci andare, egli fa apparire una enorme quantità di denaro dalle “Mille e una notte” e un ragazzo, Farid. Meggie si innamora perdutamente della capacità del padre di far prendere vita alle parole. Quando legge, la sua voce è come una melodia arcana e bellissima da cui non si riesce a staccarsi e così, come tutte le ragazzine della sua età, vorrebbe essere in grado di fare altrettanto, e chi, dico io, non vorrebbe con la sua voce poter far apparire i personaggi che tanto ama?

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Mo’ non è però la sola Lingua di Fata, Capricorno ne ha un’altra, un uomo di nome Dario che tuttavia quando fa comparire le persone, essendo terribilmente spaventato da Capricorno, finisce con il mutilarle in qualche maniera: uno sgherro zoppica, a uno manca il naso, una delle serve ha perso la voce etc. Quindi Capricorno non vuole mollare la presa su Mo’ e soprattutto, poiché si trova troppo bene nel mondo moderno, decide di bruciare ogni copia esistente del libro, con grande orrore di Dita di Polvere che vede bruciare letteralmente ogni possibilità di tornare a casa.

Questo è l’inzio delle avventure di Meggie, Mo’, Dita di Polvere, Elinor, Dario, Farid, Resa e Fenoglio (l’autore di “Cuore d’Inchiostro”), coprotagonisti in un romanzo che si svolge dapprima in un paesino sperduto della Liguria e che vede come antagonista il terribile e senza cuore Capricorno, il suo braccio destro Basta, e la madre di Capricorno la Gazza.

Non posso certo raccontarvi tutto, altrimenti sarei giustamente accusata di spoiler, ma il primo libro della saga si conclude lasciando aperte troppe domande e il secondo e il terzo volume hanno il compito di risolvere tutta la confusione lasciata.

Veleno d’inchiostro.

“Arriva un momento in cui un personaggio dice o fa qualcosa a cui tu non avevi pensato. In quell’istante prende vita e non resta altro che lasciargli fare” Graham Greene.

Non c’è citazione migliore per esemplificare quello che uno scrittore sa fin dalla prima volta che le sue dita cominciano a scorrere su un foglio bianco: un personaggio farà e dirà sempre quello che vuole e per quanto lui abbia deciso che la storia debba avere un certo ritmo, debba seguire certi binari, ci sarà sempre qualcuno che manderà all’aria i suoi piani.

Questo è quello che si trovano ad affrontare nel secondo e nel terzo capitolo della saga i nostri protagonisti. Dita di Polvere ha scovato un altro lettore, un certo Orfeo, che gli ha promesso di portarlo nel suo mondo, cosa che egli effettivamente fa ma non rispettando i termini dell’accordo del mangiafuoco: lascia indietro Farid e la martora Gwin. Tuttavia gli spedisce dietro Basta, scampato alla fine di Capricorno, il cui solo obiettivo è vendicarsi di Colui che danza con il fuoco.

Farid fa l’unica cosa logica: va da Meggie e da suo padre nella speranza che leggendo le parole che hanno fatto sparire il Mangiafuoco, possano mandare anche lui nel mondo di Cuore d’Inchiostro per stare con il maestro e avvertirlo del pericolo.

L’apprendista si rivolge alla bella Meggie, di cui è da sempre innamorato e la ragazza, innamorata del mondo creato da Fenoglio e desiderosa di vederlo con i suoi occhi, si appresta ad aiutare Farid e, con un breve biglietto di spiegazioni lasciato ai genitori e alla prozia, legge le parole di Orfeo che la catapultano nel mondo di Cuore d’Inchiostro.

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Ed ecco che qui la storia si divide su due piani: Meggie e Farid e tutti i personaggi del libro da un lato e dell’altro Mo’, Resa, Elinor e Dario. Una separazione che dura ben poco, dal momento che entrano in gioco Orfeo e la Gazza, la quale vuole vendetta per suo figlio ed è certa che, all’interno del romanzo, egli esista ancora.

Si fa riportare nel suo mondo insieme a Resa e Mo’ solo per scoprire che Capricorno è morto anche lì e che i giochi di potere sono cambiati in maniera notevole! La storia, rivela l’autore Fenoglio, ha preso una vita propria, ben diversa da quella che lui le aveva dato: ha creato personaggi e ne ha distrutti altri, riscrivendo completamente il finale. Fenoglio si trova a dover rimettere insieme i fili e cercare di non far collassare il tutto nel peggior happy ending che si sia mai visto.

A riprova di ciò, Mo’ viene quasi ucciso dalla Gazza e insieme a Resa viene salvata dal Popolo dei mille colori che scambia Mo’ per un noto brigante le cui ballate Fenoglio narra da quando è arrivato, ballate che hanno tratto ispirazione nella mente dello scrittore proprio dalla sua conoscenza nell’altro mondo con Mo’, d’altronde non c’è personaggio migliore di quello che ha, come base, qualcuno di vero e reale, sempre che questa persona non finisca dentro il libro stesso e rischi di rimetterci la pelle.

Meggie e Farid nel frattempo hanno raggiunto Dita di Polvere, che ha ritrovato più o meno la sua felicità domestica e Basta si è riunito alla Gazza e con lei ha cominciato a servire il nuovo cattivo della situazione: Testa di Serpente il quale, saputo della comparsa del suo odiato nemico Glandarius, il fuorilegge di cui scrive Fenoglio e che spesso è stato interpretato dagli uomini del popolo dei mille colori per cercare di migliorare lo stile di vita dei poveri (alla Robin Hood per intendersi) decide di catturarlo e ci riesce anche. Sarà Fenoglio, con le suppliche di Meggie, a scrivere le parole che la ragazza dovrà leggere e che sono destinate a salvare capra e cavoli, anche se, come sempre, avranno il loro contraccolpo da parte di una storia che ormai non vuole essere scritta ma ama scriversi da sola.

In tutto questo si inseriscono Elinor e Dario, rimasti nella villa della donna dove sono tenuti prigionieri da Orfeo che, geloso del potere di Meggie, che è stata in grado di trasportarsi dentro l’amato Cuore d’Inchiostro, le prova tutte per cercare di raggiungerli e nel frattempo tormenta Elinor e Dario. La donna invece si strugge di nostalgia e di preoccupazione per la nipotina e i suoi genitori: sono finiti i tempi in cui contavano solo i libri, adesso, per quanto piena di tesori, la casa sembra vuota e senza vita per Elinor che altro non sogna che raggiungere i suoi cari.

Alba d’Inchiostro.

In fin dei conti, è questo che si cerca in un libro: grandi sentimenti mai provati nella propria vita, dolore al quale, se diventa troppo straziante, si può porre fine semplicemente chiudendo un volume. Consunzione e morte avevano un sapore piacevolmente reale, se evocate con le giuste parole, e li si poteva centellinare a piacimento per poi relegarli fra le pagine, senza alcun pericolo.

 La situazione è degenerata così velocemente nel finale del secondo volume, da aver costretto Meggie, Farid e Fenoglio a una decisione quanto mai avventata: far arrivare Orfeo nella speranza che trovi le parole giuste per riportare in vita Colui che danza con il fuoco che si è sacrificato per Farid.

Il giovane apprendista, che ormai è bravo quanto il maestro, si tormenta all’idea di essere stato la causa della sua morte e Roxenne e Brianna non lo aiutano di certo. Entrambe lo accusano della morte di Dita di Polvere e il giovane si sottomette quindi ad Orfeo, promettendo di fargli da schiavo se lui riuscirà a riportare Dita di Polvere fra i vivi.

Nel frattempo Mo’, Resa e Meggie, in fuga da Testa di Serpente che ha cominciato a star male, dal momento che il libro rilegato da Mo’ ha cominciato a distruggersi, trovano rifugio in una casetta nel mezzo di una valle, circondati dal popolo dei mille colori all’ordine del Principe Nero e del suo formidabile Orso. Lingua di fata ha però cominciato a compiere seriamente le scorrerie che prima solo nelle ballate erano attribuite a Glandarius e poco a poco sta cominciando a diventare il brigante stesso, cosa che terrorizza Resa, preoccupata che il marito voglia restare per sempre in quel mondo e fare il brigante a vita, rischiando la pelle ogni giorno e che non possa veder crescere il figlio che porta in grembo.

La situazione politica del regno è disperata: con la morte di Cosimo e la nascita di un erede maschio, Testa di Serpente mette sul trono suo genero, prevaricando il diritto di sua figlia a regnare e portando Violante a decidere di fare un accordo con Glandarius stesso per sconfiggere il padre che tanto odia.

Orfeo nel frattempo crede di aver capito come liberare Dita di Polvere, è intenzionato a consegnare alla Morte Glandarius, che gli è sfuggito già una volta, in cambio del mangiafuoco. Lo scambio però non va come previsto e tutti pensano che sia Mo’ che Dita di Polvere siano morti e irraggiungibili. Il rilegatore però stringe un patto con la Morte: in cambio di testa di serpente che ha reso immortale e quindi intoccabile dall’eterno silenzio, lui e Colui che danza con il fuoco potranno tornare indietro, ma se non riuscirà nel suo intento, allora la Morte si riprenderà entrambi e anche Meggie.

Ovviamente Glandarius si mette subito all’opera per cercare di risolvere la situazione, ma Testa di Serpente fa rinchiudere tutti i bambini di ombra nel castello e, tramite suo genero e i suoi sgherri, fa sapere che se Glandarius non si consegnerà, i bambini moriranno. Mo’ si consegna e decide di accettare l’offerta di Violante per sconfiggere il di lei padre, in questo viene seguito come un ombra da Dita di Polvere mentre Orfeo si allea con la Gazza per cercare di uccidere Mo’ e vendicarsi di Dita di Polvere.

Riusciranno i nostri eroi a dare un lieto fine ad una storia che non solo si scrive da sola, ma che si scrive quasi sempre nel modo sbagliato?

“Cuore d’inchiostro” sembra essere un romanzo intenzionato a non far spazio alla luce, ogni volta che accade qualcosa di buono e che gli eroi sono, per così dire, sulla buona strada, ecco che qualcosa e spesso più di una cosa, sorge dal nulla per abbatterli e scoraggiarli. Lo scrittore stesso del romanzo, un personaggio vanaglorioso e pieno di sé, non sa più come trattare la sua storia e come sistemarla, insomma it’s a mess.

La scrittrice è riuscita a creare un mondo fosco, dove i cattivi sono in maggioranza e spesso meglio caratterizzati dei buoni. Sono loro a plasmare la storia e gli eroi non possono far altro che cercare di sistemarla. Un romanzo a tinte fosche dove la protagonista, che si suppone sia Meggie, è una ragazzina che sembra pensare solo a sé stessa e a suo padre più che “a ciò che è giusto”. I veri eroi del romanzo sono Mo e il Principe Nero, nonché Dita di Polvere sebbene anche quest’ultimo sia macchiato all’inizio dal tradimento.

Insomma un fantasy non così scontato come può apparire e che rivela quanto gli autori siano consapevoli del fatto che i loro personaggi facciano quello che vogliono e quando vogliono! Una saga da leggersi tutta d’un fiato, di quelle che ti sogni la notte quando vai a dormire e che lascia scritto col fuoco il suo nome nel cuore.

 

La Casa della Notte di P.C. Cast & Kristin Cast #recensione

La Casa della Notte di P.C. Cast & Kristin Cast #recensione

Specifiche tecniche
Titolo della saga: La Casa della Notte
Autore: P.C. Cast & Kristin Cast
Libri (12):

  1. Marked
  2. Betrayed
  3. Chosen
  4. Untamed
  5. Hunted
  6. Tempted
  7. Burned
  8. Awakened
  9. Destined
  10. Hidden
  11. Revealed
  12. Redeemed

Lingua originale: inglese
Anni di pubblicazione

  • inglese: 2007- 2015
  • italiana: 2008- 2015

Casa editrice italiana: Nord s.u.r.l
Formato: ebook disponibile.
Copertina:

  • Nero e viola sono i colori principali, ma abbiamo sfumature che variano in base al libro, dal rosso, al verde al blu.
  • Spicca il titolo che viene sovrastato da un disegno perfettamente collegato alla trama.

Saga casa della notte


Eccoci qui ad affrontare uno dei sottogeneri fantasy più spinosi e dal quale, al momento, gli autori attingono a piene mani: i vampiri.

Mi sono accostata a questa specifica saga andandoci con i piedi di piombo a causa di Twilight e di tutte le specifiche sui vampiri che nell’ultimo decennio sono state a dir poco distrutte.

Sono un’amante del vampiro classico, ecco tutto, e Twilight lo aveva già abbastanza messo in declino, almeno ai miei occhi (che poi intendiamoci, fino a Eclipse mi era anche piaciuta la saga scritta eh…), quindi avevo scartato fino a qualche anno fa qualunque altra saga che implicasse una distorsione del vampiro ma… eccomi in libreria, attratta da un titolo (almeno a me succede così) e stranamente rapita dalla trama:

  1. niente vampiri vegetariani (grazie al cielo),
  2. niente superpoteri alla X-man (solo abilità potenziate tipo essere un attore bravissimo o un poeta super bravo, salvo ovviamente eccezioni ma comunque non ascrivibili allo stile Twilight),
  3. problemi col sole e vita principalmente notturna,

…insomma era accattivante. Il problema è ovviamente stato lo scoprire che si trattava di una saga in corso e per di più, le scrittrici (eh sì abbiamo di fronte una bella saga a quattro mani) avevano intenzione di scrivere 12 volumi.

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Ora quando ho iniziato la saga l’ebook nemmeno esisteva… dico io, vi immaginate il mio infarto quando ho capito di dover riservare un intero scaffale della libreria a una sola saga?! Ma comunque ne è valsa la pena. Ho amato la Casa della Notte e abbandonarla adesso, alla fine delle sue avventure (che a conti fatti si svolgono nell’arco di nemmeno un anno), mi ha lasciato quel senso di vuoto e smarrimento, quella sensazione dell’aver perso degli amici, quell’amaro in bocca che solo un buon libro ti provoca.

Una saga fatta principalmente di dialoghi, di pensieri, scritta in prima persona dal punto di vista dei diversi protagonisti, o meglio protagonista e coprotagonisti, dato che abbiamo ben chiaro chi è il personaggio principale, ragazzi che sbagliano ma che ammettono i loro errori e sono pronti a fare ammenda, il tutto incorniciato all’interno di una scuola e una città ben definita, in un mondo dove tutti sanno dell’esistenza dei vampiri e dove i vampiri hanno un posto preciso nella società e vengono ammirati come delle super star (in effetti molti sono proprio star del cinema o geni delle scienze e delle arti), dove sono personaggi storici oppure semplici ragazzini terrorizzati che hanno paura di morire perchè il loro corpo potrebbe rifiutare la trasformazione in vampiro. Una saga ben fatta, con uno scenario sacrale talmente definito e dettagliato che fa quasi venire voglia di cominciare a venerare la Dea Nyx.

Adesso che vi ho dato una spiegazione generica dei motivi per cui ho amato questa saga, è tempo che ne faccia un bel riassunto. Sono dodici libri ma cercherò di essere breve perchè, come ho anticipato, alla fine della fiera, si tratta di nemmeno un anno di eventi (che mamma mia se in un anno a una persona normale, succedessero anche solo la metà delle cose che accadono qui, penso che impazzisca prima), talmente concatenati, talmente legati che darò un assaggio generale e lascerò a voi il piacere di scoprire come va a finire: spalancate le porte della Casa della Notte, sarà un viaggio meraviglioso!

 Non sempre l’oscurità si identifica con il male, proprio come la luce non sempre conduce al bene.

La Casa della Notte

[SPORLER ALERT!!]

Zoey Redbird è una normalissima sedicenne che, come molti prima (e sicuramente dopo) di lei, viene prescelta dalla dea Nyx per diventare un vampiro. Viene raggiunta e marchiata come vampiro e portata alla Casa della Notte di Tulsa dove si fa nuovi amici: Stevie Rae, Damien e le due “gemelle” Erin e Shaunee, oltre ad una nemica, Afrodite. Durante i giorni di scuola, Zoey scopre di avere una affinità con tutti e cinque gli elementi: acqua, aria, fuoco, terra e spirito, ognuno dei quali risponde anche singolarmente al suo gruppo di amici. La somma sacerdotessa della scuola Neferet diventa la sua mentore, essendo la giovane una prescelta della dea, ma questo causa ancora di più le ire di Afrodite che, prima dell’arrivo di Zoey, era la prescelta di Neferet e di Erik, il quale la lascia per Zoey. Afrodite cerca di liberarsi della ragazza, ma qualcosa nel suo piano va storto e lei viene allontanata dalle Figlie Oscure (una specie di “club per vampire” ) e Zoey viene messa da Neferet a capitanarle.

markedLa tranquillità dura molto poco: Stevie Rae muore perchè il suo corpo rifiuta la trasformazione e Zoey scopre che la sua mentore, Neferet è in realtà malvagia e con i novizi morti crea un nuovo tipo di vampiro, i novizi rossi, destinati ad essere vampiri rossi (il vampiro classico ha tatuaggi blu). Nel frattempo si crea un legame fra Afrodite e Zoey, le uniche a cui Neferet non riesca a leggere nel pensiero (Afrodite è infatti stata benedetta della Dea Nyx con il dono della premonizione) mentre cominciano i problemi sentimentali che la nostra protagonista si porta dietro per tutta la saga: Heath, il suo ex ragazzo umano, non ne vuole sapere di averla persa e si crea un triangolo che peggiora quando la ragazza crea un imprinting con lui.

Zoey cerca una cura per far tornare Stevie Rael la sua Stevie Rae e ridarle l’umanità che la trasformazione in novizio rosso e Neferet le hanno sottratto. La somma sacerdotessa però detesta la novizia e la fa sedurre dal suo stesso amante, distruggendo il rapporto della giovane sia con Erik che con Heath che con i suoi amici ai quali non aveva detto niente e si sentono traditi.

Zoey riesce a riallacciare i fili delle sue relazioni e diventa amica di Afrodite che comincia ad avere visioni sulla morte di Zoey. Arriva intanto alla Casa della Notte Stark, un ragazzo che Nyx ha benedetto con una mira infallibile, ovunque lui vuole che le sue frecce vadano quelle colpiscono. Sta nascendo qualcosa fra lui e Zoey ma Stark rifiuta la trasformazione e diventa un novizio rosso. Zoey viene a sapere che Neferet sta cercando di allearsi con Kalona, un potente immortale. I suoi figli, i Raven Mockers, provocano un incidente a nonna Redbird che cade in coma. Successivamente, la giovane novizia, tramite un cerchio magico, riporta l’umanità in Stevie Rae, facendola diventare la prima vampira rossa della storia. Tutto ciò, però, ha un prezzo: Afrodite torna umana. Zoey decide di rivelare a tutta la scuola i piani di Neferet, ma la Somma Sacerdotessa le tende una trappola: con l’aiuto di Stark, tornato dalla morte come novizio rosso malvagio al suo servizio, colpisce Stevie Rae con una freccia. Il sangue della vampira bagna il terreno e Kalona si libera dalla sua prigione sotterranea. Mentre nella Casa della Notte regna il caos, Zoey e il suo gruppo, insieme a Erik, Dario (guerriero della dea Nyx innamorato di Afrodite) e gli altri novizi rossi, scappano dalla scuola e si nascondono sottoterra, dove si preparano per la lotta contro il male.

Zoey comincia a sognare l’immortale alato (Kalona ha un bel paio di ali nere) ma resiste al suo richiamo e torna con Erik. Stevie Rae, per guarire dalla ferita, morde Afrodite (con il consenso della stessa) e tra le due ragazze si crea un imprinting. Intanto nei tunnel dello scalo ferroviario dove si sono rifugiati conoscono altri novizi rossi che hanno ritrovato l’umanità; ignorano invece che nascosti nei tunnel se ne trovano altri, che sono però dalla parte di Neferet. Zoey, mentre cerca di proteggere Heath, viene ferita gravemente e l’unico modo per impedire che muoia è riportarla alla Casa della Notte dove può stare con dei vampiri adulti. Nella scuola la presenza di Kalona sta portando studenti e professori ad abbandonare la via di Nyx. Zoey riesce a convincere Stark a tornare dalla parte del bene: egli le presta il Giuramento di Guerriero e si trasforma nel secondo vampiro rosso esistente. Il gruppo di Zoey scappa di nuovo dalla Casa della Notte e si rifugia nell’abbazia benedettina, dove vengono raggiunti da Kalona e Neferet ma riescono a sconfiggerli ed allontanarli da Tulsa.

Zoey è confusa per la sua situazione sentimentale con Heath, Stark ed Erik, che lascia perché geloso e possessivo mentre Dario diventa il Guerriero di Afrodite, ormai riconosciuta come profetessa di Nyx. Stevie Rae trova un Raven Mocker ferito, Rephaim, e, lo aiuta a riprendersi e Zoey scopre di essere la reincarnazione di A-ya, una ragazza di creta creata dalle sacerdotesse Cherokee per amare Kalona e imprigionarlo sottoterra. Neferet e Kalona vogliono riportare in vita le antiche usanze vampire e stanno cercando di ottenere la fiducia del Consiglio Supremo dei Vampiri, a Venezia, (e si di nuovo Venezia, a quanto pare la nostra bellissima città lagunare attira un sacco di vampiri) fingendo di essere Nyx incarnata ed Erebo, consorte della Dea. Il gruppo di novizi con Heath, si reca a Venezia per fermarli. Zoey scopre che Kalona era il Guerriero di Nyx e, poiché l’amava troppo e ne era divenuto geloso, la Dea l’ha cacciato dal suo regno. Stevie Rae, rimasta a Tulsa, si reca dai novizi rossi malvagi per convincerli a passare dalla parte di Nyx, ma cade in trappola e rischia di morire bruciata dal sole. Rephaim la salva e la vampira, per riprendersi dalle ferite, beve il suo sangue, spezzando l’imprinting con Afrodite e stabilendone uno con Rephaim. A Venezia, Heath origlia una conversazione tra Neferet e Kalona, che lo scopre e lo uccide ma a causa del forte legame che li unisce l’anima di Zoey va in pezzi.

Ritrovatasi nell’adilà, che è anche il regno di Nyx, con Heath, la giovane novizia non vuole rimettere insieme le parti di sé perchè questo significherebbe abbandonare il ragazzo, tuttavia ciò la porterebbe a diventare un essere senza pace. Neferet costringe Kalona a seguire a ragazza per ucciderla una volta per tutte, assicurandosi che resti morta. I novizi hanno solo pochi giorni per salvare Zoey e scoprono che l’unico modo per farlo è far sì che Stark. guerriero della giovane, la raggiunga e riesca a riportarla indietro. Stark però per raggiungere il regno della dea deve accettare anche la sua parte malvagia e diventare un guardiano, oltre che un guerriero e così fa riuscendo a trovare Zoey e convincendo Heath a proseguire la sua strada senza la ragazza che ama profondamente, vengono attaccati da Kalona e per salvare Stark, Zoey riforma la sua anima frantumata. Stevie Rae e Rephaim intanto hanno scoperto di essere innamorati ma il ritorno di Kalona non può che renderli nemici.

Non essendo riuscito a distruggere Zoey, Kalona è costretto ad obbedire a Neferet (che odia) poiché ha giurato sulla sua anima immortale, ma Rephaim lo aiuta a capire che egli non è più immortale, avendo, su costrizione di Nyx, donato una sua parte di anima a Stark. Per testare la sua nuova libertà Kalona e Rephaim si recano alla Casa della Notte durante un funerale dove Neferet annuncia di essersi pentita di aver tradito la Dea e di voler tornare nella luce. Con l’arrivo di Rephaim tutti vengono a sapere del suo imprinting con Stevie Rae e lui decide di abbandonare le tenebre e seguire la strada della dea. Kalona lo scioglie dal giuramento di fedeltà che lo lega a lui e la dea benedice il Raven Mocker donandogli un corpo umano durante la notte ma uno da corvo di giorno. Nel frattempo l’immortale, ormai libero di Nefert, se ne va e la Somma Sacerdotessa decide di allearsi con la Tenebra stessa (rappresentata da un toro bianco) a cui chiede uno strumento per uccidere definitivamente Zoey. La Dea Nyx interviene poiché sa che altrimenti Zoey non ha speranza. Neferet sacrifica la madre della ragazza per avere ciò che chiede ma il sacrificio non è abbastanza potente e la Dea si mostra a Heath e gli propone di scegliere fra tre soluzioni: rimanere nell’Aldilà, tornare umano o entrare nello Strumento, rendendogli difficile la missione di uccidere Zoey. Heath sceglie l’ultima opzione.

Zoey è triste per la morte di sua madre e accetta di presenziare ad un rito di purificazione della terra dove è avvenuto l’omicidio. Neferet intanto mette Aurox, lo Strumento che lei presenta come dono di Nyx, a guardia della Casa della Notte. Aurox ha il potere di assorbire le emozioni negative e trasformarle in forza, ma non riesce a fare altrettanto con quelle di Zoey, che a sua volta non riesce a capire perché si senta agitata ogni volta che vede il ragazzo. Erik, diventato Rintracciatore, Segna una ragazza, Shaylin, con un Marchio di colore cremisi: il dono della nuova novizia rossa è la Vista Assoluta, che le permette di vedere la vera anima delle persone. Kalona decide di vendicarsi di Neferet e si riunisce con i suoi Raven Mocker, ma sentendo la mancanza di Rephaim cerca di riportarlo da lui. Rephaim vorrebbe credere che il padre sia cambiato, ma Stevie Rae lo scoraggia. Solo Shaunee lo sostiene, memore di quello che ha passato con i propri genitori, e la sua presa di posizione la porta a litigare con Erin. Su richiesta del Consiglio Supremo, la vampira Thanatos raggiunge la Casa della Notte e consiglia a Zoey, che vuole scoprire la verità sull’omicidio di sua madre, di trasformare il rito di purificazione in un rito di svelamento, in cui rivivere la notte della tragedia. Durante il rito, mentre scoprono che l’assassina è Neferet, Aurox attacca Rephaim: egli è stato mandato dalla Tsi Sgili (nuovo appellativo di Neferet), che non vuole che si sappia la verità. Il ragazzo viene resuscitato da una lacrima di Kalona, chiamato da Stevie Rae. Prima che Aurox se ne vada, Zoey lo osserva attraverso la sua pietra del veggente, vedendo in lui Heath. Thanatos si proclama nuova Somma Sacerdotessa, mentre Kalona decide di allearsi con loro, votandosi come suo Guerriero e diventando professore di spada a scuola.

Neferet, lasciata la Casa della Notte, organizza una conferenza stampa in cui finge di non essere stata bandita dalla società dei vampiri e sostiene che i vampiri rossi, soprattutto Stark, siano molto pericolosi. Thanatos organizza una seconda conferenza stampa, annunciando l’apertura della scuola agli umani e l’organizzazione di una open night con sportello lavoro. Contemporaneamente, Aurox è profondamente pentito per aver ucciso Dragone (ex professore di spada) e trova conforto nel perdono di nonna Redbird, mentre Erin lascia lo scalo ferroviario e il gruppo. Neferet rapisce Sylvia Redbird per ucciderla e far soffrire Zoey: Aurox viene a sapere dei suoi piani e, pur di salvare la nonna, torna alla Casa della Notte per avvertire Zoey, rischiando di farsi uccidere. I ragazzi decidono di credergli e di mandare Kalona a salvare la donna ma viene scoperto. Aurox si offre al suo posto e si reca da Neferet, protetto dagli elementi in modo che la Tenebra abbia meno presa su di lui. Anche lui, viene scoperto e, persa la protezione degli elementi, si trasforma nella Bestia, pronta a uccidere nonna Redbird. Zoey e gli altri arrivano in suo soccorso e la ragazza riesce a placarlo e Aurox incorna Neferet. La vampira, però, non muore. Salvata la nonna di Zoey, grazie alla pietra del veggente la ragazza mostra a tutti che Aurox è in realtà Heath.

Durante l’open night alla Casa della Notte, Neferet causa in Erin il rifiuto della Trasformazione, facendola morire. Scacciata dal cerchio di Zoey, uccide il sindaco e padre di Afrodite per berne il sangue e recuperare le energie. La polizia inizia a indagare sull’omicidio e chiede ai novizi e agli insegnanti di non uscire dalla scuola. Intanto, Afrodite ha una visione di Zoey che, impazzita a causa della rabbia, viene arrestata dalla polizia. Seguendo il proprio istinto, decide di non parlargliene e si consulta con Shaylin, che le rivela che i colori dell’aura di Zoey sono sempre più scuri e vorticanti. Zoey origlia per caso e si arrabbia perché non gliene hanno parlato. Guidata dalla rabbia, amplificata dalla magia della pietra del veggente che porta sempre al collo esce dalla scuola per andare al parco dove viene importunata da due uomini e scarica contro di loro i suoi poteri. Neferet ha però recuperato le energie riposando in una grotta e bevendo il sangue proprio dei due uomini storditi dall’attacco della novizia e si reca in una chiesa piena di fedeli dove compie una strage, sacrificando le persone alla Tenebra e rivelando la sua vera indole.

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Zoey si consegna volontariamente alla polizia, distrutta dal rimorso, credendosi responsabile della morte dei due uomini e dà in custodia ad Afrodite la pietra del veggente. Chiede inoltre al detective che la prende in custodia di non permettere a nessun vampiro di avvicinarsi a lei di modo che il suo corpo rifiuti la trasformazione ed ella possa morire. Neferet nel frattempo torna all’albergo dove abitava e, tramite i suoi tentacoli di Tenebra, comincia a possedere le persone all’interno dell’hotel mentre altre, terrorizzate, obbediscono ad ogni sua richiesta. Lo scompiglio provocato dalla strage e i problemi all’albergo, che divengono evidenti quando la Tsi Sgili comincia a sacrificare le persone che vi sono ai suoi “bambini” di tenebra, hanno ormai rivelato a tutta Tulsa la vera natura della vampira, soprattutto perchè la stessa, desiderosa di essere adorata come una dea, si vanta degli omicidi con la stessa polizia che venuta a conoscenza che Zoey non ha ucciso i due uomini, rilasciano la ragazza e chiede il suo aiuto per eliminare una volta per tutte Neferet. Ella ha creato una cortina di Tenebra intorno all’Hotel che non permette a nessuno di entrare o uscire senza essere ucciso. Su consiglio di Shaunee, Thanathos decide di creare un incantesimo di protezione attorno a Tulsa che impedisca a Neferet di uscire dall’albergo e a chiunque che abbia cattive intenzione di entrare nella città. Questo dovrebbe dare modo a Zoey di capire come usare la pietra del veggente per fermare Neferet, dal momento che quest’ultima è immortale. L’incantesimo viene lanciato e funziona ma richiede un’enorme dose di energia e obbliga Shaunee e Thanathos a non allontanarsi né a riposare. I ragazzi intanto cercano una soluzione per fermare Neferet e si rendono conto che l’unico modo che hanno per fermarla è quello di agire nello stesso modo in cui le antiche Cherokee avevano intrappolato per secoli Kalona: intrappolarla sotto terra. Neferet ha ormai come unico obiettivo quello di uccidere Kalona e Zoey e per prendere in trappola quest’ultimo comincia a lanciare persone dalla terrazza. L’alato guerriero, consapevole della trappola, cerca comunque di salvare gli sfortunati ma viene colpito ripetutamente da pallottole imbevute di tenebra. Muore fra le braccia del figlio e la dea Nyx e suo fratello Erebo lo accolgono nell’aldilà dove gli rivelano che Erebo non è mai stato il consorte di Nyx perchè la dea ha sempre e solo amato Kalona. Superato il momento di dolore e stupore i giovani novizi cercano di studiare un modo per intrappolare Neferet mentre l’immortale vampira ha ormai capito come spezzare l’incantesimo che le impedisce di uscire.

Siamo ormai alla fine, i momenti di struggimento si susseguono uno dietro l’altro e devo dire che la storia fra Kalona e Nyx è meravigliosa e poi una dea che interviene così ripetutamente nella vita dei suoi figli è una cosa che ancora non avevo mai visto. I novizi della casa della notte e vampiri di questo mondo sono entrati nel mio cuore con quel loro mondo così identico al nostro e così diverso insieme.

Spero solo di non avervi annoiato e Bentrovati.

 

By Elen

Edward Morgan Forster #profilo letterario

Edward Morgan Forster #profilo letterario

Mi sono innamorata di Camera con Vista, sono passata attraverso Passaggio in India e ho assistito alle relazioni di Casa Howard. Se l’amore è presente in tutti e tre i romanzi, non si può dire che ne sia l’indiscusso protagonista. L’educazione, le convenzioni sociali, il carattere incerto di personaggi venuti su contornati da manichini appartenenti alla stessa casta, quella impagabile ironia: tutti gli amori, tutti i dubbi e gli intenti si trasfigurano, incomprensibili, se non li si ascolta dalla viva voce di Edward Morgan Forster.

Forster ha un suo registro: le storie sono da leggere nell’ottava alta, così che suonino acute, brevi, cristalline.

Il paragrafo finale di Camera con Vista, che conclude il capitolo “La fine del Medioevo” ha una chiara sfumatura erotica (neppure così velata), che introduce finalmente nel racconto dell’amore il suo compimento fisico (e con naturalezza):

“Youth enwrapped them; the song of Phaethon announced passion requited, love attained. But they were conscious of a love more mysterious than this. The song died away; they heard the river, bearing down the snows of winter into the Mediterranean. –

La giovinezza li avviluppò; il canto di Fetonte annunciava che la passione sarebbe stata ricompensata, l’amore raggiunto. Ma erano a conoscenza di un amore che era più di questo. La canzone si spense in lontananza; sentirono il rumore del fiume, che trasportava via la neve fino al Mediterraneo.”

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E’ fisico, è spirituale, tuttavia non si tratta dell’amore della giusta Jane Eyre, il cui romanzo si conclude con un passo delle sacre scritture – Amen – né del diluvio sensoriale poetico di Romeo e Giulietta, o di un’altra di quelle storie che eleva il nostro spirito al di sopra di noi, facendoci aspirare alle nuvole. Ci fa pensare che l’amore è stato potenzialmente sempre così, simile a come lo viviamo nella contemporaneità, e non è un’invenzione dei media moderni. Fino ad allora, comunque, se ne era taciuto o comunque non se ne era scritto.

Lucy e George, i protagonisti di Camera con Vista, sono due personcine comuni. La giovane si innervosisce e diventa intrattabile quando suona Beethoven al pianoforte… a chi non è mai capitato di sentirsi irritato dopo aver ascoltato o suonato una musica che lo coinvolge particolarmente?

E chi non si è fidanzato con la persona sbagliata, un Cecil, maschio o femmina che sia, che amava dimostrarsi una spanna sopra gli altri ma alla fine non era che un cretino capace soltanto di ammirarvi come una scatola d’avorio?

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Perdio, cara, calmati!

 

Infine… chi non si è mai innamorato in vacanza?

Se questo non bastasse, è universale l’ingiustizia e la delusione di scoprire che la propria camera d’albergo non ha la vista.

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“Avevano detto che avremmo avuto la vista.” “Imperdonabile.”

Si potrebbe continuare con i personaggi degli altri romanzi (quando ho letto Casa Howard, ho avuto l’impressione di aver conosciuto un esercito di signorine Schlegel, il cui motto era “Only connect!” E mi sono sentita in grado di prevedere il loro avvenire!).

Forse, Forster stesso non era che un borghesone dallo spiccato senso dell’osservazione, non colorito da particolari ambizioni e angustie. Non spietato come la Austen, tuttavia egualmente chirurgico. Anche se, andando a rinvangare la sua biografia, troviamo che qualche motivo di turbamento lo deve pur aver avuto: omosessuale, con un pallino per i viaggi e per la comunicazione tra classi sociali diverse (tema scottante della sua produzione letteraria).

Dunque, per quale motivo non possiamo gettare a mare e dimenticare Lucy Honeychurch, Margaret Schlegel e Mr. Aziz?

Ho letto un articolo interessante che trattava della relazione tra Forster, il suo amante Bob Buckingham e la moglie di lui May Buckingham: durante il ricovero della donna in un sanatorio, Forster intrattenne con lei una corrispondenza epistolare che fu alla base di un’intesa e un’amicizia che la rese una figura centrale negli ultimi anni di vita dello scrittore. La biografa Wendy Moffat osserva che scrivendo a a Ms Buckingham, forse Forster la immaginò come uno dei suoi personaggi, e finì per amarla.

Non è così forse? Scrivendoci, Forster ci ha immaginati come suo personaggi e ha finito per amarci.

E ha pensato a noi come a un “quite wonderful muddle”.

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“Vi amo tutti (ma vi odio però)” ovvero dello stile degli autori sui social #editoriale

Confesso un risvolto “non sano” (per risparmiare la definizione di “patologico”) dei miei noiosi pomeriggi seduta dietro a una scrivania: trascorro molte ore lavorando al computer e quando sento il bisogno di una pausa non riesco a staccarmi dallo schermo. Quello schermo, ahimè, diventa l’oggetto della mia pausa e mi ritrovo a rollare la homepage di Facebook, gettando saccadi qua e là. Per caso o per curiosità, mi capita di soffermarmi sulle pagine di scrittori, cantanti, artisti emergenti, commentatori più o meno intelligenti. Si tratta di pagine individuali (numerose sgranate versioni della faccia del personaggio fanno cucù dalla barra spaziatrice orizzontale) e allo stesso tempo collettive: ogni riga è un messaggio ai fan e a volte diventa un vero e proprio dialogo. È un argomento futile – innegabilmente – ma ben so che il principio fondante di questo blog è scherzare sulla letteratura – o su chi la fa, o dice di farla.

Visto che sono una burlona, mi sono chiesta: perché? Cosa spinge Baricco, Saviano e questa giovane autrice di cui ho dimenticato il nome a pubblicare istantanee dei loro retroscena, a rispondere all’augurio di un fan (o meglio, di numero variabile tra 50 e 20000 fan) e a gettare una rete giornaliera dei propri opinioni, sentimenti, gioie e amarezze?

Non dovrebbe stupirmi: il web funziona così. La posta in gioco è la notorietà: per essere condiviso, per far condividere agli altri uno spezzone delle tue idee almeno per un secondo, è necessario indurre un volontario click del mouse. Non ho un’opinione su questo: non è bene e non è male. È una prassi: si fa così. Purtroppo, per deformazione professionale, questa spiegazione non mi lascia soddisfatta.

Per prima cosa, ho provato a immaginare cosa sarebbe accaduto se altri grandi, che prima di esserlo sono stati dei piccoli, infimi esordienti, avessero seguito questa prassi. Ed ecco il primo che mi è venuto in mente:

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questo è John Keats. Bruttoccio, non è vero? È una fortuna, forse, che la sua faccia non sia stampata su ogni singola copia di Endimione. A lui non deve essere importato molto della propria immagine, vista la scarsità di ritratti che, mi auguro, non gli rendano giustizia e che sembrano essere stati eseguiti più per passare il tempo (vedi quello schizzato dall’amico Charles Brown) che per una volontà di immetterli in circolazione. Il poveretto, in vita, non ha goduto nemmeno dell’approvazione e del sostegno del pubblico: una prima pubblicazione tiepida, un solo grande amore (una ragazzina che sembrava essere l’unica a capirlo), un disastroso epilogo, la povertà, la morte. Per assurdo, sul social gli sarebbe andata meglio? Con quella faccia, non credo. E se anche gli fosse andata, forse avrebbe perso quella venatura intatta di malinconia, quella precisa abilità nel cristallizzare la caduca felicità e la bellezza in un susseguirsi di parole.

Questo ragionamento non mi ha comunque portato a niente: non si può dire che tutti gli autori che utilizzano i social siano belli e che pubblicizzino la propria immagine in quanto tale. E allora?

Ho letto una frase che mi ha illuminata:

“Poter pubblicare da sola (…) mi ha messo a stretto contatto con i miei lettori, in un modo che non credevo possibile. (…)auto-pubblicare significava poter credere in me stessa e portare avanti i miei progetti, scrivendo il genere di libri che i miei lettori amano.“

Potete leggere l’intervista completa a Bella Andre a questo indirizzo. La signora è una scrittrice americana di saghe familiari d’amore, amore e amore, già affermata e che ha scoperto il mondo del self-publishing. La sua pagina Facebook assomiglia a quelle di molti altri autori: domande dirette, ringraziamenti, qualche vignetta e pubblicità (autogena). La signora Andre ha fornito la risposta perfetta alla mia domanda: perché lo fanno? Non c’è dubbio: questo è il massimo grado di vicinanza con i lettori.

Quando leggo una poesia di Keats, non posso dire di sentirmi vicina a Keats. Mi sento vicina alla sua poesia, a me stessa, al mio comodino, ma lui, per quanto ci si possa sforzare, non si manifesta.

Quando invece sulla mia homepage appare un post firmato e controfirmato (da una selfie) di Roberto Saviano, io mi sento vicina a Roberto Saviano – e a nessuno dei suoi libri, visto che non ne ho letto nemmeno uno.

Sembra così bello: autori e lettori vicini, occhi negli occhi, che dialogano. Quella distanza incolmabile che ci separa da Goethe e da… (vorrei evitare di elencare altri autori defunti, ma è impossibile, perché quasi tutti gli autori attualmente viventi che conosco hanno una pagina su un social) è roba per chi cerca sensazioni forti e antiche.

Perché lo fanno? Loro scrivono di volerci bene e che siamo importanti. Certo che lo siamo: siamo i loro fan, i loro possibili compratori. Ecco perché lo fanno.

È tutto molto triste. È come un macigno – quella stramaledetta economia, che si infila sempre in ogni discorso per rovinarlo e renderlo amaro.

Così si è concluso il mio volo pindarico sugli autori nell’epoca dell’iper-riproducibilità delle immagini: si tratta di zuccherosa operazione di mercato. L’operazione di bravi autori come Baricco, Saviano, Ken Follett e Bella Andre: ci danno uno spazio per scrivere un commentino, ci fanno vedere la loro faccia da un’inquadratura strana e con una grana oscena e vogliono che compriamo il loro libro, compriamo il loro libro, compriamo il loro libro. Perché questo, in fondo, è quello che ogni autore vuole.
E visto che è ormai così difficile, diventa un pochino più facile se noi li amiamo e loro sanno il genere di libro che noi amiamo. Non mi permetto di affermare che non vada bene, ma è bello concludere una giornata dando a persone famose dei filistei.

Un sarcofago filisteo

Un sarcofago filisteo

 

Jogging con il vichingo puntata 2 #inedito

Jogging con il vichingo puntata 2 #inedito

Tre uomini si sedettero di fronte a Mr Smith.

Il rumore della porta e quello delle sedie coprirono i saluti. Al centro si accomodò il produttore Alan Crane, che aveva sfornato, con serrata ricorrenza, telefilm fantasy-romantici che avevano reso gli ultimi cinque anni negli anni d’oro del romantico-fantasy.

Secondo un modo di procedere poco ortodosso ma redditizio, per la sua scorrevolezza, il romanzo sulla scrivania di Mr Smith gli era stato consegnato in versione integrale, affinché le sue impressioni diventassero le indicazioni per gli sceneggiatori. Le ultime uscite di Mr Crane erano le stesse di Mr Smith e per entrambi avevano rappresentato i loro più grandi successi: casse piene, pubblico adorante. Per questo, Mr Crane riponeva piena fiducia nel regista, tanto che non era rimasto per niente turbato dalle voci che riportavano una presunta relazione con la sua ex-moglie. Questo romanzo aveva una narrazione robusta che gli era valsa la vendita su larga scala, il rapido diffondersi su numerosi mercati linguistici. Mr Smith avrebbe elevato le radici del libro, nelle quali milioni di lettori erano rimasti invischiati, a un labirinto celeste da cui nessuno spettatore sarebbe potuto uscire – mai più.

Accanto a Mr Crane, si era seduto l’agente dell’autore del libro in ballo, il romanzo fantasy, screziato di storia, noir e romanticismo che aveva dominato le classifiche dell’ultimo anno. L’agente era un bel ragazzo dall’aria brillante e dinamica, che non stonava come terza voce nel duetto che Mr Smith e Mr Crane si apprestavano ad eseguire intorno al best-seller da trasformare in cult.

Tuttavia, il terzo nuovo arrivato, accomodatosi alla sinistra di Mr Crane, fu squadrato dal regista con disappunto: non amava discutere delle fasi delicate di tagli e modifiche al lavoro di un altro di fronte ad uno sconosciuto. Mr Smith strinse una mano grande e paffuta e gettò uno sguardo al sobbalzo della panzona quando quello si sedette. I capelli biondi ed appiccicati, la t-shirt indossata sotto alla giacca e le converse rosse, assolutamente inadatte a quei lunghi piedi, potevano significare una cosa soltanto, e tre o quattro sue declinazioni – un appassionato di romanzo fantasy, il presidente di un comitato di fans, il nipote dell’autore e depositario della sua viva volontà, un chiappone esperto di effetti speciali e scenografie digitali con manie da regista. Se Mr Crane lo aveva portato con sé, era assai probabile che quel tipo portasse soldi, e molti, per cui Mr Smith avrebbe dovuto accettarlo (senza per questo rinunciare ad essere se stesso e a consigliargli un buon nutrizionista).

“Mr Smith. Non perdiamoci in convenevoli e procediamo. Ci esponga a caldo le sue impressioni su questo romanzo.”

Non vi erano stato convenevoli, tuttavia tutti annuirono in risposta alle parole di Mr Crane, tranne il ciccione. Il regista appoggiò le spalle allo schienale, lasciando scivolare la pelvi in avanti. Sorrise e strizzò gli occhi, come ad ostentare la gratitudine per tanta fiducia, quindi schiaffò il palmo della mano sulla copertina del libro.

“Questa è merda, signori. Ma che dico, non è merda pura, è sterco misto a sabbia e detriti. Lei non si offenderà di certo, agente, in quanto questo libro è fonte di guadagno per molte persone, lei compreso e anche noi. Non deve ricevere molti commenti schietti e forse questo le renderà più appetibile il mio punto di vista.”

Mr Smith intercettò lo sguardo del produttore e vi lesse una fulminea scheggia di vermiglia incredulità. Ciò lo allarmò, ma soltanto per un secondo: forse non si aspettava un incipit tanto brusco… ma tanto valeva mettere le carte in tavola. Non avrebbe avuto senso elogiare l’opera per poi annunciarne un disboscamento seriale.

“Prendiamo l’inizio, con questo misero uomo con cui il vichingo fa il primo incontro. L’entrata del vichingo è perfetta, intendiamoci, in questo contesto desertico… ma questo… questo… Panteras? Nessuno spettatore potrebbe affezionarsi a un personaggio del genere. Del tutto irrilevante, privo di ironia o del suo contrario, il pathos, totalmente casuale. Un incontro casuale, ecco, come capra e cavoli. Per questo io propongo di cassare questo greco di cui non fotte niente a nessuno (questi girotondi e flashback, lo sproloquio sul nome di battesimo e un passato privo di interesse…) e passerei direttamente a Costantinopoli e trasformerei la storia del vichingo e della bambina nell’introduzione stessa della serie. I vichinghi alla corte dell’imperatore bizantino intorno ad un fuoco che si raccontano sotto voce la storia di quel loro lontano parente che è appena arrivato a piedi a Costantinopoli. Con questa modifica, possiamo dire di essere passati dalla palla di sterco spiaggiata a un groviglio di alghe che qualche occidentale ritardato potrebbe masticare in un ristorante giapponese.”

L’agente dell’autore tossicchiò e si agitò sulla sedia, mormorò qualcosa di incomprensibile, mentre anche Mr Crane non riusciva ad articolare una sola parola. La salvezza venne dal biondo panzone, che alzò una mano in segno di pace per tutti.

“Molto interessante, Mr Smith. Senza dubbio lei esprime al meglio la logica drammatica della rappresentazione televisiva. Forse… i colleghi non si aspettavano un eloquio tanto schietto. Dico però di concentrarci sulla sostanza. Per me, visto che Mr Smith non ha intenzione di capovolgere i cardini della trama, possiamo procedere senza indugi o imbarazzi.”

Mr Smith rise fragorosamente e si alzò per battere una mano sulla spalla tornita dello sconosciuto.

“Indugi o imbarazzi! Non abbia paura, amico, non ce ne saranno mai! Tuttavia la ringrazio per quello che ha detto, il suo aspetto non rende merito alla sua saggezza!”

Si sedette e lanciò uno sguardo interrogativo a Mr Crane e all’agente, che non solo conservavano un’aria contrita ma stavano rapidamente diventando paonazzi. Mr Smith alzò le spalle e rivolse un sorriso al suo inaspettato alleato.

“Che ne dice, amico, bastiamo noi due per andare avanti? I nostri compari hanno deciso di arrestarsi dove la nostra comprensione non può attardarsi. Come ha detto di chiamarsi?”

L’uomo non sorrideva, eppure aveva un’aria estremamente mite ed arrendevole mentre rispondeva a quella domanda piuttosto facile.

“Odgen Johnson, al suo servizio.”

Mr Smith aggrottò la fronte.

“Non mi dice niente, ma mi è familiare. Ci conosciamo, per qualche strano motivo?”

 


 

Milan Tourette, l’agente di Mr Odgen Johnson, autore del bestseller “Il cerchio d’ambra”, stava trangugiando un bicchierino di vodka trasparente all’angolo della strada ed era furioso.

Odgen gli stava accanto, con le mani nelle tasche del cappotto, la testa bassa e i sottili capelli biondi sollevati dal vento. L’agente gettò il bicchiere sul bancone con tanta violenza che quello andò in pezzi. Quando si voltò a guardare Odgen, che svettava sopra di lui di circa venti centimetri, aveva le lacrime agli occhi ed era paonazzo.

“Perché non mi licenzi, Od? Spiegami perché devo assistere a queste pietose scene in cui il tuo lavoro viene insultato e ridotto a paccottiglia da canale di serie B… Licenziami, Odgen, non ce la faccio più!”

Odgen sospirò e scosse il capo.

“Non posso licenziarti, Milan, mi dispiace.”

“E perché?”

“Perché mi dispiace! Piangi ogni volta che accade qualcosa di spiacevole. Piangeresti, se ti licenziassi. Perché non ti licenzi da solo?”

Milan batté un pugno sul bancone, attirando l’attenzione del barman, che gli servì un altro bicchierino senza che lui ne chiedesse.

“Ho un codice morale, Od. Se tu mi chiedessi di lasciarti solo nella stanza degli squali, allora ti rispetterei. Ma se io devo abbandonarti… Lo affronteremo insieme. Hai firmato la concessione dei diritti, questa è la realtà. Forse mi sono lasciato trasportare, avrei dovuto sconsigliarti fin dal principio, ma pazienza. Questo però non significa che devi subire gli insulti di quel borioso regista senza reagire! Cavolo, Od, anche gli ippopotami si infuriano!”

“Gli ippopotami?”

“Sì, Odgen, gli ippopotami! Sai quegli animali glabri che se ne stanno a mollo tutto il giorno e pascolano come pecorelle durante la notte?”

“So cosa è un ippopotamo, Milan! Potresti soltanto evitare il paragone con un animale fuori forma? Non avresti potuto chiamare in causa la furia del pulcino?”

“Mr Smith può darti del ciccione e io no? Comunque, voglio sperare che tu preferisca invocare la furia dell’ippopotamo piuttosto che quella del pulcino, quando si tratta di farti valere.”

Odgen sospirò nuovamente e si coprì il volto con le mani. Dopo qualche istante prese il bicchierino di vodka da sotto il naso di Milan e la buttò giù. Rimase con gli occhi chiusi e corrugati per qualche secondo, quindi scosse la manica del cappotto dell’agente.

“Ma sentici… stiamo qui a questionare di ippopotami e pulcini. Dovremmo festeggiare, Milan! Una produzione milionaria! La distribuzione negli Stati Uniti!”

Milan storse la bocca, emettendo un’esclamazione di disgusto.

“Non sono abbastanza i soldi ricavati dal romanzo? Ne hai così bisogno da accettare la messa in onda di una serie basata sul tuo libro senza il tuo incipit originale? E chissà cos’altro.”

Odgen scosse il capo, mentre rideva divertito.

“Mr Smith ha pienamente ragione sull’inizio. È noioso, puramente casuale. Pandarus è un personaggio inconsistente. Funziona molto meglio la versione di Mr Smith. Ha più grinta, fascino. E’ stata pensata.”

“Non capisco, Od, è il tuo libro! Se pensi che quell’inizio faccia schifo, perché lo hai scritto così?”

Odgen cercò un paio di monete nella tasca e le depositò sul bancone.

“Costretto dal realismo, amico, dalla storia.”


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Jogging con il vichingo puntata 2 di Teresa Del Bianco è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
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“Risvegli” di Oliver Sacks #recensione

Specifiche tecniche

Titolo originale: “Awakenings”
Lingua originale: Inglese
Anno di pubblicazione: 1973
Editore italiano: Adelphi
Colori disponibili: Verdolino, violetto
Connettività: Empatica
Dimensioni:
Pagine: 513 (comprese le note)
Peso: 458 g
Spessore:
Copertina: Flessibile
Espansione memoria: paradossale
Formato ebook: Disponibile
Funzioni avanzate: una strana finestra


 

risvegli

 “Ma nessuna scala, nessun regolo, nessuna misura può operare se non opera personalmente, in modo vivo. La postura, possiamo dire, è un riflesso della gravità e di altre forze fisiche e fisiologiche che agiscono su una persona; è la risultante e l’espressione di tali forze; ma è una rappresentazione ed espressione individuale, un’espressione attiva e assolutamente personale, e non puramente qualcosa di meccanico o matematico. Ogni postura, oltre a essere meccanica e razionale, è unica e personale: ogni postura è un “io”, non meno che un “esso”. Ogni postura, ogni azione, è soffusa di sentimento, di grazia (…) Ed è precisamente questo che manca nel parkinsonismo.”

La postura: la mia, la vostra, quella dei malati del morbo di Parkinson. Se esiste un “io”, perché dovrebbe risiedere in quell’effimero concetto di anima e non nel modo in cui teniamo la schiena?

Non dobbiamo questa intuizione a un guru della scienza della scoperta (si chiama così?) o da un maestro haiku in preda a scrittura compulsiva a paragrafi multipli. Si tratta di un medico, un neurologo americano, che alla fine degli anni sessanta ha somministrato il farmaco Levodopa, allora sperimentale, su pazienti affetti da parkinsonismo e ricoverati da decenni nel cronicario dove lavora. Questi pazienti sono i protagonisti del libro “Risvegli”; ad ognuno è dedicato un capitolo-biografia, nel quale il dott. Oliver Sacks racconta della loro nascita, dell’infanzia, della giovinezza e della malattia. Nell’introduzione, Sacks richiama la dimenticata epidemia di febbre encefalica degli inizi del 1900 che uccise milioni di persone e ne rese invalidi decine di migliaia (nel nostro mondo Occidentale, non in Africa o in India). Gli invalidi, “postencefalitici”, a distanza anche di anni dall’infezione, mostrarono sintomi psichiatrici o neurologici che si evolvettero inesorabilmente all’immobilità del morbo di Parkinson. Oggigiorno, conosciamo il Parkinson come la malattia neurodegenativa dell’anzianità, questa storia ci appare dunque un po’ strana e distante, soprattutto per essere il racconto di un medico, dei malati e un farmaco che dopo decenni li libera dai sintomi del Parkinson.

La rilevanza scientifica c’è, come anche c’è la poesia e l’introspezione. L’opera di Sacks non è un cocktail ma un equilibrato resoconto “fenomenologico”, che rappresenta la malattia come “esistenza”. Non ne siamo avvezzi e questa diventa materia da romanzo. Dopo duecento anni, la parola “romanzo” acquista di nuovo tinte fosche, da millantazione, se associato a un libro di medicina (perché proprio non parla d’altro). Se Oliver Sacks è un pazzo, lo è anche Aleksandr Lurija, storico neuropsicologo le cui scoperte sono studiate nelle facoltà di Medicina, Psicologia e Scienze. Sacks lo cita così:

“Una volta domandai a Lurija quale fosse per lui la cosa più interessante del mondo. Rispose: “Non posso esprimerla in una sola parola, devo usarne due. Dovrei parlare di “scienza romantica”. Fondare o rifondare una scienza romantica è stata la speranza di tutta la mia vita”.

Un punto di vista tanto eretico quanto interessante, sperimentato da grandi clinici… ed, in questo caso, diventato un bestseller.